Torino, aprile 2025. Durante una manifestazione contro il governo e il riarmo, i volti di Meloni, Von der Leyen, Valditara, Bernini e Netanyahu vengono utilizzati come bersaglio
Torino, aprile 2025. Durante una manifestazione contro il governo e il riarmo, i volti di Meloni, Von der Leyen, Valditara, Bernini e Netanyahu vengono utilizzati come bersaglio

Ce lo chiede l'Europa: così l'università si mette al servizio del riarmo

Bruxelles chiede che anche l'accademia faccia la sua parte nel piano di difesa europeo, trovando gioco facile in un mondo sempre più aziendalista e legato all'industria

Elena Ciccarello

Elena CiccarelloDirettrice responsabile lavialibera

Natalie Sclippa

Natalie SclippaRedattrice lavialibera

1 gennaio 2026

Servire la guerra sarà la regola del futuro. Anche in università. Soprattutto in università. L’Europa lo chiede, i governi nazionali approvano e la maggioranza dei rettori applaude. Nella risoluzione dello scorso 2 aprile, dedicata all’attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune, il parlamento europeo ha puntualizzato che, per maturare "una comprensione condivisa e un allineamento delle percezioni delle minacce in tutta Europa", sarà necessario introdurre programmi educativi e di sensibilizzazione per i giovani, mirati a "facilitare i dibattiti sulla sicurezza, sulla difesa e sull’importanza delle forze armate". L’obiettivo prevede anche piani di "formazione dei formatori e di cooperazione tra le istituzioni di difesa e le università degli Stati membri dell’Ue, quali corsi militari, esercitazioni e attività di formazione con giochi di ruolo per studenti civili". Non mancheranno i soldi per farlo, poiché, come abbiamo raccontato sullo scorso numero de lavialibera, il piano di riarmo europeo prevede una mobili-tazione di risorse senza precedenti, stimata in almeno mille miliardi entro il 2034.

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I paesi si stanno già attrezzando. In Italia, lo scorso 4 dicembre, a conclusione del Defence summit 2025, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato la sua ricetta: rafforzare la sinergia tra difesa, industria, ricerca e università e superare gli "steccati burocratici che bloccano e soffocano la competenza". L’accademia a corto di fondi, aziendalista e sempre più privatizzata, si sta già fregando le mani.

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