Filippine, 28 agosto 2023. Le nazionali di basket di Sud Sudan e Cina si affrontano in un match di Coppa del Mondo. Foto di Rolex dela Pena/Epa
Filippine, 28 agosto 2023. Le nazionali di basket di Sud Sudan e Cina si affrontano in un match di Coppa del Mondo. Foto di Rolex dela Pena/Epa

Basket, il Sud Sudan alle Olimpiadi per superare la guerra civile

Il Sud Sudan, il paese più povero al mondo secondo il Fondo monetario internazionale, si è qualificato alle Olimpiadi di Parigi 2024 battendo nello spareggio l'Angola durante i mondiali di basket nelle Filippine. Dal 2013 al 2020 nel conflitto tra etnie rivali sono morte quasi 400mila persone

Cesare Milanti

Cesare MilantiGiornalista sportivo

22 novembre 2023

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È il 2 settembre, nelle Filippine sono in corso i Mondiali di basket e il coach statunitense del Sud Sudan Royal Ivey, alle spalle una lunga carriera in Nba prima da giocatore e poi da assistente allenatore, fa il suo ingresso nella sala conferenze dell’Araneta Coliseum di Quezon City. Saluta e lascia il posto al suo capitano, il cestista Kuany Ngor Kuany, tra sorrisi, abbracci e urla di gioia. In questa stessa arena, nell’ottobre del 1975, Muhammad Ali e Joe Frazier misero in scena il celebre Thrilla in Manila, soprannome del terzo e ultimo incontro di pugilato tra i due pesi massimi.

 Africa, questione di interessi

Erano anni diversi. Il Sud Sudan era ancora una regione autonoma e ci vorranno decenni e una lunga serie di guerre civili sanguinose per ottenere, nel 2011, l’agognata indipendenza. “Stiamo andando alle Olimpiadi amico, cioè le Olimpiadi. È pazzesco”, risponde Ivey quando gli domando se quello sia il giorno più bello della sua vita sportiva.

La scalata del Sud Sudan verso il successo nel basket

Appena mezz’ora prima, la sirena finale ha concluso lo spareggio al Mondiale 2023 tra Angola e Sud Sudan, con questi ultimi capaci di dominare l’avversario dall’inizio alla fine. La vittoria schiacciante sulla compagine rossonera ha regalato l’accesso ai giochi olimpici di Parigi 2024, un giorno storico.

“Molte persone stanno imparando solo adesso a conoscere il Sud Sudan, quando arriveremo alle Olimpiadi alzeremo finalmente la nostra bandiera e sarà una grande emozione, anche perché i miei connazionali hanno sempre giocato per altri paesi o sotto la bandiera dei rifugiati”, dice il presidente della federazione Luol Deng, il più piccolo di nove fratelli, anche lui ex cestista Nba, che in carriera ha difeso i colori della Gran Bretagna solo perché la nazionale del Sud Sudan non esisteva ancora.

“Molte persone stanno imparando solo adesso a conoscere il Sud Sudan, alle Olimpiadi alzeremo la nostra bandiera e sarà una grande emozione", dice il presidente della Federazione Luol Deng

Quando Deng nel 2020 è arrivato a capo della federazione, ha assunto anche i gradi di capo allenatore insieme al fratello maggiore Ajou, quindi ha affidato la squadra a Royal Ivey, suo ex compagno all’highschool di Blair Academy, nonché il primo ad avergli prestato le scarpe da gioco una volta giunto negli Stati Uniti. Dalla nomina di Deng la crescita della nazionale africana – provata dal conflitto civile tra le etnie dinka e nuer – è stata vertiginosa.

A Mathare, baraccopoli keniana, il basket offre nuove occasioni ai giovani

Dall’esordio datato luglio 2011, quando i sud sudanesi furono sconfitti dai non irresistibili vincitori del campionato ugandese, sono arrivate molte gioie: prima la storica qualificazione ad AfroBasket 2021, quindi l’approdo ai Mondiali 2023 nelle Filippine, con un ruolino di marcia impressionante di 11 vittorie e una sola sconfitta. A Manila, poi, il passaggio del primo turno e l’impresa olimpica, con il Sud Sudan che rappresenterà l’Africa “al meglio delle nostre potenzialità”, come promesso dallo stesso Deng. 

Il successo raccolto a quasi 10mila chilometri di distanza dalla capitale Juba, dove gli eroi sono stati accolti da una folla in festa, è sintomatico di un forte processo di trasformazione che sta interessando gran parte del continente africano, alle prese con un’atavica instabilità sociopolitica. Un cambiamento che ha ripercussioni anche sullo sport.

Il successo del Sud Sudan è sintomatico di un forte processo di trasformazione che sta interessando gran parte del continente africano

Dall’Olimpiade spagnola del 1992, infatti, solo due nazioni africane erano riuscite ad approdare ai Giochi: l’Angola (Barcellona ’92, Atlanta ’96, Sydney ’00, Atene ’04, Pechino ‘08) e la Nigeria (Londra ’12, Rio de Janeiro ’16, Tokyo ‘20). Nazionali che hanno rappresentato una certezza, composte da atleti capaci di affermarsi nella pallacanestro mondiale, in Nba ed EuroLega, la massima competizione europea. Il Sud Sudan, da debuttante, è stato in grado di interrompere questo duopolio trentennale, ottenendo il ticket per giocare in Francia proprio ai danni dell’Angola. 

Tregua olimpica? Ma quando mai

Nonostante la miseria che fa del Sud Sudan il paese più povero al mondo, secondo uno studio curato dal Fondo monetario internazionale (Fmi) nel 2023, le Bright Stars (il nomignolo dato alla squadra, ndr) hanno completato il processo di crescita che Deng si era prefissato al momento del suo insediamento in federazione. “È incredibile pensare che solo un anno fa ci allenavamo su campi allagati e con le aquile che ci volavano sopra la testa”, ha ricordato l’head coach Royal Ivey. 

La forza del collettivo

In Africa non sono mai mancati i talenti. Si pensi al nigeriano Hakeem Olajuwon o a Giannis Antetokounmpo, nato in Grecia da genitori provenienti da Lagos. E ancora, i camerunensi Joel Embiid e Pascal Siakam o il capoverdiano Walter Tavares. Il Sud Sudan non ha stelle conclamate, ma dodici buoni giocatori: nessuno è nato nel paese che rappresenta. La forza della squadra è il collettivo, uno spogliatoio coeso.

Il Sud Sudan non ha stelle conclamate, ma dodici buoni giocatori: nessuno è nato nel paese che rappresenta

La compagine, capitanata da Kuany Ngor Kuany, ha basato i propri successi sulla naturalizzazione di Carlik Jones (Cincinnati, Ohio), su giocatori passati dall’Nba come Mariel Shayok (Ottawa, Canada) e Wenyen Gabriel, sul terzo giocatore più giovane nella storia della Coppa del Mondo, il 16enne Khaman Maluach, su gregari come Juniur Madut, Deng Acuoth (Sydney, Australia), Majok Deng, Peter Jok, Koch Bar e, infine, su Sunday Dech (Gambela, Etiopia) e Nuni Omot (Nairobi, Kenya), a disposizione di coach Royal Ivey fin dal percorso di qualificazione. 

Cittadinanza, l'ostacolo in più per gli atleti

Proprio Omot, subito dopo avere ottenuto il pass olimpico, in mixed zone (la zona mista dove i cronisti possono intervistare i giocatori, ndr) non ha trattenuto le lacrime dalla gioia. “È incredibile, un sogno che diventa realtà. Siamo diventati un paese indipendente nel 2011 e dopo tutto quello che è successo negli ultimi due anni nessuno avrebbe mai immaginato o sognato di essere in questa posizione”. Se coach Ivey accennava agli allenamenti in compagnia delle aquile, Omot ricorda i “canestri, tutti diversi tra loro” in campi sempre all’aperto. “D’altronde – aggiunge – in Sud Sudan non esiste un solo campo al coperto”.

"Nel nostro paese i canestri sono e ci alleniamo all'aperto, perché non esiste un solo campo al coperto”, spiega il cestista Nuni Omot
 

La sconfitta al fotofinish contro Porto Rico in una delle partite più avvincenti dell’intera competizione iridata, la prima storica vittoria a un campionato del mondo ai danni della Cina, la sfida alla Serbia – poi medaglia d’argento al termine della competizione – e i successi su Filippine e Angola sono i momenti clou di un cammino da sogno.

Lo sport può insegnarti il mondo

Il Sud Sudan è la nazionale che ha fatto registrareil miglioramento più netto nella classifica globale della Federazione internazionale di basket (Fiba), con un +32 rispetto al ranking precedente e la conquista della 31esima posizione. La prossima sfida per le Bright Stars si chiama Parigi, per stupire ancora a scrivere un’altra pagina di storia.

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