Scampia, il Gridas rischia lo sgombero

Dopo la denuncia dell'Icap, l'istituto che gestisce l'edilizia popolare campana, il tribunale di Napoli ha ordinato l'immediato rilascio della struttura per "occupazione senza titolo". Potrebbe così scomparire l'associazione culturale che da quarant'anni è un punto di riferimento per il quartiere, un presidio che aiuta i giovani ad allontanarsi dal degrado

Daniela De Crescenzo

Daniela De CrescenzoGiornalista

26 aprile 2022

  • Condividi

“Abbiamo difeso i locali del Gridas dai malintenzionati che volevano impossessarsene, li abbiamo risanati e ne abbiamo fatto un punto di riferimento sociale, culturale e affettivo per tutti quelli che ci sono cresciuti. Ora dobbiamo liberarci dalla spada di Damocle dello sgombero”: Mirella La Magna, che con Felice Pignataro ha fondato il “Gruppo risveglio dal sonno” – il Gridas – è pronta a dare battaglia per difendere tutto ciò che è stato fatto dall’associazione negli anni di lavoro a Scampia. Un patrimonio che comprende i murales inventati da Felice, il carnevale che da quaranta anni colora le strade del rione, ma soprattutto le vite dei giovani che con Felice e Mirella hanno imparato a sognare. E sono tanti.

Napoli, capitale della delinquenza minorile

In verità, anche gli amministratori del Comune di Napoli, dall’assessore al Welfare Luca Trapanese a quello al bilancio Paolo Baretta, si dicono pronti a trovare il sistema per evitare lo sgombero deciso a febbraio dal tribunale di Napoli. Una sentenza arrivata dopo una lunga e contorta vicenda giudiziaria partita nel 2005, a seguito della denuncia dell’Iacp, l’istituto che gestisce parte dell’edilizia popolare campana. Diciassette anni dopo, la struttura ha cambiato nome -adesso si chiama Acer, Agenzia campana per l'edilizia residenziale – e pure intenzioni: non vi più alcuna voglia di recuperare i locali, come spiega l’attuale presidente David Lebro: “Il giudizio è stato pronunciato e non abbiamo la possibilità di dare in gestione la struttura. Per evitare lo sgombero siamo pronti a scambiare i locali con il Comune di Napoli, che invece può cederli all’associazione”.

"Per evitare lo sgombero siamo pronti a scambiare i locali con il Comune di Napoli che invece può cederli all’associazione”David Lepro - Presidente Acer

Ipotesi sulla quale è al lavoro anche l’assessore Trapanese: “Il Gridas non si muove da Scampia: come assessorato alle politiche sociali abbiamo siamo consapevoli del grande lavoro fatto sul territorio e siamo schierati al fianco dell’associazione”.  

Ma le rassicurazioni non bastano. “Noi vogliamo che riconoscano da un punto di vista legale il nostro diritto a occupare la sede – dice Mirella La Magna – non abbiamo contributi, non partecipiamo a bandi né a progetti, ma dal 1981 lavoriamo con i giovani di Scampia. Siamo anche destinatari di una delle 22 lettere sul futuro di Procida, capitale della cultura 2022, e adesso la nostra attività deve essere riconosciuta come bene comune e quindi tutelata adeguatamente”.

Un punto di riferimento per il rione

Un bene comune il Gridas lo è certamente. Anzi, di più. È la speranza gridata a Scampia, quando la periferia a nord di Napoli interessava solo ai cacciatori di voti, quando il rione non aveva nemmeno diritto a un nome, ma solo a un numero – il 167 – come la legge per l’edilizia popolare che ne aveva finanziato la costruzione. L'associazione era a Scampia quando non era nemmeno stato inventato il clan degli Scissionisti, che poi lo trasformò in un’enorme piazza di spaccio.

Le Vele dovevano essere strutture di avanguardia con ballatoi aperti che riproponessero la socialità sperimentata nei vicoli, ma la fame di casa e l’avidità dei clan le trasformarono in un ghetto dominato dai criminali

“Io e mio marito Felice – ricorda Mirella – arrivammo quando si trasferirono in questa zona i bambini di Poggioreale, che seguivamo da tempo. Allora le Vele erano in costruzione e la mia casa si trovava in campagna. Sotto al portone c’erano le capre e si coltivavano i pomodori”. Il rione fu costruito dall’Inacasa e poi acquisito dall’Iacp. Nell’Ottanta, con il terremoto, l’ondata delle occupazioni abusive delle Vele, inventate dall’architetto Franz di Salvo, che si ispirò a Kenzo Tange, trasformò la campagna in un dormitorio. Le Vele dovevano essere strutture all'avanguardia, con ballatoi aperti che riproponessero la socialità sperimentata nei vicoli, ma la fame di casa e l’avidità dei clan le trasformarono in un ghetto dominato dai criminali.

Non solo un supermarket per la droga

Eppure Scampia non diventò mai solo un supermarket della droga. La speranza fu coltivata dai pionieri del Gridas, che  con i colori e i tamburi inventarono un nuovo modo di stare insieme per i bambini del rione. Forse furono loro i visionari che per primi capirono che la vera ricchezza sono le creature, le vite giovani che segnano la cifra del futuro. E così, mentre gli Scissionisti e i Di Lauro si contendevano il territorio scatenando una faida dopo l’altra e seminando vittime innocenti, in via Monterosa si continuava a dipingere, si coloravano i muri, si organizzava il cineforum, si creavano costumi e maschere per la sfilata di un carnevale che ha già compiuto quaranta anni ma non li dimostra. Nemmeno la morte di Felice Pignataro, che di Mirella è stato compagno di vita, fermò le attività. Era il marzo del 2004 e nel rione si scatenava la prima faida, forse la più sanguinosa, quella che vide la morte di Gelsomina Verde, 22 anni e la sola colpa di “essersi guardata” con un ragazzo del clan scissionista; di Antonio Landieri, 25 anni e una sedia a rotelle a impedirgli la fuga; di Attilio Romanò, 30 anni, ammazzato per uno scambio di persona. 

Sul palco per punizione, così il teatro ha salvato Alessandro dalle sinere della camorra

Una possibile rinascita

Oggi Scampia non è un rifugio per i tossici, un dormitorio per chi sta agli arresti domiciliari. Tra viale della Resistenza, via Bakù e via Ghisleri si custodisce la possibile rinascita. Perché è qui che nascono più bambini e la natalità, ormai è chiaro quasi a tutti, è la chiave del futuro. Nel quartiere si segna l’età media più bassa della città: 39,7 anni. Per fare un paragone, al Vomero, uno dei quartieri bene, la media è di 47 anni. E solo in questo rione la percentuale di ultra-sessantacinquenni non ha ancora superato quella della popolazione più giovane.

Nel quartiere si segna l’età media più bassa della città: 39,7 anni

Non è solo l’età a giocare a vantaggio della periferia. A Scampia, sulle orme del Gridas, sono nate e cresciute più di trenta associazioni di volontariato: da “Chi rom e chi no”, al “Mammut” al centro Hurtado. C’è pure una palestra, quella di Giovanni Maddaloni, dove si insegna judo, ma si impara anche a crescere. E ci sono quattro scuole superiori aperte fino a sera, che insegnano a conoscere il mondo del lavoro: in questi mesi dieci studenti del Galileo Ferraris sono stati assunti dall'azienda Leonardo. Al Rione don Guanella, territorio di Scampia, è nata Zeudi Di Palma, miss Italia 2021, che appena eletta ha dichiarato alla stampa: “Porterò il mio quartiere sempre nel cuore, è il mio punto di riferimento. Tutti i ragazzi ce la devono fare come ce l'ho fatta io”. Un po’ più avanti, sulla circonvallazione esterna, ha sede la Marotta e Cafiero, la casa editrice rilevata da Rosario Esposito La Rossa, il cugino di Antonio Landieri, tra le più importanti d’Italia. E proprio accanto alle Vele nascerà il nuovo polo universitario. Tre sono state abbattute, le altre dovrebbero andare giù nel giro di qualche anno. Ne rimarrà una sola, la celeste, per ospitare “iniziative sociali”, ricordo del passato e passarella sul futuro.

“Tutti noi crediamo nel futuro e per questo abbiamo scelto di lavorare nel sociale"Barbara Pierro - Membro dell'associazione "Chi rom e chi no"

Questa è la Scampia di oggi, il rione più ricco e più povero della città, dove ci sono esperienze d’avanguardia ma resta un reddito da fame. E qua che si gioca il futuro. Anche per questo il Gridas oggi più che mai è necessario. Spiega Barbara Pierro dell’associazione “chi rom e chi no”: “Tutti noi crediamo nel futuro e per questo abbiamo scelto di lavorare nel sociale, siamo figli di Felice e Mirella”. Non si può lasciare la speranza senza genitori.

Crediamo in un giornalismo di servizio ai cittadini, in notizie che non scadono il giorno dopo. Aiutaci a offrire un'informazione di qualità, sostieni lavialibera
  • Condividi

La rivista

2022 - numero 15

Povero lavoro

Lavorare non garantisce né sicurezza economica né qualità della vita. Più di una persona su 10 si trova in condizioni di povertà anche se ha un lavoro, mentre cresce il numero di chi non ce la fa più a sopportare il peso di competizione e performance sempre più alte

Povero lavoro
Vedi tutti i numeri

La newsletter de lavialibera

Ogni sabato la raccolta degli articoli della settimana, per non perdere neanche una notizia. 

Ogni prima domenica del mese un approfondimento speciale, per saperne di più e stupire gli amici al bar