Italia, aumenta l'odio contro "gli stranieri", musulmani o afrodiscendenti

Su X, la xenofobia è arrivata all'11 per cento dei tweet, mentre l'islamofobia cresce di cinque punti. Un'indagine italiana ha mappato l'odio l'online per capire l'andamento della discriminazione. Anche l'Agenzia europea per i diritti fondamentali pubblica i dati sul razzismo contro chi è di fede islamica. Un razzismo creato anche da bot e che ha profonde ricadute sociali

Redazione <br> lavialibera

Redazione
lavialibera

1 aprile 2025

  • Condividi

La morte di Ramy Elgaml a Milano, inseguito dalla polizia, con le manifestazione che ne sono seguite e la giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale: sono questi i picchi d’odio registrati nel 2024 sul social X contro le comunità straniere e le persone di fede musulmana. Un numero di hate speech (discorsi d'odio) in crescita rispetto alle edizioni passate della mappa dell’intolleranza, pubblicata da Osservatorio italiano sui diritti.

"Lo fate tutti", una storia illustrata per comprendere l'afrofobia, a cura di Scuola internazionale di Comics di Torino

Al suo ottavo anno di rilevazione, la mappatura estrae e geolocalizza i tweet che contengono parole considerate sensibili secondo 6 categorie: misoginia, antisemitismo, islamofobia, xenofobia, abilismo, omotransfobia, cercando di rilevare il sentimento che anima le communities online. "Nel 2022 abbiamo rilevato un odio che aveva come fulcro quello dei diritti: sempre le donne in testa, persone con disabilità e la comunità lgbtq+ – commenta Silvia Brena, giornalista e co-fondatrice dell’Osservatorio che ha pubblicato il report –, ora siamo passati all’odio verso lo straniero, verso la diversità intesa come portatrice di assetti culturali, usanze, linguaggi diversi. C’è un vero è proprio rigetto”. A questo si aggiunge, in molti casi, una sovrapposizione tra islamofobia e xenofobia.

Il caso italiano: una fotografia dell’odio su X

Stereotipirazzismo e scarsa conoscenza di cultura e tradizioni trascinano gli utenti del social di Elon Musk a scagliarsi contro chi è considerato diverso, trattando con disprezzo le persone non bianche, viste come un’unica categoria poiché sono o sembrano – perché di seconda o terza generazione – provenire da altri Paesi. 

L'anno scorso italiani ed italiane hanno pubblicato su X oltre un milione di messaggi d'odio. In generale, pare che il social venga usato prevalmentente per attaccare e insultare: su quasi 2 milioni di tweet analizzati nella ricerca, il 57 per cento ha contenuti negativi, il 39 per cento neutri e solo il 4 per cento positivi. La maggior parte degli insulti arriva da account non verificati, su cui però c’è bisogno di precisare due aspetti: gli account con la spunta blu su x possono essere comprati ed è più probabile che i profili falsi o i bot – programmi che imitano o sostituiscono del tutto il comportamento umano – si nascondano laddove non viene specificato il genere dell’utente. 

Che cos'è l'hate speech, il discorso d'odio, e perché è sempre più rilevante monitorarlo

In generale, si legge nel report, nel 2024 "avanza l’odio contro le donne: sul totale delle persone colpite da hate speech, le donne sono la metà. Irrompe, purtroppo atteso, l’odio antisemita, che passa dal 6,59 per cento di due anni fa al 27 per cento attuale. E avanzano anche xenofobia e islamofobia, a ricordarci che la società in cui viviamo è attraversata da forti pulsioni di rigetto del cosiddetto 'straniero'". "Per quanto riguarda la distribuzione dell’odio nelle diverse regioni e città italiane, non ci sono differenze di rilievo rispetto agli anni passati - continua il report -: le città più coinvolte risultano le grandi città (elemento dovuto, come già evidenziato nel corso degli anni, anche alla maggiore diffusione della piattaforma X nei grandi centri). Qui in ogni caso Milano appare come la città più misogina e xenofoba, mentre Roma svetta in quanto ad antisemitismo e omotransfobia. Un’analisi interessante riguarda il genere degli “odiatori”, dove si evidenzia come nella categoria misoginia, ben il 20,81 per cento dello hate speech sia prodotto dalle donne stesse (contro il 30,15 per cento degli uomini), fenomeno che parrebbe prefigurare una sorta di “auto-oggettivazione”, di scelta cioè di un bersaglio esterno (un’altra donna), a fronte della difficoltà a percepirsi in quanto vittima o a viversi come poco autonoma".

"C'è più omertà nei confronti della violenza sulle donne, che in quella mafiosa"

Una menzione a parte merita il tema dell'abilismo, ossia lo stigma verso persone con disabilità, rispetto al quale "l’uso del linguaggio offensivo contro le persone con disabilità si è andato via via allargando, ampliando sia il suo utilizzo originario sia il suo significato, più ampio e meno specifico".

Con riguardo a tutte le categorie analizzate, i picchi più alti di odio si sono avuti:

  • Contro le donne, in occasione dell’approvazione della Direttiva europea contro la violenza sulle donne. E, come negli anni scorsi, si nota la correlazione con gli atti di femminicidio.
  • Contro gli ebrei, in coda a manifestazioni pro Pal, alla pubblicazione del Rapporto sull’antisemitismo dell’Anti Defamation League e il 25 aprile. 
  • Contro i migranti, nella Giornata per l’eliminazione della discriminazione razziale e dopo aggressioni razziste. 
  • Contro i musulmani, in seguito alla morte a Milano di Ramy Elgaml, inseguito dai carabinieri, e alle manifestazioni di protesta che si sono succedute. 
  • Contro le persone con disabilità, in seguito a episodi di intolleranza verso le stesse. 
  • Contro le persone omosessuali, nelle giornate del Pride e in seguito ad aggressioni omofobe.

A destare particolare attenzione, infine, sono gli account di personaggi pubblici, che hanno visibilità maggiore e che risultano particolarmente attivi nel tentativo di costruire consenso anche attraverso post che alimentano gli stereotipi. 

Contro “gli stranieri”

Dei tweet rivolti a musulmani e afrodiscendenti, più di tre commenti su quattro sono stati gravemente negativi. Secondo i ricercatori, il racconto della realtà è molto legato a stereotipi, sia quando rivolto a chi è originario di un altro Paese – la frase più ricorrente è “clandestini delinquenti” – sia per di chi proviene dalle regioni meridionali (con un alto tasso di incidenza di insulti legati alla parola “terrone”).

I picchi d’odio sono stati registrati dopo le proteste seguite alla morte di Ramy Elgaml il 24 novembre, dopo l’inseguimento dei carabinieri, il 24 maggio 2024 quando al politecnico di Torino è stata cancellata la preghiera islamica a causa della diffida della questura all’imam e il primo marzo 2024, primo giorno di Ramadan per i musulmani

Rispetto agli stranieri, o a italiani e italiane di origine staniera, i picchi d’odio del 2024 sono coincisi con il 21 marzo, durante la giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale e il 20 ottobre, quando Moussa Diarra, 26enne originario del Mali, è stato ucciso da un poliziotto alla stazione di Porta nuova di Verona, dopo che il giovane aveva aggredito gli agenti con un coltello. Il terzo momento è avvenuto il 26 marzo e ha riguardato una partita di calcio, quando Vinicius Junior è scoppiato in lacrime dopo gli episodi di razzismo subiti in campo. 

Il razzismo sui campi di calcio

A guardare cosa accade nei tweet islamofobi, passati in due anni dallo 0,5 per cento al 5 per cento, il 78 per cento dei contenuti che riguardano i musulmani hanno al loro interno discorsi d’odio, con un’alta percentuale (circa il 28 per cento) di presenza di stereotipi. “Pazzesco quanto pericolosa sta diventando la mia città per colpa di queste merde musulmane #Milano” è uno degli esempi riportati nel documento. Un altro fa cenno invece alla scuola: “Gli alunni islamici di una scuola superiore hanno imposto la sharia ai compagni attraverso una sorta di polizia morale: alcuni studenti si sono già convertiti all’Islam”. 

Generazione Z: com'è difficile il primo ramadan

Una narrativa “di stampo populista e che mira a delineare l’Islam come religione di conquista” sottolineano dall’Osservatorio, che sfocia nell’odio: le parole più utilizzate sono “scarafaggi da eliminare”, “morte agli arabi”, “terroristi islamici” e “immigrati musulmani”. Per Brena gli istituti scolastici sono “alcuni dei luoghi che si devono attenzionare maggiormente, perché sono dove le usanze si manifestano di più, e dove si può fare più prevenzione”.

In questo caso, i picchi d’odio sono avvenuti dopo le proteste seguite alla morte di Ramy Elgaml il 24 novembre, dopo l’inseguimento dei carabinieri, il 24 maggio 2024 quando al politecnico di Torino viene cancellata la preghiera islamica a causa della diffida della questura della città all’imam Brahim Baya e il primo marzo 2024, primo giorno di Ramadan, mese di digiuno per i musulmani. 

In Europa, la minoranza musulmana sente pregiudizi e discriminazione

Anche in Unione europea, le persone di fede musulmana faticano a trovare casa, lavoro e ad accedere ai servizi. Una su quattro ha subito molestie a causa dell’origine o del background migratorio, ma solo il 12 per cento si rivolge alle forze dell’ordine. Sono questi alcuni dei risultati del sondaggio sottoposto a quasi 10mila persone di fede musulmana in 13 Paesi dell’Unione europea  tra il 2021 e il 2022, tra cui l’Italia, pubblicato dall’Agenzia europea per i diritti fondamentali a ottobre scorso. Ed è un esempio di quanto ciò che accade offline e online sia interconnesso. 

Il 55 per cento delle persone che ha subito violenze a sfondo razziale ha subito conseguenze psicologiche negative e il 22 per cento ha paura di uscire di casa

L’Islam rappresenta la seconda religione più praticata nel continente, con il 5 per cento della popolazione che si professa di questa fede, e il numero è aumentato negli anni più recenti a causa delle migrazioni dovute alle guerre in Afghanistan, Iraq e Siria. Visto il periodo di tempo della ricerca, non ci sono i dati riguardanti l’andamento di questo fenomeno dopo il 7 ottobre 2023. 

Nei cinque anni precedenti al sondaggio, la percentuale di violenza razzista era maggiore nelle persone che indossavano abiti tradizionali o religiosi in luoghi pubblici. Nel 67 per cento dei casi, gli autori di molestie razziste sono sconosciute alle vittime, mentre quando sono conosciute di solito fanno parte dello stesso luogo di studio o di lavoro, vicini di casa, poliziotti o guardie di frontiera, pubblici ufficiali. Il 4 per cento dei casi riguarda gruppi razzisti o di estrema destra. I segni di questi attacchi durano nel tempo: il 55 per cento delle persone che ha subito violenze ha sofferto conseguenze psicologiche negative e il 22 per cento ha paura di uscire di casa. C’è poi un dato che riguarda il timore di essere insultato, che si attesta al 39 per cento di chi ha risposto, mentre il 45 per cento ha paura di essere fissato in luoghi pubblici.   

Riapre il Cpr di Torino, ma una parte della polizia è contraria

L’Agenzia per i diritti fondamentali, con questo studio, ha voluto anche raccogliere le esperienze di persone musulmane nell’Unione europea, visto che mancano dati ufficiali sul tema. I ricercatori hanno confermato che “le molestie e i crimini motivati da pregiudizi hanno un impatto sull'individuo preso di mira, sulla sua famiglia, sulla comunità e sulla società. I crimini e i discorsi d'odio sono illegali secondo la legge europea e costituiscono gravi forme di discriminazione”.

Se questo è l’indirizzo europeo, molto dipenderà dalla capacità dell'Ue di regolare le piattaforme social più utilizzate come X e Meta, per riuscire ad arginare – e reprimere – l’odio nei luoghi online e offline che le persone frequentano ogni giorno. 

Crediamo in un giornalismo di servizio di cittadine e cittadini, in notizie che non scadono il giorno dopo. Aiutaci a offrire un'informazione di qualità, sostieni lavialibera
  • Condividi

La rivista

2025-numero 31

È tempo di muoversi

NUMERO SPECIALE: Libera compie trent'anni e guarda avanti: l'impegno per l'affermazione della libertà contro ogni forma di potere mafioso è più che mai attuale

È tempo di muoversi
Vedi tutti i numeri

La newsletter de lavialibera

Ogni sabato la raccolta degli articoli della settimana, per non perdere neanche una notizia. 

Ogni prima domenica del mese un approfondimento speciale, per saperne di più e stupire gli amici al bar

Ogni terza domenica del mese, CapoMondi, la rassegna stampa estera a cura di Libera Internazionale