Puglia, 13 giugno 2024. Una riunione del G7 a Borgo Egnazia (Foto Governo.it - CC-BY-NC-SA 3.0 IT)
Puglia, 13 giugno 2024. Una riunione del G7 a Borgo Egnazia (Foto Governo.it - CC-BY-NC-SA 3.0 IT)

G7 a Borgo Egnazia, attenzione su Mediterraneo e Piano Mattei

Comincia oggi vicino a Brindisi la riunione del Gruppo dei Sette, guidato dalla presidenza italiana. Tra i molti temi in agenda, anche la situazione del Mediterraneo e i rapporti con l'Africa, temi cruciali per Giorgia Meloni, ma poco interessanti per Usa, Gran Bretagna e altri grandi Stati

Matteo Giusti

Matteo GiustiGiornalista

13 giugno 2024

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Dal 13 al 15 giugno Borgo Egnazia, a Savelletri (Brindisi), ospiterà l’appuntamento del G7 a guida italiana con un ricco programma da affrontare. Dopo la cena ufficiale il primo giorno sarà dedicato alla situazione in Ucraina e alle reali prospettive della conferenza di pace che si terrà in Svizzera. Ovviamente, grande attenzione sarà riservata anche al Medioriente, soprattutto per cercare di evitare un allargamento del conflitto che potrebbe travolgere i fragili equilibri dell’area, soprattutto in Libano. Ma la presidenza italiana vuole spostare il baricentro di questo G7 sul Mediterraneo e i rapporti con il continente africano.

L’ultimo incontro in Giappone aveva focalizzato le discussioni sull’Indo-Pacifico, il vero centro degli equilibri geopolitici mondiali dove si confrontano e si confronteranno la Cina e gli Stati Uniti, ma le priorità italiane sono nel Mediterraneo, considerato spesso molto periferico dalle grandi potenze. Il governo Meloni proporrà ancora una volta il Piano Mattei per l’Africa che, senza un appoggio politico ed economico internazionale, non ha nessuna possibilità di successo.

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Le migrazioni dall'Africa, un tema sul tavolo

L’Africa sarà protagonista e i temi all’ordine del giorno saranno il clima, ambiente, energia, sicurezza alimentare e per la prima volta la migrazione. Questo è un argomento mai trattato in un meeting del G7 e l’Italia proporrà la condivisione di un suo piano basato su tre linee di azione. La prima sarebbe quella di comprendere le cause che provocano la migrazione, un tema complesso e articolato con una sterminata serie di variabili e varianti e che merita grande attenzione. Il secondo punto è il contrasto al traffico di esseri umani grazie ad un’implementazione della cooperazione internazionale anche e soprattutto con i paesi africani. Il terzo step riguarda la promozione e la gestione della migrazione legale, anche questa in accordo con i paesi di origine dei migranti.

Mediterraneo, argomento non centrale

Lo spostamento di attenzione sul Mediterraneo non sarà un’operazione semplice perché alcuni dei partecipanti non ne vedono la centralità

Lo spostamento di attenzione sul Mediterraneo non sarà un’operazione semplice perché alcuni dei partecipanti non ne vedono la centralità. La cosiddetta troika G20 formata da India, Brasile e Sudafrica vengono all’incontro con il chiaro intento di rafforzare i propri legami molto rinsaldati dall’esperienza dei Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), mentre Stati Uniti, Canada, Giappone e parzialmente Gran Bretagna vedono il mar Mediterraneo come secondario rispetto all’Indo-Pacifico e degno di attenzione soltanto per l’estrema instabilità che lo contraddistingue.

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All’appuntamento pugliese però saranno presenti molti protagonisti sia del Mediterraneo che del Mediterraneo allargato a cominciare dagli Stati del Nord Africa come l’Algeria e la Tunisia, che deve però confermare la sua presenza ai massimi livelli, uno stato chiave come la Turchia e la Giordania, rivelatasi un fedelissimo dell’Occidente nel calderone mediorientale. Il governo italiano punta ormai da mesi ad avere un rapporto privilegiato con i paesi arabi del Mediterraneo, ma sia la Tunisia che l’Algeria guardano sempre con maggior interesse al blocco economico guidato da Cina e Russia.

L’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti porteranno il peso della penisola arabica fortemente toccato dagli eventi del Mar Rosso e dalla difficile situazione con gli Huthi dello Yemen e i paesi arabi affronteranno anche la sempre complicata situazione in Libia, ormai in stallo da mesi.

Alleati africani presenti

I pochi soldi messi a disposizione per il Piano Mattei non sembrano poter “distrarre” dalle attenzioni cinesi, russe e turche i tanti stati africani

L’Africa sub-sahariana sarà rappresentata dalla Mauritania, presidente di turno dell’Unione Africana, e dal Kenya, stato determinante per gli equilibri della regione dei grandi laghi.

Il ministro degli Esteri della Mauritania era stato ospite anche a Capri e l’Italia ed è considerato determinante per mantenere un rapporto diretto con i paesi del Sahel. La Mauritania ha una storia piuttosto instabile, ma non ha subito colpi di Stato in questi ultimi tre anni ed ha ancora stretti rapporti con i paesi dell’area nonostante la presa di potere delle giunte militari. L’espulsione di francesi e americani da diversi Stati saheliani ha messo in grave difficoltà la gestione migratoria che l’Europa vorrebbe imporre, anche se la giunta golpista del Niger ha deciso di non espellere i militari italiani presenti a Niamey dimostrando di voler mantenere aperto un canale diplomatico.

L'Africa divisa tra vecchi e nuovi coloni

Il Kenya è invece storicamente un alleato dell’Occidente e il presidente William Ruto è considerato affidabile e un ottimo tramite per avere un ruolo attivo nella ricchissima e travagliata Africa centrale dove Pechino ha già preso il controllo di quasi tutti i minerali chiave per la transizione energetica. In un quadro così complesso come quello africano però i pochi soldi messi a disposizione per il Piano Mattei non sembrano poter “distrarre” dalle attenzioni cinesi, russe e turche i tanti stati africani che hanno imparato quanto il loro peso geopolitico sia cresciuto negli ultimi anni nel complesso scacchiere globale.

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