
Corruzione legalizzata: massimizzare i profitti, minimizzando il rischio penale




1 gennaio 2026
Servire la guerra sarà la regola del futuro. Anche in università. Soprattutto in università. L’Europa lo chiede, i governi nazionali approvano e la maggioranza dei rettori applaude. Nella risoluzione dello scorso 2 aprile, dedicata all’attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune, il parlamento europeo ha puntualizzato che, per maturare "una comprensione condivisa e un allineamento delle percezioni delle minacce in tutta Europa", sarà necessario introdurre programmi educativi e di sensibilizzazione per i giovani, mirati a "facilitare i dibattiti sulla sicurezza, sulla difesa e sull’importanza delle forze armate". L’obiettivo prevede anche piani di "formazione dei formatori e di cooperazione tra le istituzioni di difesa e le università degli Stati membri dell’Ue, quali corsi militari, esercitazioni e attività di formazione con giochi di ruolo per studenti civili". Non mancheranno i soldi per farlo, poiché, come abbiamo raccontato sullo scorso numero de lavialibera, il piano di riarmo europeo prevede una mobili-tazione di risorse senza precedenti, stimata in almeno mille miliardi entro il 2034.
"Riarmo, il grande inganno": scopri la nostra inchiesta
I paesi si stanno già attrezzando. In Italia, lo scorso 4 dicembre, a conclusione del Defence summit 2025, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato la sua ricetta: rafforzare la sinergia tra difesa, industria, ricerca e università e superare gli "steccati burocratici che bloccano e soffocano la competenza". L’accademia a corto di fondi, aziendalista e sempre più privatizzata, si sta già fregando le mani.
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