Esame di maturità, gli studenti chiedono risposte al ministero dell'istruzione

A meno di 100 giorni dalla prova finale, la Rete degli studenti medi protesta contro gli scritti. "Chi si avvicina all'esame quest'anno ha lacune immense dal punto di vista didattico e psicologico"

Ylenia Sina

Ylenia SinaGiornalista

11 febbraio 2022

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A una settimana dai cortei del 4 febbraio, gli studenti medi sono tornati in piazza contro la reintroduzione delle prove scritte all’esame di maturità. Venerdì 11 febbraio, intorno alle 16 del pomeriggio, alcune decine di ragazzi si sono radunati in presidio davanti al ministero dell’Istruzione, a viale Trastevere a Roma, chiedendo di essere ascoltati. “Gli immaturi siete voi”, la scritta sullo striscione, slogan che da giorni accompagna le manifestazioni studentesche. “Il ministro Patrizio Bianchi ha preso una decisione senza confrontarsi con la componente studentesca”, denuncia Tommaso Biancuzzi, della Rete degli studenti medi, organizzazione che ha indetto la manifestazione. Martedì scorso, Bianchi ha incontrato alcuni rappresentanti delle Consulte degli studenti ma per le realtà che hanno scelto di scendere in piazza non è abbastanza: “L’apertura è positiva, ma quello è solo uno degli organi rappresentativi degli studenti. Il Forum delle associazioni studentesche non viene convocato da ottobre”. Anche le modifiche introdotte dal ministero dopo il confronto con le Consulte sono state giudicate insufficienti: “Spacciate come mediazione, non hanno toccato la struttura dell’esame che stiamo contestando”, dice Luca Ianniello, della Rete degli studenti.

Innamoriamoci della scuola 

Nella nuova bozza di ordinanza i tecnici di viale Trastevere hanno mantenuto l’impianto con due prove scritte e un colloquio orale, ma i punti attribuiti al triennio finale sono aumentati da 40 a 50, a pari merito con quelli delle prove, che nella prima versione avevano un peso maggiore. Le seconde prove, inoltre, verrebbero definite a livello di istituto e non dalle singole commissioni come era stato invece previsto nella prima stesura, con estrazione tra tre tracce nel giorno della prova. In generale rimane l’intenzione di reintrodurre l’impianto dell’esame di Stato tradizionale, sospeso nei due anni precedenti a causa della pandemia e sostituito con un maxi orale: uno scritto di italiano per tutti gli istituti, un secondo diverso per ogni indirizzo e un orale. “Il governo vuole tornare alla normalità”, aveva detto Bianchi a Radio24 dopo l’incontro con la Consulta. “I ragazzi non devono avere paura: le Commissioni saranno interne, con un presidente esterno per garantire uniformità su base nazionale, quindi le classi sanno perfettamente come e cosa si è insegnato in questo periodo”. Nel corso del presidio il ministro ha incontrato una delegazione degli studenti, “senza però alcuna apertura a modificare l’esame”, ha spiegato Biancuzzi che dal megafono ha annunciato che “gli studenti non si fermeranno”.

“I ragazzi non devono avere paura: le Commissioni saranno interne, con un presidente esterno per garantire uniformità su base nazionale, quindi le classi sanno perfettamente come e cosa si è insegnato in questo periodo”Patrizio Bianchi - Ministro dell'Istruzione


Il ministero è proseguito sulla sua strada anche se nei giorni scorsi la scelta non è stata criticata solo dagli studenti. Parere contrario è arrivato anche dal Consiglio superiore della pubblica istruzione, organo ministeriale che garantisce l'unitarietà del sistema nazionale attraverso la rappresentanza delle delle diverse componenti scolastiche. Nel parere approvato lunedì il Cspi ha espresso “condivisione per il ripristino della prima prova scritta”, ma ha chiesto di individuare “altre modalità e altri strumenti che consentano di accertare i livelli raggiunti nelle discipline di indirizzo […] senza dove fare necessariamente ricorso alla seconda prova scritta”. La decisione di Bianchi per gli studenti non tiene conto delle difficoltà che ancora affaticano il mondo della scuola a causa della pandemia.

La decisione di Bianchi per gli studenti non tiene conto delle difficoltà che ancora affaticano il mondo della scuola a causa della pandemia

“Gli studenti che arrivano nel 2022 alla maturità sono quelli che hanno vissuto maggiori difficoltà nell’ultimo triennio: il primo anno con la chiusura totale a partire da marzo, il secondo a singhiozzo e il terzo con molte classi in didattica a distanza o integrata”, spiega Biancuzzi. “I tempi per prepararsi adeguatamente a un simile esame non ci sono, senza contare che chi si avvicina ora alla maturità si porta un carico di lacune dal punto di vista didattico e psicologico immense”, continua Biancuzzi che aggiunge: “Al di là della situazione contingente, chiediamo da tempo un approccio che non sia nozionistico ma improntato sul percorso di ogni singolo studente, che metta in luce la capacità di creare collegamenti tra le discipline calando lo studio all’interno del contesto vissuto ogni giorno”. Le contestazioni contro gli esami scritti alla maturità sono cresciute in un momento già carico di tensione per il mondo studentesco.

Generazione Z: la nostra maturità

Il 21 gennaio, pochi giorni prima dell’annuncio di Bianchi in merito alla maturità, il 18enne Lorenzo Parelli moriva schiacciato da una trave d’acciaio in una fabbrica di Udine dove stava sostenendo il suo ultimo giorno di stage gratuito nell’ambito di un progetto di alternanza scuola-lavoro. Nei giorni successivi, a Milano, Roma, Torino e Napoli, centinaia di studenti sono scesi in piazza, affrontando anche cariche e manganellate da parte della polizia. “La morte di Lorenzo è stata sconvolgente ed è indicativa di un problema enorme in un paese dove gli infortuni sono all’ordine del giorno e ogni anno si verificano circa 1400 morti bianche”, continua Biancuzzi. “Esporre gli studenti alle contraddizioni del mercato di un lavoro incentrato solo sul profitto non può che portare a questa situazione. Non va rivista solo l’alternanza scuola-lavoro, ma il rapporto tra la scuola e il mondo del lavoro, tra la scuola e tutto quel che c’è fuori. Il caso di Lorenzo è drammatico, ma sono troppi i casi in cui gli studenti si sono ritrovati a fare fotocopie o portare caffè. Il sistema va rivisto. L’alternanza dovrebbe concentrarsi sulle competenze che lo studente non può acquisire con una didattica frontale.

"L’alternanza dovrebbe concentrarsi sulle competenze che lo studente non può acquisire con una didattica frontale" Tommaso Biancuzzi - Rete degli studenti medi

Bisogna investire sulla sicurezza nei posti di lavoro e sulla formazione alla sicurezza all’interno delle scuole, selezionare in modo diverso le aziende, ripensare la figura del tutor che al momento viene sostenuta da docenti oberatissimi di lavoro, che non sono nelle possibilità di gestire questo compito in modo adeguato”. La giornata di protesta si è chiusa con una certezza: le mobilitazioni sono destinate a proseguire. Lo farà la Rete degli studenti, che in piazza ha annunciato di non volersi fermare fino a che il ministro non li ascolterà. Lo farà anche il neonato movimento studentesco La Lupa che per il 18 febbraio ha annunciato una nuova manifestazione nazionale “in tutti i territori e le città di Italia, che critichi profondamente il sistema scolastico, pretenda l’abolizione del sistema dell’alternanza scuola-lavoro e ponga il tema della salute mentale come problema politico e collettivo a partire dalla reintroduzione della seconda prova alla maturità, simbolo di quanto le istituzioni non ci ascoltino”.

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