Istituto minorile Beccaria. Foto dal rapporto dell'associazione Antigone Prospettive minori
Istituto minorile Beccaria. Foto dal rapporto dell'associazione Antigone Prospettive minori

Decreto Caivano, da dieci anni mai così tanti minori nelle carceri

Dopo la norma introdotta dal governo Meloni, crescono gli ingressi negli istituti per under 18. Quelli per la violazione della legge sugli stupefacenti sono aumentati del 37,4 per cento

Andrea Oleandri

Andrea OleandriResponsabile comunicazione di Antigone

23 febbraio 2024

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A inizio 2024, erano circa 500 i ragazzi detenuti negli Istituti penali per minorenni (Ipm) italiani. Non si raggiungeva una cifra simile da oltre dieci anni. In alcuni degli istituti visitati da Antigone negli ultimi mesi si teme il sovraffollamento: un problema cronico nel sistema penitenziario degli adulti, ma sconosciuto in quello dei minori. Gli ingressi negli Ipm sono in netto aumento. Erano stati 835 nel 2021, ma ne abbiamo registrati 1.143 nel 2023: la cifra più alta almeno negli ultimi 15 anni. La crescita delle presenze è legata quasi per intero da ragazze e ragazzi per cui è stata disposta la misura cautelare. Tra loro, molti sono accusati di aver violato il testo unico sugli stupefacenti. Solo per quest’ultima fattispecie si è registrato nel 2023 un aumento del 37,4 per cento di ingressi nelle carceri minorili. 

La rubrica di Antigone per lavialibera

Sono questi i frutti del decreto Caivano che, varato nel settembre dello scorso anno dal governo, in pochi mesi sta già avendo effetti distruttivi sul sistema della giustizia minorile. A raccontarli è Antigone nel suo settimo rapporto sulla giustizia minorile italiana: Prospettive Minori.

Il ministro Nordio e le promesse non mantenute sul carcere

Giustizia minorile italiana: da modello Ue alla politica “punire per educare”

È la prima volta che l’associazione Antigone è preoccupata delle condizioni delle carceri per minori a lungo termine. Fin dal 1988, anno nel quale fu varato il codice di procedura penale minorile, il sistema della giustizia minorile in Italia era stato visto, sia all’interno dei confini del paese che fuori da essi, come un modello. Un modello che aveva la capacità di intercettare i ragazzi autori di reato e costruire per loro e con loro un percorso di reintegrazione sociale ampia, facendo scarso ricorso alla detenzione e utilizzando strumenti come le misure alternative, anche grazie alla diffusione di comunità (sia pubbliche che private) su tutto il territorio nazionale, che costruivano luoghi protetti dove portare avanti questi percorsi. Un sistema che certo aveva dei problemi. Già in passato si era raccontato di come, ad esempio, più la misura diventasse restrittiva più aumentassero gli stranieri: segno di come il percorso di reintegrazione fosse più difficile per chi non aveva reti sociali o familiari che potessero accoglierlo e seguirlo.

È la prima volta che l’associazione Antigone è preoccupata delle condizioni delle carceri per minori a lungo termine, a partire dal sovraffollamento 

Il cosiddetto decreto Caivano ha invece invertito completamente la rotta, inaugurando una politica del “punire per educare”. Attraverso, ad esempio, l’estensione delle possibilità di applicazione della custodia cautelare in carcere, che stravolge l’impianto del codice di procedura penale minorile e, come abbiamo visto, sta già determinando un’impennata degli ingressi negli Ipm. Lo stesso effetto sta avendo l’aumento delle pene e la possibilità di disporre la custodia cautelare, in particolare per i fatti di lieve entità legati alle sostanze stupefacenti (quindi reati di piccolo spaccio, anche occasionale). Quando, al contrario, gli interventi dovrebbero riguardare i servizi per la tossicodipendenza e l’educazione nelle scuole.

Caivano, la punizione non è la cura

Perché il decreto Caivano è da cambiare 

Per i minori il carcere non è Mare Fuori

Un inasprimento di pene e trattamento decisa dopo alcuni fatti di cronaca a cui i media hanno dato risalto per settimane, come le denunce per violenza sessuale a Palermo e Caivano (in provincia di Napoli), ma che non trova alcuna giustificazione in un aumento della criminalità. I dati forniti dall’Istat e dal ministero dell’Interno relativi ai minorenni arrestati e/o indagati nel periodo 2010–2022, mostrano un picco nel 2015, essendo stati segnalati complessivamente 32.566 minori (il numero massimo registrato fino ad ora). A partire dal 2015, invece, si registra un costante decremento e una nuova crescita negli anni successivi alla pandemia, per arrivare al 2022 (ultimo anno ad ora disponibile) dove il dato è tornato ad avvicinarsi al picco più alto registrato. Le segnalazioni in quell’anno furono infatti 32.522, su un totale di 3 milioni di ragazzi di età compresa tra i 14 e i 18 anni che vivono in Italia. 

Dopo la maggiore età diventerà più facile trasferire i minori in un carcere per adulti, dove ci sono meno opportunità di studio e il sovraffollamento è la norma

Sempre in merito alle disposizioni previste dal decreto Caivano, c’è poi un altro elemento preoccupante che emerge dal rapporto di Antigone e riguarda la facoltà del direttore di un Ipm di trasferire in un carcere per adulti i ragazzi diventati maggiorenni. Questa disposizione, sempre esistita, aveva prima bisogno di diversi passaggi per venire realizzata. Infatti, il sistema della giustizia minorile, prevedeva che chi avesse commesso un reato da minorenne, potesse rimanere in un carcere minorile fino ai 25 anni di età. Questo per far sì che il percorso iniziato non si scontrasse con le difficoltà di un inserimento in un contesto molto più grande, e duro, che è quello della detenzione per adulti, dove sovraffollamento e assenza di possibilità di studio, lavoro e attività, sono in molti casi la normalità. Con il risultato che con il decreto Caivano, diventerà più facile perdere questi ragazzi e ragazze, senza offrirgli concrete opportunità di reinserimento. 

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