(foto: Mohammad Rahmani, Unsplash)
(foto: Mohammad Rahmani, Unsplash)

Licenziati per l'IA, parla un dipendente di InvestCloud: "Anche i lavori specializzati sono a rischio"

La multinazionale InvestCloud, società specializzata nella tecnologia per la gestione finanziaria, ha annunciato la chiusura della sede di Marghera e il licenziamento di 37 lavoratori. Per la prima volta in Italia, l'intelligenza artificiale mette la rischio i posti di manager e programmatori. Uno di loro ha deciso di parlare con lavialibera

Andrea Giambartolomei

Andrea GiambartolomeiRedattore lavialibera

1 giugno 2026

Prima traduttori, grafici e addetti dei call center, poi programmatori e manager. L’intelligenza artificiale entra negli uffici, facilita le mansioni ma, a volte, rende superflue alcune professionalità. Così anche in Italia qualche azienda comincia a motivare i tagli al personale adducendo come motivazione l’introduzione dell’Ia. È accaduto a marzo a Marghera (Venezia), dove la multinazionale InvestCloud, società californiana che fornisce tecnologie informatiche per la finanza e la gestione dei patrimoni, ha annunciato la chiusura della sede italiana e il licenziamento di 37 dipendenti (un dirigente, sette quadri e 29 impiegati), quasi tutti provenienti da Finantix, azienda italiana rilevata nel 2021. Mentre la trattativa è in corso e gli incontri tra le parti vanno avanti, ne parliamo con uno di loro, dietro garanzia di anonimato.

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Come avete saputo dei licenziamenti?

La notizia ci è stata data durante un incontro nel quale è stata letta una lettera dell’azienda. La società ha inviato una comunicazione anche a sindacati, organizzazioni datoriali e alla Regione Veneto. Su un aspetto le due lettere erano uguali, ed era la parte sull’intelligenza artificiale.

Che cosa vi hanno comunicato nello specifico?

Partiamo da una premessa. InvestCloud fornisce sia servizi on-prem, cioè con l’installazione di un software nei server presso il cliente, che servizi SaaS – software as a service – accessibili tramite il cloud (ossia tramite un collegamento a un altro computer, ndr). La società ci ha spiegato di voler concentrare la sua attività su questa seconda categoria con prodotti che prevedono l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, e quindi non ci sarà più il bisogno di raggiungere il cliente per fare l’installazione. Poi ha aggiunto di voler ridurre la sua operatività a cinque sedi a livello globale. Se da noi tagliano 37 persone, ne verranno probabilmente assunte un numero simile in India che si avvarranno dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale formata da noi.

Estratto della lettera inviata da InvestCloud ai sindacati e agli enti locali
Estratto della lettera inviata da InvestCloud ai sindacati e agli enti locali

Avevate il sentore che qualcosa non andasse nella società?

Di questa entità no. Non ci aspettavamo la chiusura. Però da quattro anni non c’erano nuove assunzioni, il trend si vedeva.

Quali figure sono toccate da questi tagli?

Tutti i dipendenti in tutti i ruoli e di tutte le anzianità. C’era una forte fidelizzazione e fiducia dei lavoratori verso l’azienda. Molti sono qui da tantissimi anni, alcuni da quando l’azienda era la Finantix, che ha una storia di quasi tre decenni, con affari in Asia, a Singapore, Hong Kong e in Giappone, e prodotti riconosciuti anche da clienti consolidati.

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L’azienda è stata cannibalizzata?

È stata progressivamente spogliata di asset, cioè dei software creati in Italia e dei contratti, spostati man mano verso l’estero. I clienti operano con noi, ma i nostri prodotti ora sono altrove.

"Verranno assunte alcune persone in India che utilizzeranno l’Ia istruita con le nostre conoscenze pregresse"

Secondo l’assessore veneto Massimo Bitonci, l’argomento dell’intelligenza artificiale è una “cortina di fumo” per nascondere la delocalizzazione e la riduzione dei costi. È stato anche coniato il termine AI-washing per indicare dei tagli giustificati falsamente con l’innovazione. È così anche per il caso di InvestCloud?

È una scelta finanziaria mascherata da Ia. Non c’era più l’interesse di rimanere in Italia. Vi spiego come funziona: l’Ia viene “formata” con tutto ciò su cui il personale lavora, come documenti, processi, codici, tutto dato in pasto agli algoritmi. Questo può permettere a chi ha posizioni junior, magari in altre regioni del mondo, di velocizzare la produttività senza il costo dei senior. Nel nostro caso, in India verranno assunte alcune persone che utilizzeranno l’Ia istruita con le nostre conoscenze pregresse. Abbiamo già visto Microsoft e Meta tagliare per queste ragioni. Il nostro è il primo caso in Italia nel settore.

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Ci sono altri modi di sfruttare l’intelligenza artificiale?

Se guardiamo al mercato, l’Ia può portare a una maggiore produttività e un’azienda può quindi decidere di sfruttarla assumendo più personale nel settore delle vendite e cercando di massimizzare così i suoi profitti. In che modo l’uso dell’Ia è entrato negli uffici di InvestCloud a Marghera? Il primo step è stato “darle in pasto” documenti e codici, e questo ha generato la possibilità per i senior di essere più produttivi, migliorando la scrittura dei codici e velocizzando processi ripetitivi. 

Tra voi lavoratori in che termini si parlava dell’intelligenza artificiale prima dell’annuncio dei licenziamenti?

"Se l'Ia dà una risposta sbagliata, solo l’intervento di una persona può cogliere l’errore. È l’esperienza umana che fa la differenza"

C’erano vari punti di vista. C’era la visione ottimistica di chi vedeva la possibilità di creare più feature (caratteristiche specifiche, ndr) del prodotto in meno tempo e c’era chi pensava “ci sostituirà tutti”. Ormai l’intelligenza artificiale è nella vita quotidiana di tutti, la utilizziamo per tutto, per le ricerche su internet, per piani alimentari o per alcune mansioni da commercialista. Studiandola ne capiamo i vantaggi e i rischi a cui fare attenzione. Qui arriva la seniority: se le risposte fornite dall’Ia sono coerenti va bene, ma se c’è una hallucination, una risposta sbagliata basata su dati non corretti, solo l’intervento di una persona può cogliere l’errore. È l’esperienza umana che fa la differenza. I colleghi stranieri non riusciranno a mettere in dubbio le risposte dell’Ia su prodotti che abbiamo seguito noi per tutta la vita.

Negli incontri con voi, sindacati, organizzazioni datoriali e amministratori locali, la proprietà ha fatto qualche passo indietro?

No. Adesso si sta discutendo di buonuscite. È stata anche ipotizzata la possibilità che noi dipendenti rilevassimo il ramo italiano e se ne è parlato con la Regione Veneto, ma non c’è stata la minima apertura.

Lei e i suoi colleghi avete immaginato dei piani B nel caso in cui i licenziamenti fossero confermati?

Molti pensano di rimanere nel settore in cui hanno conoscenze e valore aggiunto. Siamo persone già formate sull’utilizzo dell’Ia. Certo, scherzando qualcuno dice di essere pronto ad andare a fare l’idraulico o l’elettricista. Non il cuoco, però: l’Ia sta coltivando anche il suo lato artistico, anche se per ora va dove c’è maggiore redditività.

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Lei invece che programmi ha?

Il mio obiettivo è minimizzare il tempo a casa, sperando di poter fare la differenza in un’altra società.

Siete persone con delle competenze elevate. Se l’azienda dovesse confermare i licenziamenti, potreste ricollocarvi?

InvestCloud è una società con tantissimi anni di esperienza e per alcuni di noi può essere difficile ricollocarsi, soprattutto se mancano pochi anni alla pensione. Essere superskillati (avere competenze avanzate, ndr) non vuol dire trovare subito un lavoro, soprattutto a una certa età. È stato uno shock e forse è giusto che sia così. Nell’attesa, noi continuiamo a lavorare come niente fosse, perché tecnicamente non siamo stati ancora licenziati.

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Finora in Italia abbiamo sentito parlare degli incarichi persi da traduttori e grafici. Il caso InvestCloud per la prima volta riguarda programmatori, ingegneri e figure manageriali.

Sicuramente il nostro caso dimostra che anche i lavori più specializzati sono a rischio. Come dicevo, l’Ia guarda alla redditività, le aziende producono feature che svolgono ruoli più remunerativi e possono essere proposte ai clienti paventando grossi risparmi. Per questa ragione ho deciso di parlare: siamo tra i primi in Italia a essere toccati e, vivendo un’esperienza negativa, possiamo permettere ad altri di affrontare meglio la situazione e per questo diventare un esempio positivo.

Che cosa si potrebbe fare per non farsi sopraffare dalla tecnologia?

Penso che i legislatori debbano stabilire delle garanzie minime di uscita. Poi serve formazione e aggiornamento continuo. Chi programma codici, per deformazione professionale, si tiene sempre informato sulle novità e spesso sono le stesse aziende produttrici a diffondere informazioni sui loro prodotti così da promuoverne l’uso. L’aggiornamento sull’intelligenza artificiale dovrebbe essere obbligatorio, come i corsi sulla sicurezza al lavoro, per permettere a chi non è ancora arrivato a un determinato livello di essere pronto. D’altronde, se il suo utilizzo permette di aumentare la produttività, si può dedicare alla formazione una parte del tempo liberato. Poi ci vorrebbero dei catalizzatori, che in Italia mancano.

Che cosa sono?

Sono eventi non profit e incubatori che permettono di fare networking, instaurare relazioni e conoscenze personali, per poter condividere le esperienze. Sono molto diffuse nel Regno Unito o in Asia, ma in Italia a volte sono viste negativamente, come occasioni in cui trovare un lavoro. Dal confronto con gli altri ci si forma.

I rappresentanti di Confindustria, delle amministrazioni pubbliche e dei sindacati sono attrezzati ad affrontare la nuova sfida posta dall’intelligenza artificiale?

Fra tutti, chi appare più aggiornato è la Regione. Comunque c’è un divario di conoscenze. Noi abbiamo cercato di affrontarlo tramite l’intervento di rappresentanti con esperienza che possano sedersi al tavolo. Sicuramente sarà opportuno utilizzare le conoscenze fin qui maturate anche nelle prossime occasioni, sia dal lato dei dipendenti, sia da quello del sindacato.

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