Trattativa Stato-mafia: sui media più spazio alle assoluzioni che ai fatti storici

Uno studio su sette quotidiani nazionali e locali tra il 2013 e il 2021, condotto nell'ambito di una tesi di laurea magistrale in comunicazione, dimostra che l'informazione sul processo sulla trattativa Stato-mafia è spesso rimasta superficiale

Francesca Palumbo

Francesca PalumboResponsabile organizzativo di Libera Emilia-Romagna APS

6 novembre 2022

Nel corso del processo sulla presunta trattativa tra Stato e mafia, le assoluzioni di politici e ufficiali dei carabinieri hanno avuto più risalto e più spazio rispetto alle notizie del rinvio a giudizio del 2013 e delle condanne in primo grado nel 2018. Si tratta di un fatto che smentisce la vulgata secondo cui le notizie delle assoluzioni ottengono minore visibilità rispetto a quelle su indagini e condanne. E che può aver condizionato l’opinione pubblica su questa importante pagina della nostra storia recente. Il dato emerge da uno studio, condotto nell’ambito di una tesi di laurea magistrale in comunicazione, conseguita a marzo del 2022 all’Università di Palermo, sull’informazione di sette quotidiani nazionali e locali tra il 2013 e il 2021, un’informazione che – nonostante l’importanza delle vicende storiche – è spesso rimasta superficiale.

Lo studio parte da una domanda di ricerca. In che modo è possibile farsi un’opinione su un processo, come quello della trattativa Stato-mafia che tenta di ricostruire la storia degli anni più bui dello stragismo, se alcuni temi vengono oscurati rispetto ad altri?

Nella formazione dell’opinione pubblica giocano un ruolo fondamentale le priorità indicate dalla politica (agenda politica) e il potere dei media di definire urgenza e caratteristiche dei problemi pubblici (agenda setting). È a partire dai giornali e dai media che si costruisce l’opinione pubblica, ed è a partire da questa che si formano anche le percezioni, le reazioni ed i comportamenti di chi vi entra in contatto.

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E allora quali sono state le reazioni e le percezioni dell’opinione pubblica e in che modo è stata accolta nel 2018 la sentenza di primo grado del processo Trattativa? Sentenza che, ricordiamolo, aveva condannato allo stesso tempo politici, ufficiali dei carabinieri e mafiosi, e figure che orbitavano nell’area grigia? E come, invece, è stata accolta la notizia del ribaltamento del processo in secondo grado nel 2021 ha assolto politici e carabinieri, ritenuti responsabili in primo grado, e condannato i soli mafiosi?

Con il termine "trattativa" si fa riferimento ai contatti "che già a decorrere dall'omicidio dell'onorevole Lima sono avvenuti tra esponenti delle istituzioni ed esponenti di Cosa nostra" – si legge nella sentenza di primo grado – negli anni Novanta, dopo l'escalation di violenza che Cosa nostra scatenò a seguito delle condanne del maxi-processo di Palermo. Il processo sulla trattativa Stato-mafia è iniziato con il rinvio a giudizio a marzo del 2013, deciso dal giudice per l'udienza preliminare (gup) Piergiorgio Morosini, di mafiosi di rilievo come Salvatore Riina, Giovanni Brusca, Leoluca Bagarella e Antonino Cinà, insieme ad altissimi ufficiali del Raggruppamento operativo speciale (Ros) dei carabinieri, come Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno, e all'imprenditore e politico Marcello Dell'Utri, braccio destro di Silvio Berlusconi, insieme agli ex ministro Nicola Mancino, e a Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, già condannato per mafia.



La principale accusa rivolta dai pm antimafia ai mafiosi e agli uomini delle istituzioni era di violenza o minaccia ad un corpo politico, amministrativo o giudiziario (in base all'articolo 388 del codice penale che punisce con la pena della reclusione da uno a sette anni "chiunque usa violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario o ad una rappresentanza di esso, o a una qualsiasi pubblica autorità costituita in collegio, per impedirne, in tutto o in parte, anche temporaneamente, o per turbarne comunque l'attività"). Tra le ipotesi degli inquirenti, questo dialogo avviato dalle istituzioni con il tentativo di fermare le stragi, potrebbe avere assunto le forme di un "do ut des" (ti do una cosa per averne un'altra, insomma).



Si tratta di un processo singolare, in cui lo Stato accusa una parte dello Stato. Certo, di trattative si è parlato sin dai primi anni della nascita del fenomeno mafioso, come nei casi di Portella delle ginestre o la morte del bandito Salvatore Giuliano. Però è vero anche che le trattative si sono sempre caratterizzate come "mediazioni occulte", che hanno determinato un vulnus nella storia italiana, che appare come una pagina vuota in un libro di storia.


La copertura mediatica del processo Stato-mafia

L’attenzione dello studio si è focalizzata sul modo in cui alcuni giornali nazionali e alcuni giornali locali siciliani hanno trattato la notizia del rinvio a giudizio e delle sentenze di primo e secondo grado. Sono stati analizzati gli articoli pubblicati dalle sette testate giornalistiche nell’arco dei tre giorni di ogni fase del processo:

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