Un corridoio del carcere "Lorusso e Cutugno" di Torino (Foto di Marco Panzarella)
Un corridoio del carcere "Lorusso e Cutugno" di Torino (Foto di Marco Panzarella)

Lo schiaffo del rimorso

Il carcere deve essere un luogo aperto, sostiene l'ex detenuto Carmelo Musumeci dopo quasi 25 anni di ergastolo ostativo e tre lauree: "Non si può cambiare stando chiusi in una stanza, senza vedere o incontrare mai nessuno". I sensi di colpa sono "la pena peggiore"

Gabriele Cruciata

Gabriele CruciataGiornalista

31 marzo 2022

"Bernardo Provenzano ha sofferto per l’ergastolo? No. Totò Riina ha sofferto? Neanche. Sono stati arrestati cattivi e lo sono rimasti. Quando soffri? Quando ti viene il senso di colpa del male fatto. Per questo il confronto è importante, ma i detenuti non hanno un confronto con la società esterna". Dopo quasi un quarto di secolo in carcere (e tre lauree), Carmelo Musumeci ha un’idea precisa di come dovrebbe funzionare il sistema penale. Dall’agosto 2018 ha ottenuto la liberazione condizionale, un risultato raro per chi, come lui, ha una sentenza che lo associa alla mafia. Nato nel 1955 ad Aci Sant’Antonio (Ct), ricorda ancora sua nonna che in piazza additava un uomo in divisa: "Tu cresci con l’odio verso le istituzioni. La mafia è una cultura, una mentalità prima che un reato". Ha vissuto tra Liguria e Toscana, dove a 16 anni ha rapinato una bisca iniziando la sua carriera criminale e guadagnando poi l’appellativo di “boss della Versilia”.

La vita di Musumeci è cambiata dopo aver commesso un omicidio. Entrato in carcere nel 1991, è condannato all’ergastolo ostativo: benefici, permessi e liberazione condizionale sono vietati al detenuto che non collabora con la giustizia per indurlo a pentirsi. "Nel 2004, dopo più di dieci anni passati in cella, ho presentato la prima istanza per un permesso premio, ma il magistrato di sorveglianza ha respinto la richiesta perché nelle motivazioni della sentenza era scritto che avevo commesso l’omicidio per agevolare l’associazione mafiosa. A quel punto ho scoperto l’ergastolo ostativo e ho cominciato la mia battaglia".

Il diritto alla speranza

È allora che Musumeci raccoglie 700 firme fra gli ergastolani per chiedere al presidente della Repubblica, in modo provocatorio, di tramutare l’ergastolo in pena di morte. Non è questo, però, il cambiamento che vorrebbe Musumeci. Per lui, il sistema penale deve mutare molto. Le pene alternative, ad esempio, dovrebbero diventare la regola: "Il carcere deve essere l’eccezione – sostiene –. La nostra Costituzione non parla di carcere ma di pena, e la nostra Costituzione l’hanno scritta persone che il carcere lo conoscevano bene". Anche l’istituzione penitenziaria dovrebbe cambiare per agire con più efficacia sul percorso di vita dei detenuti: "Perché non dare la speranza e la possibilità di uscire a un ragazzo arrestato a 19-20 anni e condannato all’ergastolo? Perché mai dovrebbe cambiare se sa di morire in carcere?".

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