Covid-19, la politica deve guidare il cambiamento

Durante la pandemia solidarietà e senso di appartenenza alle comunità sono stati forti, mentre le istituzioni sono state capaci di guidare i cittadini. L'esperienza insegna però che, passata la paura, torna la spinta individuale

Rosy Bindi

Rosy BindiEx ministra della Salute, presidente Commissione antimafia nella XVII legislatura

10 settembre 2020

Nei mesi dell’ emergenza, mentre gli effetti della tragedia che ci aveva colpiti erano impressi nel nostro cuore e nella nostra mente, abbiamo assistito a manifestazioni di solidarietà e di senso di appartenenza comunitaria inaspettate e davvero edificanti. Inoltre, dobbiamo riconoscerlo, forse più che in altri tempi il Paese ha avvertito di non essere stato abbandonato.

Il governo, la comunità scientifica, soprattutto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella hanno accompagnato il nostro quotidiano. Persino le istituzioni europee hanno dato segnali comunitari che da troppo tempo non avevamo più avvertito. Papa Francesco è stato riconosciuto come guida spirituale anche dai non credenti ed è stato di grande consolazione per tutti. L’Italia ha ricevuto riconoscimenti nelle sedi internazionali per il corretto comportamento dei suoi cittadini. I nostri rappresentanti istituzionali, non solo ci hanno risparmiato la vergogna di atteggiamenti e scelte compiute da altri capi di Stato, ma sono stati di esempio per altri Paesi. Tuttavia l’esperienza ci dice che, appena è passata la paura, è tornato forte l’istinto individualistico e la tentazione di ridisegnare la nostra vita secondo le antiche priorità.

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2022 - numero 18

Oltre le convenzioni

Nel dicembre del 2000, a Palermo veniva firmata la Convenzione Onu contro il crimine organizzato transnazionale, presentata in termini trionfalistici come una svolta nella lotta ai fenomeni mafiosi in tutto il mondo. Ma cosa è cambiato da allora? Qual è lo stato dell'arte in fatto di contrasto ai traffici illeciti globali?

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