A fine aprile 2026 a Santa Marta (Colombia) si è svolta la prima conferenza internazionale sulla transizione dai combustibili fossili, co-organizzata da Colombia e Paesi Bassi. Hanno partecipato 57 paesi (“equivalenti” a circa un terzo del pil mondiale) insieme a imprese, sindacati, comunità indigene e società civile. L’incontro non ha prodotto nuovi impegni, ma si è concentrato su come attuare concretamente le decisioni già prese, in particolare l’accordo della Cop28 di Dubai sul graduale abbandono di petrolio, gas e carbone.
I paesi volenterosi di Santa Marta possono realizzare la transizione energetica
I principali insegnamenti
- La transizione è già in movimento: la capacità mondiale di energia rinnovabile nel 2025 è quasi 50 per cento superiore a quella del 2023 e gli investimenti globali hanno raggiunto nel 2024 il record di 2,4 trilioni di dollari, più del doppio rispetto al 2019.
- I combustibili fossili restano però responsabili di oltre il 75 per cento delle emissioni di gas serra nel mondo. Molti paesi dipendono ancora fortemente da essi, sia per la produzione di energia sia per le entrate pubbliche. Circa il 75 per cento dei paesi dipende dalle importazioni di fossili, con rischi per la sicurezza energetica e la stabilità economica.
- La transizione non è solo tecnica: richiede una trasformazione economica più ampia, che includa la riduzione della dipendenza fiscale dai fossili, la diversificazione delle attività produttive e la gestione del debito.
- È emersa con forza la necessità di una transizione “giusta”, che coinvolga lavoratori, comunità locali e popolazioni più vulnerabili, per evitare che intere regioni perdano posti di lavoro senza avere alternative valide.
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I prossimi passi:
- Seconda conferenza: è già stata annunciata per il 2027. Sarà co-organizzata da Tuvalu e Irlanda, con la riunione principale che si terrà a Tuvalu e un incontro preparatorio in Irlanda.
- Gruppo di coordinamento: verrà creato un gruppo stabile formato dai co-host attuali e futuri (Colombia, Paesi Bassi, Tuvalu e Irlanda) e dai paesi che guidano varie iniziative sulla transizione. Il suo compito sarà mantenere i collegamenti, evitare duplicazioni di sforzi e assicurare continuità tra una conferenza e l’altra.
- Consegna dei risultati alle istituzioni internazionali alla presidenza della Cop30 e loro presentazione anche durante la London Climate action week e la New York climate week.
- Tre gruppi di lavoro pratici già operativi per preparare la conferenza del 2027. Work on roadmaps: aiuterà i paesi a sviluppare piani nazionali di transizione chiari e realistici, in collaborazione con il nuovo Science panel e il Ndc Partnership. Servirà anche a mettere in contatto chi offre e chi chiede sostegno per l’attuazione. Macroeconomic dependencies and financial architecture: si concentrerà su debito pubblico, riforma dei sussidi, accesso ai finanziamenti e cambiamenti nell’architettura finanziaria internazionale per sbloccare risorse per la transizione. Producer-consumer alignment: faciliterà il dialogo tra paesi produttori e paesi consumatori di fossili, per gestire in modo coordinato la riduzione dell’estrazione e decarbonizzare i flussi commerciali.
- Science panel for the global energy transition (Spget): è stato ufficialmente lanciato durante la conferenza. Questo gruppo scientifico indipendente fornirà ai governi indicazioni basate sulla scienza per elaborare programmi compatibili con l’obiettivo di 1,5°C e per rimuovere gli ostacoli legali, finanziari e politici alla transizione.
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Santa Marta ha confermato che la transizione è già avviata, ma complessa. Ora la vera sfida è portarla a compimento e farlo in modo equo. Prima che il tempo climatico e quello economico smettano di allinearsi. Prima che servano cambiamenti così rapidi da comportare forti costi economici e sociali.
Da lavialibera n° 39