Un soldato centrafricano mostra al braccio la toppa del Wagner group (Wikimedia)
Un soldato centrafricano mostra al braccio la toppa del Wagner group (Wikimedia)

Prigozhin, il leader del Wagner group, è morto: futuro incerto per i mercenari in Africa

La scomparsa del fondatore del Wagner group avrà delle ripercussioni in molti stati africani, dove i miliziani hanno costruito dei rapporti di fiducia sia con governanti sia con i gruppi ribelli

Matteo Giusti

Matteo GiustiGiornalista

24 agosto 2023

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La morte di Evgeny Prigozhin e del suo braccio destro militare, Dimitri Utkin, decapita il gruppo Wagner, che in un colpo solo perde il capo politico e quello militare. Fin da subito i canali Telegram dei miliziani hanno accusato la contraerea russa di avere deliberatamente abbattuto il jet dove viaggiavano i due leader, ma per arrivare alla piena verità servirà tempo. Quel che è certo è che al momento non è giunta alcuna presa di posizione ufficiale del Cremlino, che ore dopo lo schianto si è limitato ad ammettere che Prigozhin era morto. A destare sospetti è anche la posizione in cui è avvenuto l’incidente, una zona poco abitata lontana dagli enormi quartieri residenziali di Mosca

Africa, questione di interessi

Tra vendetta e preoccupazione

Su Grey Zone – il principale canale Telegram del Wagner group – molti gridano vendetta e si dicono pronti a morire per fare giustizia, ma in realtà per il Wagner group questo sembra essere un colpo mortale. E mentre in Bielorussia i media locali parlano di centinaia di defezioni tra le fila dei miliziani che stanno cercando di tornare a casa, l’attenzione si sposta in Africa, dove il gruppo è una presenza fissa. Non a caso, l’ultimo video di Prigozhin è stato girato in una località non dichiarata del Continente, forse nella Repubblica centrafricana, dove l’ormai ex cuoco di Vladimir Putin aveva chiamato alle armi tutti i suoi fedelissimi, dichiarando l’Africa come il terreno dove il Wagner group avrebbe potuto operare.

La rete africana del Wagner group

Prigozhin parlava di lotta al terrorismo islamico e di aiuti agli Stati pronti a collaborare con il gruppo, un progetto nato diversi anni fa e che stava diventando il core business dei Wagner. Resta da capire come si muoveranno ora le migliaia di mercenari presenti in Africa, anche se ogni Stato ha un comandante che agiva con una certa indipendenza. Nella Repubblica centrafricana, ad esempio, ci sono circa 2mila miliziani che rispondono a Dimitri Sytyi, ferito in un attentato un paio di anni fa, ma ancora molto operativo. 

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Nella capitale Bangui, Sytyi è ufficialmente direttore della Casa Russia, un centro culturale che si occupa di educazione e sviluppo, ma in realtà gestisce centinaia di società a scatola cinese per l’estrazione di oro e rame, poi esportati con gli aerei privati della compagnia. Il presidente centrafricano Faustin-Archange Touadera utilizza i Wagner come guardia presidenziale e, grazie a loro, sono stati respinti più volte i ribelli che minacciano periodicamente la capitale. Il Centrafrica spende circa 10 milioni di dollari al mese per garantirsi la protezione dei Wagner. 

Il Centrafrica spende circa 10 milioni di dollari al mese per garantirsi la protezione dei Wagner

In Mali la giunta militare ha passato la gestione della lotta al terrorismo ai miliziani del Wagner, che oscillerebbero fra i 600 e gli 800 effettivi. Tutte le spese militari del Paese sono gestite da Ivan Maslov, ex Spetsnaz (le forze speciali russe) e fedelissimo di Prigozhin, che qui ha piazzato aerei ed elicotteri russi promettendo la vittoria contro lo Stato islamico, che terrorizza il nord del paese.

Le miniere di uranio sono già finite nella galassia della società un tempo gestite da Prigozhin, così come tutti i traffici che attraversano il Sahel, dalle armi alla droga che proviene dalla Guinea Bissau, da anni un narco-Stato che fa arrivare navi cariche di stupefacente dal Sud America. Stesso copione nel vicino Burkina Faso, dove il giovanissimo capitano Ibrahim Traorè più o meno direttamente prende ordini da Mosca. Qui i Wagner hanno una serie di uffici e commerciano in legname pregiato e minerali preziosi, lavorando come istruttori per lo scalcinato esercitoburkinabè

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Anche il Sudan da molti anni ha aperto le proprie porte ai mercenari russi, che hanno addestrato e armato le Forze di supporto rapido del generale Mohammed Dagalo, detto Hemeti, che da mesi hanno scaraventato il Sudan nella guerra civile. La Meroe Gold Limited – società legata al gruppo Wagner – è un gigante nell’estrazione ed esportazione di oro e diamanti sudanesi e ha in gestione anche un porto commerciale sul Mar Rosso, determinante per far arrivare in Europa i prodotti africani. Ovviamente tutto è gestito in maniera indiretta, ma concreta, dalle società di Prigozhin. 

La Meroe Gold – società legata al gruppo Wagner – è un gigante nell’estrazione ed esportazione di oro e diamanti sudanesi e ha in gestione anche un porto commerciale sul Mar Rosso, determinante per far arrivare in Europa i prodotti africani

Il Niger, fresco di colpo di stato, era l’ultimo obiettivo del Wagner group che si era detto pronto a inviare un migliaio di uomini a sostegno della giunta militare che un mese fa ha rovesciato il presidente Mohamed Bazoum. Due battaglioni dalla Bielorussia erano già in procinto di raggiungere il Niger, ma il piano sembrerebbe essere tramontato. 

Un impero che vacilla

Non mancano i fallimenti africani come in Mozambico, dove molti miliziani sono stati uccisi, o in Madagascar, dove è naufragato il tentativo di truccare le elezioni presidenziali, ma quella del Wagner group resta una storia di grandi successi nel continente africano. Uffici della società di Prigozhin sono presenti anche in Camerun, Congo, Burundi, Zimbabwe e Guinea, sempre pronti a sfruttare debolezze e occasioni.

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Una rete capillare, che per essere mantenuta necessita di risorse economiche non indifferenti. Con la morte di Prigozhin – che oltre a essere fondatore, leader politico e carismatico del Wagner group ne era anche il finanziatore – è probabile che l’impero costruito negli anni si frammenterà in tanti piccoli regni litigiosi, che finiranno per diventare solo dei battaglioni di ventura sparsi in un continente complicato qual è l’Africa.

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