Andrej, 64 anni, piange al cimitero di Irpin. Foto Marco di Marcantonio
Andrej, 64 anni, piange al cimitero di Irpin. Foto Marco di Marcantonio

Crimini di guerra in Ucraina. L'ipotesi di un tribunale speciale per Putin

L'ultima conferma dei crimini di guerra della Russia in Ucraina arriva da un report delle Nazioni unite che documenta anche abusi sessuali nei confronti di minori. Ora in molti, tra cui l'Unione europea, chiedono l'istituzione di un tribunale internazionale ad hoc per perseguire Vladimir Putin per reato di aggressione. All'Onu, la bozza di una risoluzione per istituirlo

Rosita Rijtano

Rosita RijtanoRedattrice lavialibera

6 dicembre 2022

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KYIV - Sono migliaia i crimini di guerra commessi dai soldati russi in Ucraina. L'ultima conferma arriva da un report delle Nazioni unite che documenta anche abusi sessuali nei confronti di minori. La vittima più piccola ha 4 anni.

In molti, tra cui l'Unione europea, chiedono l'istituzione di un tribunale internazionale speciale per perseguire il presidente russo Vladimir Putin per reato di aggressione. E ora all'Onu gira la bozza di una risoluzione per istituirlo.

"C'è così tanto da fare che ci sentiamo travolti: saranno necessari anni, se non decenni, per documentare tutti i crimini commessi dai soldati russi" Tetiana Pechonchyk - capo del consiglio di amministrazione dell'associazione  ucraina Zmina 

Guerra Ucraina, Ong italiane verso Kyiv: "No armi, negoziati"

Quando sono arrivati i soldati russi, Mykhailo era nel cortile di casa. Ricorda che indossavano dei passamontagna e poi nient’altro fino all’interrogatorio, il secondo giorno di prigionia. Due ore e mezza di domande, ma soprattutto di botte: tante da lasciargli un braccio penzoloni, rotto a metà. Torture che si sono ripetute per dodici giorni: ogni mattina i militari lo prelevavano dalla cella, gli mettevano in testa una busta, e lo portavano in una stanza isolata per interrogarlo, riempiendolo di calci e pugni. A volte gli infilavano una pistola in bocca, fingendo di ucciderlo, altre gli attaccavano alla pelle un apparecchio che dava la scossa. Nel momento in cui l’hanno liberato, Mykhailo aveva il corpo dello stesso colore di un cadavere: tutto blu.

Quando tornano sotto il controllo di Kyiv, città e piccoli paesi aprono le porte all’orrore, rivelando l’esistenza di decine di fosse comuni con dentro centinaia di corpi di civili e soldati uccisi

La sua è una delle decine di storie che documentano le torture commesse dai soldati di Mosca raccolte dall’organizzazione umanitaria Zmina a Izyum, città dell’Ucraina nord-orientale, occupata dalle truppe russe fino allo scorso settembre. Non si tratta di episodi isolati nei territori ucraini conquistati dalle forze di Putin. Città, e piccoli paesi, che quando tornano sotto il controllo di Kyiv aprono le porte all’orrore, rivelando l’esistenza di decine di fosse comuni con dentro centinaia di corpi di civili e soldati uccisi: 450 a Izyum, 400 a Bucha, 269 a Irpin e via così, in una drammatica conta che si ripete sempre uguale a sé stessa dal nord al sud dell’Ucraina.

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Anche i racconti delle vittime, e dei loro familiari, si somigliano per brutalità: famiglie massacrate mentre tentavano la fuga, donne violentate, uomini fucilati per aver messo un piede fuori dall’uscio.

Sommario: 

Crimini di guerra, un metodo già rodato dalla Russia in Siria, Georgia e Cecenia

Zmina, che in ucraino significa cambiamento, è solo una delle decine di organizzazioni al momento impegnate a raccogliere testimonianze sugli abusi commessi dai russi all’interno del Paese. Tetiana Pechonchyk, a capo del consiglio di amministrazione dell'associazione, spiega come l’aggressione di Putin abbia cambiato il suo lavoro seduta davanti a una tazza di caffè, in un bar del centro di Kyiv. Stretta in un tailleur, arriva di corsa e se ne va via di corsa, quasi dimenticando nella fretta di fare colazione. Rimedia ingoiando in due bocconi un cornetto prima di tornare al lavoro, racconta di aver studiato un anno in Italia, ma che in italiano ricorda solo "ciao, bella ragazza", e si scusa per il poco tempo a disposizione "sono giornate super impegnate":  

“La nostra associazione è nata nel 2012 con l’obiettivo di promuovere i diritti umani, a livello nazionale e internazionale – dice –. Visitavamo istituzioni chiuse, come le carceri e i centri, verificandone le condizioni. Il nostro impegno sui crimini di guerra è stato successivo. Abbiamo cominciato nel 2014, in Crimea, e continuato su scala nazionale dopo l’inizio della guerra. C’è così tanto da fare che ci sentiamo travolti: saranno necessari anni, se non decenni, per raccogliere tutto il materiale”.

"Decine di persone in fuga da Kherson sono bloccate"

Fino a settembre l’ufficio del procuratore generale dell’Ucraina ha identificato oltre 34mila casi, ma “ogni giorno ne vengono registrati centinaia di nuovi”, precisa Tetiana.

Fino a settembre l’ufficio del procuratore generale dell’Ucraina ha identificato oltre 34mila casi, ma ogni giorno ne vengono registrati centinaia di nuovi. L'associazione Zmina, che si occupa solo di sparizioni forzate, ha lavorato su 328 rapimenti

Zmina, che si occupa solo di sparizioni forzate, ha lavorato su 328 rapimenti. Un punto che fa male toccare riguarda gli eventuali crimini di guerra commessi dai soldati di Kyiv. Tetiana definisce il rapporto di Amnesty international, che lo scorso agosto ha accusato le truppe ucraine di aver messo in pericolo i civili, "superficiale". Non nega che delle violazioni da parte dei soldati di Kyiv possano essere state commesse e “andranno investigate”.

La differenza è la scala. “Per l’esercito russo crimini come il deliberato attacco di infrastrutture civili e l’utilizzo di armi illegittime sono un metodo di guerra già rodato in Siria, Georgia e Cecenia – prosegue Pechonchyk –. In ogni paese conquistato, anche il più piccolo, viene creata una camera delle torture in cui le persone rapite sono torturate, mutilate o uccise”.

Abusi sessuali e uccisioni: le prime vittime dei crimini di guerra sono i bambini

Parole che trovano la più recente conferma in un report pubblicato da una commissione di inchiesta indipendente istituita dalle Nazioni unite con il compito di investigare degli episodi verificati tra il febbraio e il marzo 2022 in cinque provincie (Kyiv, Chernihiv, Kharkiv e Sumy), concludendo che “le forze armate russe sono responsabili della maggior parte delle violazioni identificate. Anche le forze ucraine hanno commesso violazioni del diritto umanitario internazionale in alcuni casi, inclusi due incidenti che si qualificano come crimini di guerra”.

Nel dettaglio, la commissione ha documentato che, soprattutto nella prima fase del conflitto, ci sono state volte in cui le truppe ucraine hanno messo i civili a rischio, occupando per esempio una scuola usata per la distribuzione di aiuti umanitari. Ha anche individuato due casi in cui i soldati di Kyiv hanno ucciso, ferito e torturato degli individui al di fuori dei combattimenti.

Di contro, però, l'Onu denuncia che i soldati di Putin hanno usato in maniera “indiscriminata e massiccia” armi esplosive, scelto luoghi residenziali per le proprie basi, sparato ai civili che cercavano di scappare, ucciso con esecuzioni sommarie chi sospettavano essere un sostenitore del governo ucraino, deportato in Russia decine di persone, alcune delle quali risultano ancora scomparse, e violentato donne e uomini. La più piccola vittima di abusi sessuali di cui si ha notizia ha quattro anni. 

Ai bambini le Nazioni unite dedicano una parte importante del rapporto, sottolineando come abbiano subito tutte le violazioni investigate con effetti devastanti che durano ancora oggi. A questo proposito la commissione puntualizza il ruolo essenziale che svolgono la giustizia e la possibilità di attribuire delle responsabilità. Ma se la raccolta di materiale a più livelli non manca, tanto da portare Pechonchyk a definire la guerra in Ucraina come la guerra “più documentata della storia”, più difficile è dire in che modo, e da quale autorità, saranno giudicati i responsabili delle atrocità commesse.

Da Norimberga al Ruanda: cosa sono i crimini di guerra

Per ripercorrere la storia di come siano stati perseguiti i crimini di guerrain epoca recente bisogna tornare al secondo dopoguerra e – più di preciso – all’estate del 1945, quando gli alleati siglarono lo statuto del tribunale internazionale militare di Norimberga per istituire il processo di Norimberga che poi durerà 11 mesi e avrà per imputati 22 leader nazisti, tutti condannati tranne tre (12 alla pena di morte).

L’obiettivo era creare un organismo per il giudizio e la punizione dei principali criminali di guerra – i cui delitti non avevano “una localizzazione geografica precisa” –, poggiando le basi su una premessa nuova e rivoluzionaria nel diritto internazionale: alcuni crimini sono così atroci che la comunità mondiale deve intervenire per ristabilire giustizia, travalicando i principi della sovranità nazionale.

Lo statuto inseriva tre categorie di crimini sotto la propria giurisdizione:

  • la categoria dei crimini contro la pace, che includeva anche la preparazione e l’inizio di una guerra di aggressione;
  • i crimini di guerra come l’uccisione, le torture e la deportazione;
  • e i crimini contro l’umanità, come la persecuzione dei civili per motivi razziali, religiosi e politici, all’interno dei quali in seconda battuta rientrerà anche il genocidio definito come l’uccisione o il danneggiamento fisico o mentale di un determinato gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso con l’obiettivo di distruggerlo, in tutto o in parte.

I passi successivi si compiono 50 anni dopo con l’istituzione di due tribunali internazionali ad hoc per indagare quanto stava succedendo nell’ex Jugoslavia e in Ruanda negli anni Novanta: esperienze che nel 1998 portano i rappresentanti di 150 nazioni a Roma. In agenda c’è l’istituzione di una corte penale internazionale permanente e i negoziati si concludono con la nascita dell’International criminal court, con sede all’Aja, che diventa operativa nel 2002. Tra i 120 Paesi che a oggi l’hanno ratificata pesano però tre enormi assenze: Cina, Russia e Stati Uniti. Anche l’Ucraina non l’ha ratificata e tuttavia ha accettato la giurisdizione della Corte per i crimini commessi all’interno del proprio territorio, compresi quindi i crimini ora commessi dai soldati russi.

“Le indagini sono in corso e al loro termine la Corte potrebbe emettere un mandato di arresto nei confronti degli ufficiali ritenuti responsabili degli episodi e persino di Putin”, spiega l’avvocato Achille Campagna. In alternativa, potrebbe richiederne la convocazione a piede libero. Segue un secondo round di indagini che, se esistono prove sufficienti verso i sospettati, si concluderebbe con la conferma delle accuse: a quel punto i sospettati diventerebbero formalmente degli imputati.

I limiti della Corte penale internazionale

Campagna è un avvocato italiano che, con il collega ucraino Olexiy Yasyunetskiy, si sta occupando pro bono di alcune vittime, tra cui anche delle istituzioni ucraine. Uno dei casi più importanti, e conosciuti, che sta seguendo riguarda il tentativo di fuga di due famiglie dalla città di Bucha, a nord di Kyiv, nei giorni successivi all’invasione. La mattina del 5 marzo due vicini di casa, spaventati dai continui bombardamenti, organizzano una piccola carovana: nella prima auto si trovano una coppia e due bimbi di quattro e otto anni. Nella seconda ci sono marito, moglie e la nuora. 

A neanche 800 metri di distanza dalle loro case, hanno davanti un veicolo armato russo. I soldati sparano uccidendo nella prima auto i due bambini e la madre, si salva il marito che però perde una gamba. Nella seconda muore l'uomo e sopravvivono le due donne. 

Campagna spera che il caso sia investigato dalla Corte e i responsabili siano individuati. Il problema è il dopo. Prima di tutto, si potrebbe non arrivare mai a processo: non avendo sottoscritto lo statuto di Roma, è improbabile che la Russia sia favorevole all’estradizione dei presunti colpevoli, e la Corte penale internazionale non procede in contumacia, cioè in assenza degli imputati.

In caso di processo, un conto sarebbe provare la responsabilità di determinati crimini da parte dei singoli soldati, che magari eseguono un ordine. Un altro renderne responsabili anche i vertici politici della Russia. In particolare, Putin. E, nei sogni delle organizzazioni ucraine per i diritti umani, è proprio il presidente russo il vero obiettivo.

Il reato madre di tutti i crimini di guerra: il crimine di aggressione

“Putin deve essere perseguito da un tribunale internazionale altrimenti non si fermerà. La nostra famiglia è stata spezzata. Ho dei parenti che vivono vicino Mosca e che adesso ci chiamano nazisti. Credono che Putin abbia fatto bene ad attaccarci e sostengono persino che le violenze ce le stiamo inventando. Abbiamo smesso di sentirci” Tetiana Pechonchyk - Zmina

“Putin deve essere perseguito da un tribunale internazionale altrimenti non si fermerà”, dice Pechonchyk. Tetiana è sconvolta anche dal “lavaggio del cervello” a cui il presidente russo ha sottoposto la popolazione del suo Paese: “La nostra famiglia è stata spezzata. Ho dei parenti che vivono vicino Mosca e che adesso ci chiamano nazisti. Sostengono che Putin abbia fatto bene ad attaccarci e persino che le violenze ce le stiamo inventando. Abbiamo smesso di parlarci”.

Pechonchyk crede nella necessità di perseguire Putin per un particolare tipo di crimine: il reato di aggressione, ovvero l’utilizzo della forza armata contro un altro Paese senza che ci siano state ragioni di difesa. 

Il crimine di aggressione è stato pensato proprio per prendere di mira la linea di comando e può essere considerato il reato madre di tutti i crimini di guerra: nessun crimine di guerra sarebbe stato commesso in Ucraina, se il Paese non fosse stato invaso dalla Russia. Ma procedere all’azione non è così semplice. Nei confronti di uno Stato che non l’ha ratificata, infatti, la Corte può perseguire solo i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità ma non il reato di aggressione a meno che non sia il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite a chiederlo. Essendo però la Russia un membro permanente del Consiglio, con potere di veto, può opporsi alla richiesta ed è certo che lo farebbe.

Un tribunale speciale per processare Putin di reato di aggressione

Ecco perché tanto l’Ucraina quanto molti esperti di diritto internazionale stanno da tempo chiedendo che venga istituito un tribunale internazionale speciale, come già successo prima in ex Jugoslavia, per le guerre nei balcani, e poi in Ruanda, per il genocidio commesso dall'esercito regolare verso le persone di etnia tutsi. Anche se c’è da dire che le sentenze sono state poche e spesso tardive. Il caso simbolo: il processo a Slobodan Milosevic, l'ex presidente serbo accusato di crimini contro l'umanità, finì senza sentenza per via della morte di Milosevic stesso.

Il 30 novembre scorso sul punto è tornata la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, dichiarando che “l’invasione russa dell’Ucraina ha causato morte, distruzione e indicibili sofferenze. La Russia deve pagare per gli orribili crimini commessi, incluso il reato di aggressione contro uno Stato sovrano. Mentre continuiamo a supportare la Corte penale internazionale, proponiamo di creare una corte specializzata, supportata dalle Nazioni unite, per investigare e perseguire il reato di aggressione da parte della Russia”.

Non mancano i punti critici. Il primo che l'istituzione di un tribunale internazionale speciale al momento non favorirebbe i negoziati con Putin. Il secondo interrogativo riguarda l'efficacia che potrà avere un organismo del genere. Secondo l'avvocato Campagna, molto dipende da come verrà implementato: "Si potrebbe, ad esempio, stabilire che a differenza della Corte penale internazionale questo tribunale abbia la possibilità di procedere, se necessario, anche in contumacia e arrivare così a una sentenza, sempre nel rispetto del giusto processo, che condanni Putin per reato di aggressione".

Sentenza con un alto valore politico, ma che per Campagna potrebbe avere anche delle ricadute pratiche: "Sbloccare i 330 miliardi di fondi sequestrati alla Russia, di cui 300 alla Federazione Russa e 30 agli oligarchi, in giro per il mondo e garantire una compensazione economica tale da far fronte, per la prima volta nella storia, al risarcimento delle vittime, oltre che alla ricostruzione in Ucraina". 

"I soli veri responsabili sono i leader e il crimine di aggressione è il solo modo per renderli responsabili. Il crimine dei crimini è il reato di aggressione" Philippe Sands - avvocato, esperto di diritto internazionale

L'elefante nella stanza: l'Iraq

Una fonte ha detto alla testata Euractiv! che potrebbe pure trattarsi di un tribunale ibrido, cioè operante sotto la legislazione ucraina con il supporto della comunità internazionale, ma in entrambi casi non dovrebbe mancare un elemento: il sostegno dell’Onu.

"Supportiamo russi e ucraini che si oppongono alla guerra". Intervista a Lisa Clark, co-presidente dell'International peace Bureau

Beth Van Schaack, ambasciatrice statunitense per la giustizia penale globale, ha detto nei giorni scorsi che sono due le opzioni prese in considerazione. La prima è un trattato bilaterale tra Ucraina e Nazioni unite, "consacrato in qualche modo dall'assemblea generale, che porti il sostegno politico dell'intera comunità internazionale all'istituzione di un tribunale autonomo". La seconda, un tribunale interno istituito dall'Ucraina con l'Ue o il Consiglio d'Europa possibilmente approvato da un voto all'assemblea generale delle Nazioni unite. In entrambi i casi, l'obiettivo sarebbe il reato di aggressione e gli imputati – ha aggiunto Van Schaack – "sarebbero un numero limitato, probabilmente la leadership politica e forse anche alcuni importanti responsabili militari".

"I soli veri responsabili sono i leader e il crimine di aggressione è il solo modo per renderli responsabili. Il crimine dei crimini è il reato di aggressione", ha precisato l'avvocato, e scrittore, esperto di diritto internazionale Philippe Sands.

Tuttavia, mettere in piedi un organismo del genere chiede un grande impegno politico da parte di tutti gli Stati e molti soldi. E, al di là della Russia, altre nazioni potrebbero non vedere di buon occhio che Putin venga perseguito per il crimine di aggressione perché questo costituirebbe un precedente pericoloso. Un esempio: gli Stati Uniti.

La questione non si limita all'eventuale impatto negativo sulle trattative di pace. Intervistato da The intercept, Sands ha suggerito che “il grande elefante nella stanza in Ucraina è l’Iraq. Gli Usa non vogliono far fronte al crimine di aggressione perché sanno che se oggi viene usato contro la Russia, un altro membro permanente del Consiglio di sicurezza (come gli Usa, ndr), domani potrà essere sfruttato contro di loro. Anche la guerra in Iraq (la seconda guerra in Iraq, ndr) è stata una guerra illegittima”.

Il primo processo contro un soldato russo di 21 anni a Kyiv

Intanto che la comunità internazionale dibatte, i crimini di guerra che hanno sospettati noti vengono perseguiti dai tribunali ucraini che, a differenza della Corte penale internazionale, possono procedere anche in contumacia. Alla fine di agosto, il procuratore generale dell’Ucraina aveva individuato 135 sospettati di crimini di guerra. Il primo processo si è svolto a Kyiv lo scorso maggio.

Vadim Shishimarin, un sergente russo di 21 anni, è stato accusato per l’uccisione di un signore di 62 anni che stava spingendo una bicicletta su strada nella regione di Sumy. Durante l’udienza, il giovane soldato ha detto di averlo fatto dopo aver ricevuto l’ordine da parte di due ufficiali: aveva disobbedito al primo, ma non era riuscito a dire di no anche al secondo che urlava. “La situazione era stressante”, ha detto. La prima sentenza l’ha condannato all’ergastolo: pena da molti giudicata eccessiva e poi ridotta a 15 anni in appello.

Oltre le sentenze, l'esigenza di un supporto psicologico

"Bisogna prevedere un’assistenza psicologica specializzata e diversa a seconda dell’età e del tipo di violenza subita" Kateryna Busol - ricercatrice

Per la ricercatrice ucraina Kateryna Busol la giustizia è importante ma sarebbero importanti anche le compensazioni per gli abusi subiti e soprattutto un supporto psicologico. “Queste persone ne hanno un bisogno immenso – spiega Busol a lavialibera –. Le organizzazioni non governative stanno portando avanti diverse iniziative ma sono una goccia nel mare rispetto alle esigenze. Bisogna prevedere un’assistenza specializzata e diversa a seconda dell’età e del tipo di violenza subita. Per esempio, tra chi è stato violentato ci sono anziani di 70 e 80 anni che hanno determinate esigenze. Ci sono anche uomini e la violenza sessuale maschile è ancora accompagnata da un forte stigma nella società Ucraina”.

Busol crede che la questione sia ancora poco dibattuta all’interno della società e ancor meno nell’ambiente giudiziario: “Chi sta investigando su questi crimini dovrebbe seguire particolari procedure, come non fare domande dirette sull’esperienza traumatica, aiutare la persona a sentirsi a proprio agio e al sicuro, e dare la priorità alle sue condizioni psicofisiche. È importante che sia data la possibilità di scegliere se l’investigatore con cui si parla è maschio o femmina”.

Viceversa, anche chi sta documentando i crimini necessita di supporto perché esposto al trauma secondario. “In questo momento, tutta la società ucraina ha bisogno di aiuto – conclude Busol –. Insegno all'università e vedo l’impatto sui miei studenti che fanno fatica a concentrarsi, pur non essendo vittime dirette”.

*Questo approfondimento è stato realizzato in occasione della carovana in Ucraina di Stop the war now, dal 26 ottobre al 3 novembre 2022, guidata da Un Ponte per e dal Movimento nonviolento.

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