
Le condizioni dei cpr sono pessime. Lo dicono anche le carte del ministero



1 giugno 2026
Caldo insostenibile, eventi estremi e inquinamento: nei paesi dell’Unione europea le conseguenze del cambiamento climatico sono sempre più mortali. Secondo l’Agenzia europea per l’ambiente hanno causato circa 250mila vittime negli ultimi 40 anni. Nonostante l’impatto pesantissimo sulla salute delle persone, la riflessione su questi aspetti rischia però di rimanere incastrata in una zona marginale del dibattito pubblico, che si concentra invece sui danni all’economia e alle infrastrutture.
Il riscaldamento globale non cancella il gelo
A guardare più da vicino, l’Italia si attesta come uno dei paesi più esposti del continente, a causa delle particolari caratteristiche costruttive e strutturali dei centri urbani e del progressivo invecchiamento della popolazione. Molte città non sono ancora pronte per raggiungere gli ambiziosi standard europei e si muovono con lentezza nell’implementazione di strategie efficaci. Queste sfide sono sempre più impegnative anche perché per mitigazione e adattamento servono dati che, molto spesso, mancano o sono insufficienti per creare modelli adatti ai territori. Così spesso sono associazioni, cittadini attivi ed enti locali a cercare soluzioni anche nel breve periodo. Come avviene, ad esempio, per le attività di monitoraggio e di citizen science, o per i rifugi climatici, aree in cui poter trovare un po’ di refrigerio.
Tra i parametri europei che l’Italia non riesce a rispettare figura quello sulla qualità dell’aria. I limiti sono chiari ed entro il 2030 diventeranno il nuovo standard, quando la direttiva entrerà in vigore. Molti centri urbani li stanno ancora superando o sono molto vicini a farlo. Una ricerca svolta dall’Osservatorio mobilità urbana sostenibile di Clean citiescampaign e Kyoto Club, in collaborazione con l’Associazione italiana medici per l’ambiente, lancia l’allarme: "Molte città non sono pronte e il quadro pare particolarmente grave nelle aree urbane con traffico intenso e nelle città della pianura padana, dove le condizioni meteo-climatiche favoriscono l’accumulo di inquinanti".
La "nuova" estate italiana, tra caldo torrido e piogge violente
Ed è proprio l’inquinamento che rappresenta ormai uno dei fattori di rischio più problematici, strettamente associato a malattie cardiovascolari, infarti e mortalità prematura. Oltre ai decessi, fa aumentare la possibilità di contrarre asma, patologie respiratorie e allergie, soprattutto tra le persone più fragili, come anziani e bambini. I più vulnerabili sono anche i più esposti e così crescono le disuguaglianze sociali tra chi può permettersi di vivere in un ambiente salubre – in zone poco inquinate o vicino a zone verdi all’interno delle città – e chi no.
I rifugi climatici cercano di rispondere al bisogno immediato di chi si trova stretto nella morsa del caldo, soprattutto nelle zone più cementificate
Mettere in campo strategie a medio e lungo termine non sempre è sufficiente, soprattutto in zone molto esposte ai cambiamenti climatici come le aree urbane. Durante l’estate, sempre più città stanno raggiungendo temperature che mettono a repentaglio la vita umana. Per questo motivo diversi comuni si stanno dotando di rifugi climatici. Attivi già da qualche anno in metropoli come Parigi e Barcellona (che nel 2020 ha dichiarato ufficialmente lo stato di emergenza climatica), queste aree si stanno diffondendo anche nel nostro paese. Bologna, Firenze e Napoli sono al momento le più attrezzate: contano decine di luoghi all’aperto o locali pubblici messi a disposizione per sopportare il caldo, rinfrescarsi e utilizzare servizi igienici. Si tratta di parchi, aree alberate, ma anche musei, biblioteche e case di quartiereai quali le persone possono accedere senza pagare.
Le criticità non mancano, visto che alcuni spazi hanno regole rigide per l’ingresso oppure sono chiusi in alcuni giorni della settimana. Anche il termine “rifugio climatico” non è ancora molto diffuso e non esiste al momento una mappatura a livello nazionale, che metta a sistema tutte le strutture identificate e permetta lo scambio di buone pratiche. Queste “isole fredde” cercano di rispondere al bisogno immediato di chi si trova stretto nella morsa del caldo, soprattutto nelle zone più cementificate: sopravvivere in un tempo di crisi climatica.
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