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5 novembre 2026
Nel 2025, 109mila cittadine e cittadini italiani sono andati a vivere all’estero e in circa la metà dei casi si tratta di giovani tra i 18 e i 34 anni. I numeri sono in continua crescita, ma la risposta del governo sembra essere poco efficace, come ha ammesso la stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni lo scorso 20 settembre, intervendo alla festa di Gioventù nazionale organizzata da Fratelli d’Italia: “Il nostro obiettivo è fare dell’Italia il posto dove si arriva e si ritorna, non quello da cui si parte. E su questo c’è ancora da fare un lavoro enorme”.
“Il divario non è più tanto tra Nord e Sud, ma tra periferie e centro: le condizioni di vita in provincia di Agrigento oggi sono uguali a quelle delle montagne piemontesi”Carmelo Traina
L’intervento più significativo del governo risale all’aprile 2025, quando è stato indetto un bando da 50 milioni di euro (fondi del Pnrr) per incentivare i giovani ricercatori residenti all’estero a tornare in Italia. Il governo ha poi rivendicato una serie di altre misure, dal taglio delle tasse per i lavoratori agli incentivi per i contratti stabili, senza però pianificare una strategia a lungo termine per invertire la tendenza.
Carmelo Traina è un attivista di 31 anni che ha studiato ingegneria a Torino e vissuto a lungo lontano da Campobello di Licata, in provincia di Agrigento, sua città d’origine. Dopo dieci anni di vita al Nord, qualche anno fa ha deciso di tornare in Sicilia per combattere lo spopolamento e promuovere il diritto a restare, temi al cuore dell'organizzazione coordinata da Traina, il Centro studi Giuseppe Gatì, intitolato a un 24enne morto sul lavoro. L’esodo dei giovani verso l’estero è un fenomeno che interessa tutto il Paese, ma il Mezzogiorno ne risente ancora di più. Questo perché, secondo Traina, in Italia esiste una “disuguaglianza territoriale tale per cui determinati luoghi sono diventati marginali e periferici, e in questi luoghi una buona parte dei diritti vengono negati”.
Durante un incontro al Festival internazionale dell'Economia, a Torino, con l’ex ministra Elsa Fornero e l’antropologo Vito Teti, Traina ha puntato il dito contro la mancanza di pari opportunità tra le diverse aree del Paese. Ha parlato dell’accesso all’acqua potabile, alle strutture medico-ospedaliere, ai luoghi d’istruzione e al mondo del lavoro: diritti inviolabili secondo la Costituzione, ma che non vengono garantiti in maniera equa a tutti i cittadini. “Il divario non è più tanto tra Nord e Sud, ma tra periferie e centro: le condizioni di vita in provincia di Agrigento oggi sono uguali a quelle delle montagne piemontesi”.
"Chi torna in Sicilia prova a fare qualcosa per chi verrà dopo e la nostra incertezza può diventare la certezza di qualcun altro domani"
Se non è il denaro a convincere le persone a rimanere, oltre alla garanzia di uguali diritti, la soluzione secondo Traina è costruire un legame con il territorio. “I rientri degli ultimi anni sono legati soprattutto a un nuovo fermento culturale che vede i nostri territori sotto un’ottica nuova. Chi decide di stare in un luogo lo fa a prescindere dal fatto che ci sia nato, resta perché ha sviluppato delle relazioni. Essere riusciti a creare una grande comunità ha permesso a molti di noi di confrontarci e dirci ‘io sto valutando di tornare’. Credo che questo modello culturale sia più efficace di qualsiasi politica economica di incentivo al rientro”.
E ancora: “Molte persone si identificano come siciliane, dicono che la Sicilia è casa loro ma poche si soffermano su cosa restituire alla comunità. Chi decide di andarsene dovrebbe interrogarsi non solo sul proprio futuro, ma anche su cosa genera una scelta di questo tipo sulla comunità che lasciano. Ognuno di noi è mosso da ragionamenti individualistici e ciò ha messo in forte discussione la tenuta dello Stato sociale”. Vivere in una comunità significa dunque giovare dei benefici che la stessa comunità garantisce, ma allo stesso tempo essere disposti a cedere una parte di sé. “Significa dedicare le proprie risorse, le proprie energie e le proprie capacità. Chi torna in Sicilia prova a fare qualcosa per chi verrà dopo e la nostra incertezza può diventare la certezza di qualcun altro domani. Non è idealismo, è la base fondativa su cui si regge lo Stato sociale”.
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In tre anni e mezzo Carmelo Traina e i suoi collaboratori sono riusciti a costituire un modello nuovo e alternativo non solo per migliorare le condizioni di vita nella propria terra, ma anche per convincere chi se n’è andato a tornare. Il progetto si chiama PattoXrestare ed è una coalizione di 60 organizzazioni presenti su tutto il territorio siciliano che lavora per garantire pari diritti e opportunità, accesso ai servizi fondamentali. “L’anno prossimo in Sicilia si terranno le elezioni regionali e tutti i partiti condividono lo slogan del ‘diritto a restare’. Siamo riusciti a riaprire spazi che erano abbandonati e a renderli luoghi gestiti o animati da giovani. Abbiamo anche contribuito a scrivere una proposta sul lavoro (‘Sicilia zero disoccupazione’, ndr) che prevede lo stanziamento di un milione di euro per creare occupazione in territori ad alto tasso di spopolamento”.
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L’ambizioso progetto va di pari passo all’impegno per assicurare le giuste opportunità di istruzione. “Anche grazie al nostro contributo – conclude Traina – è stato aperto il primo istituto tecnico superiore di specializzazioni informatiche della provincia (la Fondazione Its Academy Steve Jobs, con sede a Caltagirone, ndr) che conta 80 giovani fino a poco tempo fa costretti a recarsi a Catania o Palermo. Nell’ambito del progetto di ricerca ‘Progetto Madre’ abbiamo intervistato 1.300 ragazzi e ragazze che quattro anni fa non vedevano alcuna prospettiva nella loro regione, e che oggi invece riflettono sulla possibilità di rimanere”.
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