L'attivista nigeriano Nnimmo Bassey (Flickr - Natur og Ungdom - CC BY-ND 2.0)
L'attivista nigeriano Nnimmo Bassey (Flickr - Natur og Ungdom - CC BY-ND 2.0)

Nigeria, l'Europa cerca petrolio e se ne frega dell'ambiente

La compagnia petrolifera Shell è stata portata in tribunale da alcune comunità locali per i danni causati dalle esplorazioni nel sottosuolo. Dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, gli Stati europei sono affamati di fonti fossili e l'Africa è la terra da sfruttare. Intervista all'attivista nigeriano Nnimmo Bassey, che si batte per tutelare la sua terra

Natalie Sclippa

Natalie SclippaRedattrice lavialibera

14 marzo 2023

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Acqua inquinata, terra incoltivabile: la situazione sul delta del Niger – il fiume principale dell'Africa occidentale – è ormai insostenibile. Più di 13mila persone hanno portato la compagnia petrolifera Shell davanti all'alta corte di Londra per i danni provocati alle coltivazioni e alla pesca, e mentre gli agricoltori soffrono la fame, il colosso britannico continua a registrare incassi record: solo nel 2022 gli utili hanno raggiunto i 40 miliardi, anche grazie all’impennata dei prezzi conseguenti all’invasione russa in Ucraina

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Visti i blocchi ai rifornimenti da nord, gli Stati europei hanno stretto accordi con i Paesi del continente africano, ma in molti casi le esplorazioni nel sottosuolo minacciano le aree protette. Nnimmo Bassey, attivista ambientale e architetto nigeriano, nel 2010 ha vinto il Rights livehood award, un premio nobel alternativo per aver denunciato le conseguenze dell’estrazione di petrolio nel suo Paese. Gli abbiamo chiesto qual è la situazione nel continente e, in particolare, chi ancora trae profitto da una transizione ecologica che tarda ad arrivare a sud del Mediterraneo. 

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Cosa succede in Nigeria?

Nnimmo Bassey. Foto: Flickr
Nnimmo Bassey. Foto: Flickr

Il mio è un Paese dove l'estrazione del petrolio rappresenta una delle maggiori fonti di guadagno, purtroppo le conseguenze sul territorio sono devastanti. Le continue esplorazioni in cerca di nuovi giacimenti stanno distruggendo l'ambiente, una storia che va avanti da almeno 60 anni. Le terre delle comunità sono state inquinate, la qualità dell'acqua è peggiorata mettendo a rischio la salute di persone e animali, e danneggiando le colture. Già nel 2011 un rapporto del Programma delle Nazioni unite per l'ambiente aveva denunciato che sarebbero stati necessari dai 25 ai 30 anni per ripulire dall'inquinamento oltre 50 anni di operazioni petrolifere nel delta del Niger. La comunità Nisisioken Ogale – che abita vicino a un oleodotto della Nigerian national petroleum company nella regione dell'Ogoniland – già allora beveva acqua contaminata da benzene

La qualità dell'acqua è peggiorata mettendo a rischio la salute di persone e animali, e danneggiando le colture

Qual è la situazione nel resto dell’Africa?

Mentre il mondo dice di volersi allontanare dalle fonti fossili, in Africa gli Stati europei e le grandi multinazionali continuano a investire nell'estrazione di questo tipo di combustibili. Le esplorazioni e il fracking – la fratturazione di uno strato roccioso ottenuta mediante la pressione di un fluido – vengono condotte in aree particolarmente sensibili e delicate dal punto di vista ambientale, compresi alcuni siti iscritti nella lista del patrimonio mondiale. 

Può fare degli esempi? 

In Namibia, nel letto del fiume Okavango, un sito protetto dall'Unesco, l’azienda canadese ReconAfrica sta trivellando. Poco importa che 200mila persone dipendono dall'equilibrio naturale dato da quel corso d'acqua, purtroppo le loro istanze non vengono prese in considerazione. In un parco nazionale dell’Uganda sono in corso esplorazioni, ma in quel luogo non andrebbe fatto alcun tipo di scavo. Nel Paese si trova la East african crude oil pipeline, una tubatura lunga quasi 1.500 chilometri, che collega l’Uganda alla Tanzania. Quel petrolio viene poi esportato, con la ricchezza del territorio che è utilizzata da altri, mentre a noi non rimangono che i danni. E in molti casi le persone che abitano in quelle zone sono costrette a spostarsi. 

In Namibia, nel letto del fiume Okavango, un sito protetto dall'Unesco, in questo momento l’azienda canadese ReconAfrica sta trivellando

Ci sono altre infrastrutture che stanno creando problemi? 

Anche la Nigeria è interessata da una tubatura che la collega al Marocco. È un'estensione della già esistente West african gas pipeline, ma il suo viaggio non termina sulle coste marocchine, bensì a Cadice, in Spagna. Un'altra volta, in Europa. Da quando è scoppiata la guerra in Ucraina, l'Unione europea ha bisogno immediato di gas e viene a prenderlo in Africa

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Chi ne sta approfittando?

Più dell'85 per cento delle condutture di petrolio sono per l'esportazione. Chi sta avendo più vantaggi in questo momento è l'Unione europea. Queste risorse non vengono impiegate nelle comunità locali, ma sono pronte per andare in un'altra parte del mondo. Un comportamento di stampo coloniale. 

Esistono anche trivellazioni illegali?

Si, soprattutto in alcune zone come il deserto nel sud dell'Algeria. I responsabili sono appartenenti a comunità che non si sentono protette e ascoltate. In Sudafrica, invece, le popolazioni locali hanno sfidato il colosso Shell.

Qual è oggi la più grande sfida per l’Africa? 

Le minacce possono essere racchiuse in un'unica parola: cambiamento climatico. Alluvioni, siccità, carenza di cibo, erosione delle coste, pesca intensiva, desertificazione sono tutti sintomi visibili della crisi ambientale. A questi se ne aggiunge uno che è la deforestazione. Si continuano a distruggere le risorse, disperdendo milioni di tonnellate di gas climalteranti.

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Le comunità locali hanno un peso?

In Nigeria alcuni gruppi hanno sfidato le multinazionali dei combustibili fossili, seguendo ciò che sta accadendo in Unione europea e negli Stati Uniti. Anche durante il processo in Gran Bretagna, migliaia di persone chiedono le responsabilità per la distruzione che le multinazionali hanno provocato nello Stato africano. Questo per me è un grande risultato, negli ultimi tempi. Per quanto riguarda invece la sensibilizzazione sul territorio, bisogna riconoscere che si stanno formando dei gruppi che hanno come missione quella di proteggere l'ambiente contro lo sfruttamento e trovare un nuovo equilibrio tra uomo e natura

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Lei è anche un membro dell'Action Research Network for a Wellbeing Economy in Africa. Cosa si intende per wellbeing economy?

È un'economia che pensa al futuro, non basata sull'estrattivismo, sull'utilizzo di risorse naturali, tutte pratiche che non producono veri benefici per chi questi luoghi li abita. Nel continente esistono più filosofie che promuovono il benessere di tutti, senza focalizzarsi sulla ricchezza di pochi, ma sulla solidarietà della comunità. Questo concetto viene espresso con la parola Ubuntu, che segna la connessione tra le persone. Nella mia lingua diciamo Eti Uwen, che si traduce in “buona vita”: non importa quanto sei potente e quanti soldi possiedi, ma con chi vivi, altri umani e il mondo naturale. Sono due visioni opposte: da una parte un approccio non sostenibile e dall'altro il bilanciamento tra persone e ambiente. 

Nel continente esistono più filosofie che promuovono il benessere di tutti, senza focalizzarsi sulla ricchezza di pochi, ma sulla solidarietà della comunità

Alle recenti elezioni nigeriane ha vinto Bola Tinubu. Che spazio ha avuto il dibattito sul cambiamento climatico durante la campagna?

Non si è mai parlato di crisi climatica. Ecco perché serve che le persone si mobilitino, è necessario pressare la politica. Finché il cambiamento climatico non sarà messo in agenda come priorità, non possiamo aspettarci un cambio di passo. Non possiamo aspettare la politica, interessata più alla transazione di denaro che a quella energetica. 

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Lei è anche poeta e scrittore. Può la letteratura veicolare un senso di responsabilità verso il mondo in cui viviamo?

Attraverso la lettura si riescono a trasferire le emozioni che ci legano a questo pianeta. Ecco perché i libri, ma anche i film e addirittura le serie drammatiche, ci ricordano una grande verità: non siamo gli unici abitanti della Terra e dobbiamo preservare l’integrità di ogni essere. La poesia è come la musica: rimane nella mente e crea nuovi immaginari da percorrere. Imparare dalle parole scritte da altri insegna il grande valore del rispetto, fondamentale per costruire un nuovo futuro.

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