7 settembre 2023, Tor Bella Monaca, a Roma. I palazzi in via dell'Archeologia (Angelo Carconi/Ansa)
7 settembre 2023, Tor Bella Monaca, a Roma. I palazzi in via dell'Archeologia (Angelo Carconi/Ansa)

Tor Bella Monaca, lo spaccio come welfare

Le organizzazioni criminali vendono cocaina di qualità, e a ogni ora del giorno e della notte, a clienti che arrivano nel quartiere da tutta Roma. Per molti vendere droga costituisce l'unico mezzo di sussistenza, con conseguenze drammatiche e limitanti per la vita degli abitanti. Un viaggio etnografico nelle piazze di spaccio di Tor Bella Monaca

Lucia Quattrini

Lucia QuattriniStudentessa Master Apc

27 settembre 2023

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A Maria*, 5 anni, la polizia non piace: A volte di notte non riesco a dormire perché penso che potrebbero entrare e portare via la mamma e il papà”. I suoi genitori sono stati entrambi in carcere per reati di droga. A Tor Bella Monaca, periferia di Roma, il traffico di stupefacenti, soprattutto cocaina, è la principale attività svolta dalle organizzazioni criminali. Secondo le forze di polizia, sono tredici le piazze di spaccio più redditizie in cui si opera su turni di lavoro capaci di fornire questo “servizio” su 24 ore. Qui, dopo una serie di episodi violenti, si stanno intensificando i controlli delle forze di polizia e l’attenzione dei media.

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Chi comanda a Tor Bella Monaca decide: coca di qualità, ricavi enormi

“Mo io qua a Tor Bella Monaca non ho mai pigliato ‘na sola”Un consumatore di cocaina

Non è soltanto una questione di disponibilità “h24”: il servizio si dimostra davvero efficiente anche per un’altra ragione. Qui si può trovare cocaina di alta qualità, come dimostra anche un’intercettazione di una conversazione tra un pusher e un acquirente: “Mo io qua a Tor Bella Monaca non ho mai pigliato ‘na sola”. Infatti, dalle analisi effettuate dai carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche (Ris), dalla Polizia scientifica e da consulenti esterni sulle dosi sequestrate, emergono percentuali altissime di purezza: da un minimo del 75 per cento fino ad arrivare ad un incredibile 95 per cento. “Di solito la percentuale più bassa di purezza viene registrata nei weekend, quando aumenta moltissimo la richiesta di sostanza da parte degli acquirenti”, spiega Federico, un carabiniere che da anni lavora nel quartiere.

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Per Riccardo, pusher e consumatore, Tor Bella Monaca è un parco divertimenti: “Un paio di volte che ero venuto in vacanza a Roma ero andato a Tor Bella, che ci vive un mio amico con cui adesso sto a casa…, e avevamo ordinato tante ‘birre grandi’ (involucri di cocaina contenenti dagli 0,7 agli 0,9 grammi di sostanza, ndr) con i miei amici, se sai cosa intendo. Già allora avevo capito che il cocco (la cocaina, ndr) era buonissimo per cui alla fine ho trovato il giusto mix: la uso e ci guadagno sopra pure”, dice ridendo.

Qui le organizzazioni criminali hanno compreso che, investendo sulla qualità della cocaina venduta, aumenterà anche la richiesta. Basti pensare alla piazza di spaccio di Via dell’Archeologia 64: in un’intercettazione dell’indagine Archeo, svolta nel 2017, il braccio destro di Vincenzo Nastasi (capo della sopra citata piazza di spaccio e conosciuto come O’ principe) riferisce che un chilo di coca costa all’associazione 35mila euro. Considerando che gli involucri da un grammo vengono venduti a 60 euro l’uno e prendendo in considerazione solamente un turno notturno regolare della piazza, un chilo veniva venduto in una settimana, facendo guadagnare al gruppo 25mila euro per chilogrammo e 100mila euro al mese: un ricavo notevole per Nastasi e i suoi sodali.

Ogni piazza può fruttare ai capi tra i 20mila e i 25mila euro al giorno, fino ad arrivare a 60mila euro durante il weekend. Per ammortizzare i costi e guadagnare di più, alcuni capi hanno deciso di vendere involucri di cocaina da 10 euro (decini) e 20 euro (ventini). In questo modo anche gli acquirenti meno ricchi riescono ad acquistarne.

La piazza di spaccio più “celebre”, la così chiamata “Ferro di Cavallo”, è operativa 24 ore su 24, sette giorni su sette, suddivisa in quattro turni di lavoro. Dalle intercettazioni ambientali e dalle indagini è stato scoperto che i turni di spaccio sono occupati da due organizzazioni ben distinte, slegate tra di loro. Com’è possibile questa “coesistenza”? Christian, un pusher che lavora in questa piazza di spaccio, risponde in modo diretto: “Di che te stupisci? Il nostro capo aveva sparato a un altro capo piazza per cui dopo, per evitare casini, gli ha ceduto quel turno lì: che tra l’altro – pensace –: è uno dei turni più proficui. Vedi quante persone già ce stanno?”. Secondo Federico, il carabiniere, nessun gruppo può conquistare il predominio della zona e del mercato.

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“Io quei soldi lì me li faccio in tre giorni”: lo spaccio come welfare

“Tu dimme perché dovrei rischiare di finire a dormire in una macchina negli scantinati dell’R5. Io adesso vivo bene (...). Quindi fanculo, me la rischio e cerco di correre più forte e basta"

Andrea - 18 anni, pusher

Tra i pusher e capi piazza vige una sorta di rapporto di lavoro, come tra datore e dipendente, che dà diritti (come l’assistenza in caso di arresto) e doveri. In alcune conversazioni intercettate nel corso di alcune indagini si parla di “assunzione” o “contratto a tempo indeterminato”, nonostante l’evidente natura illecita di queste attività. Inoltre esistono anche delle sanzioni a chi non compie a fondo il proprio dovere. Ad esempio, se al momento del conteggio della cassa alla fine di ogni turno di spaccio i conti non tornano, i soldi mancanti vengono decurtati dallo “stipendio” settimanale dei pusher di quel turno. I capi possono anche decidere di licenziare. “Se i pusher li arrestiamo in divisa, i capi piazza decurtano o addirittura proprio non pagano i pali – spiega ancora il carabiniere –. La spiegazione è semplice: non hanno sorvegliato la zona a dovere e vengono di conseguenza puniti”.

Questo sistema illegale retto da princìpi imprenditoriali fornisce uno sbocco lavorativo ad alcuni giovani di Tor Bella Monaca per i quali trovare un’altra occupazione non è facile. A volte vengono rifiutati ai colloqui perché i datori di lavoro non vogliono dare un posto a figli o parenti di pregiudicati, percentuale molto alta in quartiere. Marginalizzati e frustrati, molti ragazzi diventano pronti a tutto pur di vivere una vita agiata. “Beh a me piacerebbe tanto avere una casa come i miei amici Marco e Davide: hanno i pavimenti tutti de marmo e sono pieni di quadri con le cornici d’oro. D’estate sul tetto mettono anche la piscina, sai? Tutta la casa piena de specchi e de cose oro. Non male no?”.

Andrea, pusher e vedetta di una delle piazze di spaccio di via dell’Archeologia guadagna dai 200 ai 500 euro al giorno in base alla mansione che gli viene assegnata: ha 18 anni compiuti da poco e ha lasciato gli studi dopo le scuole medie. Ha avuto un figlio con una ragazza di un anno più grande di lui, conosciuta al campetto dell’R5, comparto di case popolari di Tor Bella Monaca, mentre giocava a calcio con i suoi amici. Da quasi due anni fa la vedetta in una delle piazze di spaccio in via dell’Archeologia. È molto contento della scelta perché riesce ad aiutare i suoi genitori e mantenere sé stesso, la sua ragazza e il figlio nato da poco. “Tu dimme perché dovrei rischiare di finire a dormire in una macchina negli scantinati dell’R5. Mio papà quasi ce finiva – sai? – quando ha perso il lavoro anni fa. Io adesso vivo bene e qualche settimana fa ho comprato anche la tv nuova e posso guardare tutte le partite che voglio. Lucì, dimmi perché devo vivere in una casa con i muri pieni di muffa e con la merda letteralmente tra i piedi quando si aprono le fogne. Non è giusto vivere così no? Quindi fanculo, me la rischio e cerco di correre più forte e basta. Me cioccano (arrestano, ndr) le guardie? Pazienza, esco e ritorno a fare quello che sto facendo”.

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Vivere, ad ogni costo

"Siamo nati dalla parte sbagliata della barricata, siamo troppo onesti”Luca - 23 anni, ex pusher

Violare le regole, così come ricorrere alla violenza, può servire a dare al presente un ordine e trovare una propria identità. Come Andrea, molti giovani di Tor Bella Monaca hanno come modello una persona forte, socialmente riconosciuta nel quartiere, identificata in personaggi di spicco della criminalità. La voglia di denaro facile, accompagnata da un’idea di successo che deve essere raggiunto a qualunque costo, spinge i ragazzi verso attività illecite.

Luca, 23 anni, ha cambiato vita dopo essere stato arrestato e ora lavora per una onlus, decisione a cui ripensa ogni giorno appena sveglio e la cui convinzione ogni tanto viene meno: “Secondo te se ero buono a vendere cambiavo vita? Sinceramente. Non avrei mai smesso... bello il cambio di mentalità eh, però me so’ fatto un culo... quella era una bella vita invece, non c’è confronto. Fossi stato capace mi sarei fatto quei due anni in carcere e poi sarei uscito e avrei continuato. Non te lo nascondo. Io l’ho sempre detto... siamo nati dalla parte sbagliata della barricata, siamo troppo onesti”.

A Tor Bella Monaca si può parlare di sofferenza sociale e di violenza strutturale. In un quartiere in cui le istituzioni sono spesso assenti e in cui è presente un vero welfare criminale, in cui i clan non si preoccupano solo di guadagno e di denaro ma anche del benessere degli abitanti, il problema è molto complesso. I giovani sono, nel contempo, vittime e attori di una complessità sociale che li rende reietti e fuorilegge, spingendoli a creare forme di disobbedienza sociale, stravolgendo le norme di una società che li vuole invisibili e relegati fuori dallo sguardo della “Roma bene”. L’economia informale ha dato vita a un adeguamento e adattamento all’assenza dello Stato, tanto che permette alle persone non solo di sopravvivere, ma di vivere agiatamente, tutelati a livello economico anche in caso di arresto.

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Complici e insospettabili clienti

“Anche se adesso mi arresti io quando esco ho il mio culo su una Ferrari. Tu ce l’avrai sempre su una volante”. Così si esprime Gaetano, il figlio di un personaggio di spicco dei clan di Tor Bella Monaca, durante il suo primo arresto da minorenne. Le forze dell’ordine si interfacciano ogni giorno con molte persone, alcune all’apparenza insospettabili perché distanti dai soliti cliché, che contribuiscono alle attività illegali, ad esempio fungendo da “retta”, cioè nascondendo la droga o i soldi a casa propria.

Anche gli acquirenti sono molto diversi tra di loro: ci sono persone non abbienti, studenti, medici e genitori che vanno a comprare accompagnati dai figli. Tor Bella Monaca è un mondo a sé stante: “Hai presente il detto ‘Vai a Napoli e poi muori’? Ecco lo riformulo io: vieni a Tor Bella Monaca e le categorie mentali che sembrano solide e inattaccabili si sgretolano in mille pezzi – spiega il carabiniere Lorenzo, ormai un esperto conoscitore del quartiere –. È capitato di controllare, tra i clienti, vigili del fuoco o anche personale del 118, arrivato con le ambulanze”.

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Vivere Tor Bella Monaca

“Te pare normale di non avere la libertà di entrare in casa tua? De vivere bene e tranquilla? De non avere manco i citofoni? De avere vergogna d’invita' a casa tua amici o parenti?"Patrizia - 54 anni, abitante di Tor Bella Monaca

La violenza è una cosa normale per chi vive qui. “Te pare normale di non avere la libertà di entrare in casa tua? De vivere bene e tranquilla? De non avere manco i citofoni? De avere vergogna d’invita' a casa tua amici o parenti?". Patrizia, 54 anni, abita a Tor Bella Monaca da quando frequentava le scuole medie. A casa sua i citofoni sono stati prelevati dal clan che vende cocaina in ogni piano e androne dei 14 piani della torre in cui vive perché così può controllare chi entra nel palazzo, passando al vaglio di vedette, pali e pusher che rimangono all’entrata del condominio. Spesso i sodali dei clan hanno anche il controllo degli ascensori, bloccandoli per nascondere nei vani le pallette (buste di cellophane contenenti 20-25 involucri di cocaina, ndr), per averle a disposizione subito. E così gli inquilini sono costretti a salire a piedi fino al piano dove risiedono, in appartamenti dentro cui, a causa degli allacci abusivi alla rete elettrica o idrica, l’acqua e la luce non sono sempre garantiti.

Eppure questi cittadini ogni giorno cercano di rendere Tor Bella Monaca un posto migliore. Molte associazioni cercano di animare il quartiere, organizzando momenti conviviali o manifestazioni di protesta. Tanti cittadini, con impegno e dedizione, conducono una lotta quotidiana per rendere disponibili e accessibili servizi, aumentare le possibilità lavorative, garantire abitazioni decorose e dare dignità alla vita di tutti gli abitanti di Tor Bella Monaca. Loro, come le forze di polizia e anche i ragazzi che spacciano sostanze o che le assumono, provano in modi differenti a cercare una risposta nel marasma completo in cui riversa il quartiere, non soltanto abbandonato dalle istituzioni, ma lasciato a se stesso e al dominio delle organizzazioni criminali.

* I nomi delle persone intervistate durante la ricerca sono stati modificati per garantire l’anonimato e la sicurezza degli interlocutori

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