Roma, 26 febbraio 2022. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante l'inaugurazione del Campo dei Miracoli di Corviale
Roma, 26 febbraio 2022. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante l'inaugurazione del Campo dei Miracoli di Corviale

Calciosociale, così Corviale resiste alla legge dei clan

Nel quartiere di Roma è stata incendiata l'auto di Massimo Vallati, presidente del Calciosociale, associazione che offre sport e valori sani ai giovani della periferia. E che per la criminalità non dovrebbe esistere

Marco Panzarella

Marco PanzarellaRedattore lavialibera

31 ottobre 2024

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Da qualche settimana Massimo Vallati vive sotto scorta. Quarantotto anni, nato e cresciuto a Roma, due figli, è il presidente di Calciosociale, una società sportiva dilettantistica che dal 2009 opera a Corviale, nella periferia ovest della Capitale, offrendo agli abitanti, soprattutto ai più giovani, sport e valori sani che vanno oltre il calcio giocato.

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Lo scorso settembre a Vallati è stata incendiata l’auto, lui ha denunciato, ci sono stati degli arresti e ha ricevuto delle minacce. Per i clan autoctoni che spadroneggiano nel quartiere, una delle tante piazze di spaccio della Capitale, l’attività di Calciosociale va messa a tacere. Non è accettabile che qualcuno offra un’alternativa ai giovani, insegni loro che cos’è la legalità, a distinguere tra giusto e sbagliato.

Per i clan autoctoni che spadroneggiano nel quartiere, l’attività di Calciosociale va messa a tacere. Non è accettabile che qualcuno offra un’alternativa ai giovani

Azioni simili sottraggono potenziali soldati all’esercito della malavita, come d’altronde aveva capito più di 30 anni fa padre Pino Puglisi, ucciso a Palermo nel giorno del suo compleanno perché aveva trasformato la parrocchia di Brancaccio in un luogo altro, distante dalle logiche mafiose.

Più forte della paura

Vallati ha scelto di vivere nell’alloggio del custode ricavato all’interno del Campo dei Miracoli, il quartier generale di Calciosociale, riqualificato nel 2022. "Oggi si inaugura non un campo da calcio ma una prospettiva che in gran parte si è già realizzata", aveva detto in occasione del taglio del nastro il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

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La struttura – che grazie a un finanziamento della Fondazione Roma verrà ampliata, con il completamento degli spogliatoi e delle tribune del campo a 11 – dista pochi metri dal cosiddetto Serpentone, il palazzo di cemento armato lungo un chilometro divenuto simbolo del degrado nel quartiere. "A Corviale la tensione continua a salire, un’escalation di violenza senza precedenti – racconta Vallati a lavialibera –. Qualche mese fa una persona è stata uccisa, un altro uomo è stato gambizzato. Chi commette crimini non agisce di nascosto ma alla luce del sole, noncurante delle conseguenze. Ho paura per me e soprattutto per i miei figli, ma non posso rinunciare a quello che in questi anni abbiamo costruito con fatica. Penso ai bambini e alle bambine del quartiere che presto dovranno scegliere da che parte stare, hanno bisogno del nostro aiuto".

Chi commette crimini non agisce di nascosto ma alla luce del sole. Ho paura per me e soprattutto per i miei figli, ma non posso rinunciare a quello che abbiamo costruito con fatica

Dopo l’incendio e le minacce, Vallati ha ricevuto tanti messaggi di solidarietà e anche le istituzioni hanno garantito la loro vicinanza. "Mi chiedo cosa accadrà fra qualche mese, quando il clamore della notizia sarà svanito. Non possono lasciarci soli, abbiamo bisogno del supporto di tutti". Non è la prima volta che il Calciosociale finisce nel mirino dei clan e già in passato Vallati aveva denunciato le intimidazioni.

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"Non accettano che un’associazione possa riqualificare gli spazi che si sono presi senza alcun titolo. Qui vicino al campo, ad esempio, c’era un parcheggio abusivo divenuto nel tempo una discarica; lo abbiamo bonificato e adesso è un parcheggio pubblico che i ragazzi tengono pulito, nonostante i continui atti vandalici. Lo stesso Campo dei Miracoli, prima del nostro arrivo, era un centro sportivo abbandonato e occupato illegalmente, mentre adesso è un punto di riferimento per i giovani di Corviale. Avere contribuito a trasformare una struttura fatiscente in moderna e funzionale ci riempie d’orgoglio. È vero, non siamo in molti, tre allenatori e una ventina di persone, ma abbastanza per realizzare il nostro sogno: replicare il progetto nelle scuole calcio".

La ricerca del consenso

Gianpiero Cioffredi, referente di Libera Lazio, conosce bene i suburbi romani come Corviale. "Le mafie tradizionali fanno arrivare qui le sostanze stupefacenti e lasciano lo spaccio in mano ai gruppi autoctoni, che conoscono il quartiere. Spesso sono persone violente, capaci anche di torturare chi non paga. Tutti gli omicidi avvenuti negli ultimi due anni sono legati a storie di droga".

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Accanto al business, c’è la ricerca del consenso. "I clan hanno promosso una sorta di welfare di quartiere. E così, se una signora non riesce a pagare l’affitto si rivolge al capo, che in qualche modo risolve il problema. Nelle periferie c’è fragilità, le forze sociali sono deboli o assenti, è ormai inesistente l’azione dei partiti popolari e dei sindacati, mentre resiste qualche oratorio, ma non è sufficiente. In contesti simili – conclude Cioffredi – il Calciosociale rappresenta un ostacolo, dà fastidio perché non è un progetto estemporaneo ma persiste e si espande".

Oltre la competizione

Dalla sua nascita, il Calciosociale ha coinvolto oltre 3mila giovani e famiglie. In Italia sono state avviate nove esperienze simili, quattro nel resto d’Europa. La particolarità del progetto risiede nella curiosa rivisitazione delle regole del calcio:

  • Possono partecipare persone di età compresa tra uno a 90 anni
  • Non ci sono squadre più forti, tutti hanno le stesse possibilità di vincere
  • In ogni squadra ci sono due educatori
  • Non c’è l’arbitro, ogni giocatore deve imparare a essere responsabile
  • Un giocatore non può fare più di tre gol a partita e deve aiutare gli altri a segnare
  • Il calcio di rigore è battuto dal calciatore meno forte
  • Nessuno resta in panchina, giocano tutti
  • Prima e dopo la partita ci si prende tutti per mano e si condividono le emozioni
  • Le partite non si giocano solo in campo, le squadre si sfidano in altre attività e i punteggi fanno classifica

Da lavialibera n° 29, Tutti dentro

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