Roma, 30 gennaio 2026. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio interviene all'inaugurazione dell'anno giudiziario alla Corte di cassazione (Foto dal sito Quirinale.it)
Roma, 30 gennaio 2026. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio interviene all'inaugurazione dell'anno giudiziario alla Corte di cassazione (Foto dal sito Quirinale.it)

Al governo non piacciono i controlli

Abuso d'ufficio, Corte dei conti e Anticorruzione sono gli altri tasselli del puzzle. Così il governo attacca e indebolisce chi vigila sull'amministrazione della cosa pubblica

Natalie Sclippa

Natalie SclippaRedattrice lavialibera

Paolo Valenti

Paolo ValentiRedattore lavialibera

27 febbraio 2026

Una frana lenta ma inesorabile sta erodendo i meccanismi di controllo del nostro Paese. Un effetto valanga che si ripercuote, con sfumature diverse, sugli enti che hanno il compito di vigilare sui conti e prevenire la corruzione. Tutto è poi accelerato da colpi di spugna governativi, con la cancellazione di reati come l’abuso d’ufficio. Le questioni economiche sono al centro dello scontro: si tratta molto spesso di attacchi politici su decisioni contabili che riguardano grandi opere, come il ponte sullo Stretto, o ingenti somme di denaro, come il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Di riforma in ridimensionamento, monitorare l’agire degli amministratori pubblici sarà sempre più difficile, come impegnativo sarà contrapporre numeri e dati alla propaganda. "Il filo rosso che lega questi interventi al referendum è l’avversione generale all’attività di controllo sull’operato degli amministratori pubblici e la conseguente volontà di alterare l’equilibrio nei rapporti tra politica e magistratura come contropotere a vantaggio della prima", afferma Gian Luigi Gatta, professore ordinario di Diritto penale all’Università di Milano e presidente dell’Associazione italiana dei professori di diritto penale.

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Armi spuntate contro i reati dei colletti bianchi

"Il filo rosso che lega questi interventi al referendum è l’avversione generale all’attività di controllo sull’operato degli amministratori pubblici e la conseguente volontà di alterare l’equilibrio nei rapporti tra politica e magistratura come contropotere a vantaggio della prima"Gian Luigi Gatta - professore ordinario di Diritto penale all’Università di Milano e presidente dell’Associazione italiana dei professori di diritto penale

"Questa legislatura si è contraddistinta per il frequente ricorso al diritto penale, tra introduzione di nuovi reati e aumento delle pene – dice a lavialibera Gatta –. Guarda caso, i rari casi in cui si è andati nella direzione opposta, abolendo reati, riguardano quelli dei cosiddetti colletti bianchi". Il riferimento è alla legge Nordio dell’agosto 2024, che ha abrogato l’abuso d’ufficio e ristretto il campo di applicazione del reato di traffico di influenze illecite.

Ora è perseguibile solo chi "sfruttando o vantando relazioni esistenti o asserite con un pubblico ufficiale" o con altre figure, ricava per sé o per altri un beneficio esclusivamente economico: vantaggi di altra natura restano esclusi. "È lecito, per esempio, assumere nella pubblica amministrazione l’amante o il figlio perché non c’è scambio di denaro – spiega Gatta –, così come non è più perseguibile chi, con un atto di prevaricazione, danneggi un cittadino o chi non si astenga dallo svolgimento di un’attività in presenza di conflitto d’interessi. La stessa Corte costituzionale ha riconosciuto “gravi lacune di tutela”, pur non potendo intervenire sull’abrogazione". Non solo: nei casi in cui è ancora possibile aprire un’inchiesta, oggi i magistrati si trovano a disporre di un arsenale di strumenti depotenziato.

Il governo mette i bastoni tra le ruote della giustizia

Sempre la legge Nordio ha limitato il ricorso alla custodia cautelare e introdotto l’interrogatorio preventivo; la legge Zanettin del marzo 2025 ha fissato a 45 giorni la durata massima delle intercettazioni e sono ora sul tavolo una stretta sulla possibilità di sequestro di smartphone e dispositivi informatici e lo stop all’utilizzo dei trojan nelle indagini per corruzione: il guardasigilli l’ha definito un "meccanismo diabolico", che sarebbe "inciviltà" impiegare di fronte all’ipotesi di una "modestissima mazzetta".

Responsabilità e silenzio assenso

"Il rischio è che la Corte venga ingolfata di richieste di parere e che i documenti che non riusciamo ad analizzare siano tacitamente approvati, esimendo così chi li ha proposte da responsabilità"Donato Centrone - Presidente dell'Associazione dei magistrati della Corte dei conti

Le riforme del governo hanno ritoccato anche le funzioni della Corte dei conti, che controlla in modo preventivo gli atti dell’esecutivo e che monitora successivamente la gestione del bilancio dello Stato. L’insofferenza verso l’organo era emersa chiaramente lo scorso ottobre, quando la Corte aveva negato il visto di legittimità alla delibera con cui il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (Cipess) aveva approvato il progetto del ponte sullo Stretto di Messina. Allora, la premier Meloni aveva parlato di "intollerabile invadenza della giurisdizione sulle scelte del governo e del parlamento", alla quale "la riforma costituzionale della giustizia e la riforma della Corte dei conti rappresentano la risposta più adeguata".

Così, a dicembre, nella confusione che ogni anno accompagna l’approvazione della manovra di bilancio, è passata anche al Senato la legge che cambia alcune funzioni dell’organismo. Le motivazioni di questo provvedimento sono contenute nella relazione che accompagna il testo. Si tratta della risposta del governo alla "paura della firma del funzionario pubblico che affligge il funzionamento della pubblica amministrazione italiana". Insomma, dopo l’abrogazione dell’abuso d’ufficio, si vuole snellire il fardello di obblighi di chi rappresenta lo Stato. Uno dei provvedimenti va proprio in questa direzione, ridimensionando la responsabilità dei funzionari e abbassando al 30 per cento – o non più di due annualità di stipendio – il risarcimento nel caso in cui un membro della pubblica amministrazione (Pa) arrechi un danno alle finanze pubbliche.

Il governo vuole controllori "zitti e buoni"

Secondo Donato Centrone, presidente dell’Associazione dei magistrati della Corte dei conti, "è il punto più critico della riforma, perché, come ricorda anche una sentenza della Corte costituzionale del 2024, ci dovrebbe essere un adeguato bilanciamento tra efficienza della pubblica amministrazione e responsabilità dei funzionari". I cambiamenti riguardano anche il tempo a disposizione della Corte per chiedere una richiesta di parere su un atto della Pa. I magistrati avranno 30 giorni per esprimersi su domande che arrivano da tutte le amministrazioni dello Stato, enti pubblici, economici e non economici, e da gran parte delle società da essi controllate. Scaduto quel termine, varrà la regola del “tacito assenso”. "Il rischio – spiega Centrone – è che la Corte venga ingolfata di richieste di parere e che i documenti che non riusciamo ad analizzare siano tacitamente approvati, esimendo così chi li ha proposte da responsabilità". In altre parole, se dopo un mese la Corte non si è espressa, i finanziamenti per cui sono state chieste le analisi dei costi possono essere erogati senza aver esaminato le carte, e se si dovesse produrre un danno alle finanze pubbliche, i funzionari responsabili sarebbero esonerati.

Questo “alleggerimento burocratico” riguarda anche il controllo preventivo negli atti di aggiudicazione di contratti pubblici. Anche in questo caso, allo scadere dei 60 giorni, si creerà di fatto un esonero di responsabilità. "Se avessimo le risorse adeguate ad affrontare queste questioni – aggiunge Centrone – e non fossero previsti pareri impliciti, questa riforma amplierebbe le funzioni della Corte e quindi garantirebbe un maggior presidio di legalità", dato che all’Istituto è attribuito anche il controllo di regioni ed enti locali. Sul futuro, ora che la riforma è passata, tanto dipenderà dall’attuazione della legge delega, una norma in cui il parlamento stabilisce principi e criteri a cui l’esecutivo deve sottostare per disciplinare quella materia. "Su questo manterremo sempre un atteggiamento di dialogo con il governo, salva la fisiologica difesa, come associazione, delle funzioni che la Costituzione ci attribuisce, dell’indipendenza dei magistrati contabili e della sua articolazione regionale", chiosa il presidente.

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L’anticorruzione non va più di moda

"Sta venendo meno la consapevolezza dell’importanza del contrasto e della prevenzione della corruzione e dei suoi legami con la criminalità organizzata, come se fosse passata di moda"Gian Luigi Gatta - professore ordinario di Diritto penale all’Università di Milano e presidente dell’Associazione italiana dei professori di diritto penale

A finire più volte nel mirino del governo e della maggioranza è stata anche l’Autorità nazionale anticorruzione (Anac). Nel marzo del 2023, il leghista Stefano Locatelli aveva chiesto la rimozione del presidente dell’Autorità Giuseppe Busia, che aveva osato muovere critiche nei confronti del nuovo codice degli appalti. Il deputato Enrico Costa (allora in Azione, oggi Forza Italia) aveva twittato che "il ruolo di Anac va rivisto".

L’anno successivo, reazioni simili avevano scatenato la delibera con cui l’Anticorruzione aveva rilevato irregolarità nell’affidamento dei lavori per la diga di Genova. "È come se pezzi di Stato remassero contro l’interesse nazionale ", aveva attaccato un’anonima “fonte” del ministero delle Infrastrutture a guida Salvini.

Nel frattempo, il nuovo codice degli appalti ha limitato il raggio d’azione dell’Autorità, rendendo le sue linee guida non più vincolanti e sopprimendo il registro delle società in house degli enti locali attraverso il quale Anac verificava preventivamente il rispetto delle norme sulla concorrenza.

"Se si elimina questo filtro, partiranno affidamenti illegittimi e aumenterà il contenzioso", aveva denunciato Busia. "Sta venendo meno la consapevolezza dell’importanza del contrasto e della prevenzione della corruzione e dei suoi legami con la criminalità organizzata – conclude Gatta –, come se fosse passata di moda". A settembre terminerà il mandato di sei anni di Busia. A proporre il successore sarà il governo.

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