Giugno 2026. Spiagge Bianche, Rosignano Solvay. Veduta aerea della costa bianca e dello stabilimento Solvay dietro le dune. Nonostante il punto di scarico sulla spiaggia e i divieti di balneazione e transito entro 100 metri, residenti e turisti continuano a frequentare la spiaggia © Melanie Wenger/Inland
Giugno 2026. Spiagge Bianche, Rosignano Solvay. Veduta aerea della costa bianca e dello stabilimento Solvay dietro le dune. Nonostante il punto di scarico sulla spiaggia e i divieti di balneazione e transito entro 100 metri, residenti e turisti continuano a frequentare la spiaggia © Melanie Wenger/Inland

Rosignano, il paradosso della transizione: vicino alle spiagge bianche "chimiche", Solvay recupera metalli rari

La società chimica, che da oltre cento anni sversa nel mar Tirreno i residui della sua produzione, ha lanciato l'Alpha Project, programma premiato dall'Unione europea per il recupero del palladio, un materiale strategico per l'industria tecnologica e la transizione ecologica. Poco importa se gli sversamenti di scarti in mare vanno avanti. Lavialibera pubblica la prima parte di un'inchiesta sulle attività di Solvay a Rosignano, finanziata dal Journalismfund Europe

Marta Abbà

Marta AbbàGiornalista e fisica dell'ambiente

Laura Fazzini

Laura FazziniGiornalista

16 luglio 2026

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Le spiagge bianche di Rosignano Solvay, in provincia di Livorno, sono spesso paragonate a quelle caraibiche. Sabbia chiarissima, acqua turchese: ogni anno attirano migliaia di turisti sulla costa e sono diventate negli anni un simbolo riconoscibile della zona, fotografato e condiviso, promosso persino come attrattiva locale. Ma quel bianco così particolare non ha nulla a che fare con il calcare naturale che rende chiare altre spiagge del Mediterraneo: è il residuo della produzione industriale di carbonato di sodio, scaricato in mare da oltre un secolo attraverso una condotta che sbocca a poche centinaia di metri dalla riva. Lo stabilimento chimico che lo produce, di proprietà del gruppo belga Solvay, è attivo dal 1912 ed è tuttora in funzione: lo scarico continua a riversare in mare materiale di lavorazione, e quel colore che i turisti fotografano è, di fatto, il segno più visibile di un’attività industriale.

È in questo scenario che si inserisce un progetto industriale nuovo, questa volta premiato dall’Unione europea e inserito tra le iniziative considerate strategiche per l’autonomia del continente dalle materie prime critiche, fondamentali per l’industria tecnologica e la transizione verde.

Un progetto europeo nasce a Rosignano

Si chiama Alpha project e consiste nella costruzione, all’interno dello stabilimento di Rosignano, di un nuovo impianto per recuperare il palladio, un metallo raro appartenente al gruppo del platino e di gran valore economico, da sostanze chiamate catalizzatori, che favoriscono e accelerano una reazione chimica, nello specifico quella per produrre acqua ossigenata a partire da idrogeno e ossigeno. Con il tempo, però, il catalizzatore perde efficacia e va sostituito: si parla allora di catalizzatore “esausto”. Oggi, quando questo accade, il materiale viene inviato a un fornitore esterno che lo tratta per recuperarne il palladio e restituirlo utilizzabile. Con Alpha project, Solvay porterebbe questa fase di recupero dentro casa, costruendo un impianto dedicato all’interno dello stesso stabilimento che produce l’acqua ossigenata, così da non dover più affidarsi a terzi per questo passaggio del ciclo produttivo.

Il 25 marzo 2025 la Commissione europea ha selezionato Alpha project tra i 47 “progetti strategici” individuati ai sensi del Critical raw materials act (Crma), il regolamento entrato in vigore nel maggio 2024 per ridurre la dipendenza dell’Unione dalle materie prime critiche. Si tratta di quei materiali considerati indispensabili per l’industria, la tecnologia e la difesa europee – come i metalli usati in batterie, pannelli solari, semiconduttori, turbine eoliche – ma che vengono estratti o lavorati soltanto in poche aree del mondo, spesso al di fuori dei confini dell’Unione. Questo li rende vulnerabili a blocchi commerciali, tensioni geopolitiche o semplici strozzature nella catena di fornitura. Il Crma classifica 34 materie come “critiche” e, tra queste, ne individua 17 “strategiche”, cioè legate in modo particolarmente stretto a settori chiave come la transizione verde e quella digitale. Il palladio è tra queste 17, ed è proprio questo status a rendere Alpha project idoneo alla selezione europea.

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Interpellata da lavialibera, Solvay ha spiegato per iscritto che “il progetto Alpha consiste nella creazione di un impianto di rigenerazione del palladio, attraverso un processo messo a punto e brevettato dall’azienda in Brasile. La rigenerazione del catalizzatore oggi è un’operazione effettuata da un fornitore esterno, ma con la realizzazione del progetto Alpha, prevista per fine 2027, verrà invece realizzato e gestito da Solvay all’interno dello stabilimento di Rosignano un impianto nuovo e connesso, seppur separato da quelli esistenti. Il progetto, pertanto, non porterà alcun cambiamento rispetto all’attuale processo di produzione di acqua ossigenata”.

Sull’iter autorizzativo, l’azienda precisa che il riconoscimento europeo “ha previsto un percorso autorizzativo unico e unificato presso il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica che, una volta correttamente avviato, si concluderà in undici mesi”, consentendo l’avvio dell’impianto entro il 2027.

Tempi ancora incerti

Giugno 2026. Rosignano Solvay (Livorno). Lorenzo Martini, coordinatore delle rappresentanze sindacali Rsu Cgil dello stabilimento Solvay di Rosignano © Melanie Wenger/Inland
Giugno 2026. Rosignano Solvay (Livorno). Lorenzo Martini, coordinatore delle rappresentanze sindacali Rsu Cgil dello stabilimento Solvay di Rosignano
© Melanie Wenger/Inland
L’etichetta “progetto strategico europeo” non comporta automaticamente un finanziamento comunitario: apre corsie autorizzative più rapide, ma i soldi per costruire l’impianto li mette Solvay

Non tutti condividono questo ottimismo sui tempi. Lorenzo Martini, sindacalista della Cgil di Livorno con delega al settore chimico, segue il dossier da vicino: “Il progetto del palladio è passato, ma non è ancora operativo. Siamo fermi all’iter interno: i soldi sono stati stanziati, ma si attende l’ok definitivo su come e quando allocare queste risorse“.

Martini chiarisce anche un aspetto che raramente compare nella comunicazione ufficiale: “È stato selezionato come progetto europeo, ma fondi dall’Europa non ne sono arrivati. Sono risorse proprie dell’azienda“. In altre parole, l’etichetta “progetto strategico europeo” non comporta automaticamente un finanziamento comunitario: è un riconoscimento che apre corsie autorizzative più rapide, ma i soldi per costruire l’impianto li mette Solvay, non Bruxelles. Su questo punto, cruciale per capire davvero cosa significhi il marchio europeo, torneremo più avanti.

Sulla base di altri impianti analoghi realizzati dal gruppo, Martini stima che dalla posa del cantiere all’entrata a regime serviranno circa due anni. Anche sul risparmio economico atteso l’ottimismo è temperato dall’incertezza: “A livello di studio l’avranno fatto, ma dal progetto all’attuazione c’è sempre un mondo nel mezzo“.

Ciò che invece è chiaro, insiste Martini, è la logica industriale dell’operazione: “Fino a oggi il palladio lo hanno preso dall’esterno, mentre con questo impianto lo recupereranno in casa, per loro e per il resto del gruppo. È una sorta di economia circolare: fai, produci, usi“. Una volta operativo, l’impianto di Rosignano dovrebbe rifornire tutti i siti del gruppo Solvay che producono acqua ossigenata.

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Alpha project può usufruire di una procedura autorizzativa accelerata "che concentra in un solo provvedimento tutti i titoli necessari: autorizzazioni ambientali, paesaggistiche, sanitarie"

Alberto Castronovo, funzionario del ministero delle Imprese e del made in Italy con delega alle materie prime critiche, ha ricostruito il percorso istituzionale che porta un progetto industriale italiano a essere selezionato da Bruxelles. Prima di arrivare in Europa, ogni candidatura passa attraverso il Comitato interministeriale per la transizione ecologica (Cite), a cui partecipano anche le Regioni tramite la conferenza Stato-Regioni. “Siamo l’unico Paese che presenta progetti al comitato europeo per le materie prime critiche già pre-approvati dal governo“, racconta Castronovo.

Nella prima chiamata per progetti, l’Italia ha presentato dieci candidature, ridotte a nove dopo un parere negativo di una Regione; di queste, quattro sono state riconosciute strategiche dalla Commissione europea. Non ricevono (almeno per ora) alcun supporto economico europeo, ma beneficiano sul piano nazionale di una procedura autorizzativa accelerata: diciotto mesi per i progetti di estrazione, dieci per quelli di lavorazione e riciclo. “È una procedura unica che concentra in un solo provvedimento tutti i titoli necessari: autorizzazioni ambientali, paesaggistiche, sanitarie”, osserva il funzionario, precisando che l’accelerazione riguarda solo la velocità della macchina amministrativa, non la qualità dei controlli: “Questo non va a discapito della qualità del progetto e non è assolutamente accettabile“.

Anche il portavoce del comitato dedicato alle materie prime critiche della Commissione europea, interpellato per questa inchiesta, insiste sul fatto che il riconoscimento non esonera dai controlli nazionali: “L’attuazione dei progetti avviene in conformità con le normative dello Stato membro in cui il progetto è localizzato, incluse la valutazione ambientale e la consultazione pubblica. I progetti strategici devono soddisfare obblighi di accettazione pubblica e dimostrare un coinvolgimento della popolazione locale“.

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Perché il palladio interessa all’Europa

“Il progetto di Solvay non ha dei numeri che riescono a soddisfare il fabbisogno europeo di materia prima, ma sicuramente può supportare quelle che sono le esigenze dell’industria italiana e, se ampliato o replicato, anche quelle dell’industria europea”Alberto Castronovo - Funzionario del ministero delle Imprese

Il progetto Alpha si inserisce in una strategia più ampia. Il Critical raw materials act nasce per ridurre la dipendenza dell’Unione europea da un numero ristretto di fornitori esterni – Russia, Cina e Sudafrica in testa – per quei materiali senza i quali la transizione verde e digitale non può avvenire. Il palladio, in particolare, viene estratto quasi esclusivamente in Russia e Sudafrica, e i suoi prezzi oscillano a ogni tensione geopolitica: fino al 2022 era la Russia a coprire buona parte del fabbisogno europeo, con l’invasione dell’Ucraina il suo valore è schizzato e nel primo semestre del 2026 il valore è calato del 28 per cento, assestandosi a 1.300 dollari per ogni oncia (31,1 gr).

Nell’industria, il palladio serve come catalizzatore in diverse reazioni chimiche, oltre che nelle marmitte catalitiche dei veicoli. A Rosignano è impiegato per produrre acqua ossigenata ad altissima purezza, la cosiddetta qualità “electronic grade”: un livello di purezza tale da renderla adatta all’industria dei semiconduttori, che la utilizza nei processi di pulizia dei componenti elettronici, dove anche minime impurità comprometterebbero la produzione. Nel 2018 Solvay ha inaugurato proprio a Rosignano il più grande impianto del gruppo per la produzione di questo tipo di acqua ossigenata, con una capacità di 50mila tonnellate l’anno.

Il regolamento europeo fissa per il 2030 tre soglie riferite al fabbisogno annuo dell’Unione:

  • almeno il 10 per cento dei materiali critici dovrà provenire da estrazione interna;
  • il 40 per cento da lavorazione interna;
    il 25 per cento da riciclo interno.

Nessun singolo paese esterno all’Unione dovrebbe coprire più del 65 per cento del fabbisogno europeo per ciascun materiale. In questo quadro, l’impianto di Rosignano resta comunque una goccia nel mare del fabbisogno continentale: “Il progetto di Solvay non ha dei numeri che riescono a soddisfare il fabbisogno europeo di materia prima, ma sicuramente può supportare quelle che sono le esigenze dell’industria italiana e, se ampliato o replicato, anche quelle dell’industria europea”, spiega Castronovo.

I soldi: chi paga davvero Alpha project

Il portavoce del comitato europeo per le materie prime critiche precisa cosa significhi in concreto essere un “progetto strategico”, dal punto di vista finanziario: lo status “consente ai promotori di richiedere una riunione del sottogruppo finanziamento per ricevere consulenza su come completare il finanziamento"

Il capitolo dei finanziamenti merita un chiarimento a parte, perché è qui che l’immagine di “progetto europeo” rischia di essere fraintesa. Castronovo conferma che, a oggi, dall’Unione europea non sono arrivate risorse dirette per nessuno dei progetti selezionati nella prima chiamata del 2025, Alpha project compreso. Il denaro per costruire l’impianto di Rosignano è, appunto, quello di Solvay.

Un programma europeo dedicato a questo tipo di investimenti esiste, ma è ancora agli inizi: si chiama RESourceEU, è stato adottato dalla Commissione europea il 3 dicembre 2025 e prevede una dotazione iniziale fino a tre miliardi di euro, che in futuro dovrebbe essere destinata prioritariamente ai progetti riconosciuti come strategici. Per ora, però, restano soldi promessi più che erogati.

Il portavoce del comitato europeo per le materie prime critiche precisa cosa significhi in concreto essere un “progetto strategico”, dal punto di vista finanziario: lo status “consente ai promotori di richiedere una riunione del sottogruppo finanziamento per ricevere consulenza su come completare il finanziamento, attingendo a fonti pubbliche e private. Questo sottogruppo coinvolge banche promozionali nazionali, la Banca europea per gli investimenti (Bei), la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers) e istituti finanziari privati”. In altre parole, l’Unione europea mette a disposizione contatti e consulenza per trovare finanziatori, non un assegno diretto.

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Anche sul fronte nazionale la strada dei fondi non è automatica. Il Fondo per il made in Italy dispone di 900 milioni di euro, di cui 600 destinati a lavorazione e riciclo di materie prime critiche: proprio l’ambito in cui rientra Alpha project. Ma, avverte Castronovo, “non c’è un automatismo” tra il riconoscimento europeo ottenuto da un progetto e l’accesso a queste risorse pubbliche italiane. Ottenere l’etichetta di “progetto strategico” apre porte procedurali, insomma, ma non garantisce di per sé un euro di finanziamento pubblico, né europeo, né nazionale.

Il quadro che emerge, mettendo insieme le diverse fonti, è quindi più sfumato di quanto suggerisca l’annuncio della selezione europea: Solvay ottiene un percorso autorizzativo più rapido e la possibilità di essere messa in contatto con potenziali finanziatori pubblici e privati, ma il capitale necessario a costruire l’impianto di Rosignano, almeno per ora, resta interamente a carico dell’azienda. È una distinzione che conta, perché nella comunicazione pubblica il confine tra “progetto europeo” e “progetto finanziato dall’Europa” tende facilmente a sfumare, mentre per chi segue il dossier da vicino, come Martini, la differenza è invece netta e va tenuta presente.

Un impianto che affonda le radici in un secolo di storia

Lo stabilimento in cui sorgerà Alpha project non è un sito nuovo, calato dall’alto da un giorno all’altro: è la stessa fabbrica che dal 1912 ha modellato l’identità di Rosignano Solvay, la cui borgata del comune di Rosignano Marittimo che prende il nome proprio dall’azienda. Oggi impiega circa 480 dipendenti diretti che diventano un migliaio se si contano le imprese esterne di servizio attive nel sito. Un legame rafforzato negli anni anche da finanziamenti statali: un accordo del 2016 tra l’azienda e l’allora ministero dello Sviluppo economico ha previsto 108 milioni di euro complessivi in agevolazioni, dieci milioni l’anno, destinati al rilancio del polo industriale e in scadenza a dicembre 2026.

È lo stesso stabilimento, va ricordato, il cui scarico – descritto in apertura – continua da oltre cento anni a riversare in mare i residui della produzione, rendendo bianche le spiagge che ogni estate attirano i turisti a Rosignano.

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Un tassello piccolo, una storia lunga

Le spiagge bianche, in questa storia, non sono lo sfondo: sono il segno più visibile di una continuità industriale che prosegue senza che nessuno, né l’Europa, né lo Stato italiano, ne abbia finora messo in discussione le conseguenze.

Alpha project, per numeri e portata, resta un tassello piccolo: non basta, da solo, a cambiare gli equilibri europei sull’approvvigionamento di palladio. Ma la sua importanza non si misura solo in tonnellate. È un progetto che l’Unione europea sceglie di premiare e agevolare, innestandolo su uno stabilimento i cui scarichi finiscono tuttora in mare e rendono così bianche la famosa spiaggia di Rosignano.

Nel percorso che ha portato al riconoscimento europeo e alla pre-approvazione del governo italiano, non compare alcuna condizione legata alla sostenibilità ambientale dello stabilimento nel suo complesso, né un rafforzamento dei controlli sullo scarico storico, né alcun impegno esplicito al miglioramento. Il via libera riguarda esclusivamente il nuovo impianto per il recupero del palladio.

Restano aperte, e non affrontate da questo dossier, le domande sull’impatto attuale dello scarico – dalla granulometria (la dimensione delle particelle, ndr)  del materiale alla presenza di mercurio nei sedimenti – e sulle conseguenze di un secolo di attività sull’ecosistema marino e sul depuratore comunale che sorge accanto alla fabbrica. Questioni che i controlli di Ispra e Arpat potrebbero contribuire a chiarire, e che saranno oggetto di un separato approfondimento.

Le spiagge bianche, in questa storia, non sono lo sfondo: sono il segno più visibile di una continuità industriale che prosegue senza che nessuno, né l’Europa, né lo Stato italiano, ne abbia finora messo in discussione le conseguenze.

Questo articolo è stato realizzato in collaborazione con Adhik Kandeli Naidu Pérez De Arrilucea (Publico) e Mélanie Wenger, con il supporto di Journalismfund Europe.

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