Striscione mostrato a Scampia durante l'inaugurazione dell'ateneo
Striscione mostrato a Scampia durante l'inaugurazione dell'ateneo

Scampia riparte dall'università

Dove prima sorgeva la Vela H è stata inaugurata una sede dell'ateneo Federico II, che accoglierà 2.500 studenti di professioni sanitarie. Un nuovo inizio per il quartiere, che da anni lotta per liberarsi dai pregiudizi

Daniela De Crescenzo

Daniela De CrescenzoGiornalista

18 ottobre 2022

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“Ce l’abbiamo fatta, ce l’abbiamo fatta, ce l’abbiamo fatta”. Il grido di Scampia parte dalle parrocchie, corre lungo i vialoni che furono piazza di spaccio, invade le sedi delle associazioni, accarezza i ritratti giganti di Pasolini e De Andrè realizzati da Jorit, entra nelle scuole, si insinua pure nel degrado delle Vele. Dove fino al 2003 si alzava la Vela H, la prima a essere abbattuta, ha aperto una nuova sede dell'università Federico II dedicata agli studenti che frequentano i corsi in professioni sanitarie. Dopo diciannove anni di attesa, il quartiere della droga e delle stragi ha conquistato il proprio futuro. 

Presidio di cultura

Non è stato facile. Quando nel 2003 la giunta regionale guidata dall’ex sindaco Antonio Bassolino ordinò la distruzione della Vela H, decise di destinare l’area alla sede della protezione civile affidandone la progettazione all’architetto Vittorio Gregotti. Intanto, era scoppiata la prima sanguinosa faida tra i Di Lauro e gli Scissionisti che costò cento vite. Tre anni dopo, visto che la struttura governativa aveva trovato un’altra sede, la sindaca Rosa Russo Iervolino e lo stesso Bassolino, diventato nel frattempo presidente della Regione, decisero di destinare gli spazi all’università e firmarono un protocollo d’intesa con il rettore Guido Trombetti, con l’intento di fermare l’escalation di violenza attraverso la creazione di un presidio di cultura. Diciannove anni e circa quaranta milioni dopo, la facoltà di Scienze della nutrizione umana ha aperto in viale della Resistenza.  

Scampia, il Gridas rischia lo sgombero

Nell’edificio, un cilindro di vetro e cemento di sette piani e 15 mila metri quadrati di superficie, trovano spazio 49 aule, studi medici, laboratori, consultori, ambulatori e diversi servizi per gli studenti. Dovrebbero arrivarne 2.500 e con loro bar, ristoranti, cartolerie, copisterie e parcheggi. La metropolitana dovrebbe funzionare a pieno ritmo e forse saranno necessarie nuove linee di bus. Un nuovo inizio per il quartiere, che l’8 ottobre scorso, nella piazza che porta il nome di Ciro Esposito – il giovane tifoso napoletano ammazzato a Roma da un ultrà di estrema destra – ha ospitato per la prima volta il concerto Red Bull 64 Bars, con alcuni tra i più grandi artisti della scena rap italiana. 

Nuova narrazione

Soddisfatto il musicista Daniele Sanzone, frontman della band rock ‘A67, che prende il nome dalla legge 167 del 1962 sull’edilizia popolare che permise la costruzione delle Vele. Sanzone ha scritto sulla sua pagina Facebook: “L'arrivo dell'università porta il vento della cultura in strade troppo spesso dimenticate. Il quartiere spiega finalmente le vele verso un futuro luminoso. Gli studenti troveranno un luogo distante dalle narrazioni cinematografiche, che ha resistito a tutto grazie a persone che non hanno mai smesso di sperare. Auguro agli studenti di trovare in queste strade la bellezza e la forza che mi hanno reso un uomo migliore”. 

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Emma Dello Iacovo, portavoce del comitato Dateci facoltà, racconta: “Quando nel maggio 2010 il comitato è nato dalla rete delle quattro parrocchie del quartiere eravamo tutti universitari. Abbiamo scelto il nome Dateci facoltà non solo per chiedere che dopo anni di rinvii e incertezze finalmente si realizzasse il polo universitario, ma anche per sottolineare la necessità di ascoltare la nostra voce. Adesso è arrivato l’ateneo, ma deve anche cambiare il pregiudizio nei nostri confronti. Se sei di Scampia devi faticare il doppio degli altri per fare vedere quanto vali. Ora stiamo imparando a farci giudicare senza battere ciglio e non ci fermeranno più”.  

Quartiere in fermento

Scampia, dunque, ha vinto la sua prima scommessa. Tocca agli altri capire che il futuro di Napoli si gioca sulle periferie. Lo dicono i dati: Scampia è il quartiere più giovane della città e quello con la più alta natalità. Non solo: è in piena crescita anche dal punto di vista culturale e associazionistico. Qui è nata la casa editrice Marotta&Cafiero di Rosario Esposito La Rossa, che pubblica le opera di Daniel Pennac, Stephen King, Osvaldo Soriano, Antonio Skármeta, Raffaele La Capria, Ernesto Che Guevara. Qui arti marziali e recupero sociale si incontrano nella palestra Star Judo Club gestita, insieme al padre, dal campione olimpico Pino Maddaloni. Senza dimenticare il volontariato, che ha trovato la misura dell’innovazione e dell’efficienza, come dimostra la vivacità di associazioni come il Gridas e il Mammut.

Adesso è arrivato l’ateneo, ma deve anche cambiare il pregiudizio nei nostri confronti. Se sei di Scampia devi faticare il doppio degli altri per fare vedere quanto vali.

La gente di Scampia sa quanto sia importante stringere nuove relazioni. Barbara Pierro, una delle fondatrici del gruppo di teatro Arrevuoto – che ogni anno porta in scena studenti del centro e della periferia con spettacoli coloratissimi e coinvolgenti – e dell’associazione Chi Rom e chi no,  che ha poi dato vita al primo ristorante interetnico, il Chikù. “La missione dell’ università è anche creare interscambio con il territorio. È necessario l’impegno di chi può contribuire a valorizzare e rafforzare i servizi sul territorio, adesso bisogna valorizzare le esperienze produttive e culturali già presenti”. Sulla stessa linea il presidente della municipalità Nicola Nardella: “l’università può dare un nuovo volto al quartiere perché sarà attraversata da centinaia di studenti. Questo significa più servizi e migliore qualità della vita”.

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