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25 febbraio 2026
Articolo realizzato con Sofia Antonelli e Rachele Stroppa
Che l’attuale governo abbia deciso di dichiarare guerra alle nuove generazioni è stato chiaro fin dall’inizio, fin dal primo Consiglio dei ministri nel quale fu introdotto il reato di rave party. Come se fosse questa la priorità del Paese. È un gioco antico: per distrarre dai veri problemi, se ne creano di fittizi e si promette di risolverli con il pugno di ferro.
Criminalità e minori: i dati smentiscono l'allarme sociale
Oggi il governo ha vinto: attorno ai più giovani si è creato un vero panico morale. Ci sono riusciti. La popolazione è terrorizzata da adolescenti, baby gang, minori stranieri non accompagnati. Talmente terrorizzata da denunciare qualsiasi loro comportamento, anche quelli dalla scarsissima o inesistente valenza penale. Invece di educare i nostri giovani, si corre a segnalarli alle forze dell’ordine.
Uno sguardo ai numeri che troverete nell’ottavo rapporto sulla giustizia minorile in Italia Io non ti credo più, realizzato dall’associazione Antigone, lo mostra in maniera plastica: nel 2024 (ultimo dato disponibile) le segnalazioni di minorenni o giovani adulti sono cresciute del 16 per cento rispetto all’anno precedente. Esplode la criminalità minorile, hanno gridato governanti e giornalisti. Esplode la paura, diciamo invece noi. E quindi la gente, quando si tratta di adolescenti, finisce per denunciare qualsiasi cosa.
Se si avesse davvero a cuore la nostra sicurezza si punterebbe piuttosto su un serio aumento degli investimenti nella prevenzione e non invece sulla sola, facile, inutile, mera repressione
La malaugurata strategia governativa ha perfettamente funzionato. Se infatti andiamo a vedere cosa accade dopo quelle segnalazioni, scopriamo che l’aumento nel numero di minorenni e giovani adulti che l’autorità giudiziaria segnala a propria volta ai servizi della giustizia minorile scende dal 16 per cento al 12 per cento. Sempre notevole, ma già scopriamo che una serie di segnalazioni finisce nel nulla in quanto irrilevante.
Se, infine, andiamo a vedere quanti di quei ragazzi e ragazze hanno fatto effettivamente ingresso nel sistema della giustizia minorile, vediamo che l’aumento si riduce al solo 2 per cento. Solo per loro l’evento segnalato è sufficientemente rilevante da dover attivare una risposta penale. Una risposta che, dopo il decreto Caivano, è diventata molto più ampia e dura di quanto non fosse prima, contribuendo così a spiegare quel 2 per cento di crescita.
Decreto Caivano, i ragazzi in carcere stanno peggio
Le percentuali che abbiamo appena fornito soffrono indubbiamente di una qualche approssimazione (la prima riguarda il numero di segnalazioni mentre la seconda e la terza si riferiscono a persone fisiche, la quantità di prese in carico dipende anche da altri fattori qui non considerati, e via dicendo), ma restano comunque funzionali a inquadrare il problema.
Così come il dato che ci dice che il numero di risposte penali significative – quelle residenziali, diciamo, che portano il giovane in carcere o in comunità o che prevedono un passaggio per il Cpa – si è impennato tra il 2023 e il 2024, per restare invece sostanzialmente stabile tra il 2024 e il 2025. A crescere è stata insomma la reazione penale, non la criminalità minorile.
Il numero di risposte penali significative si è impennato tra il 2023 e il 2024, per restare invece sostanzialmente stabile tra il 2024 e il 2025. A crescere è stata insomma la reazione penale, non la criminalità minorile
La fine del 2023 aveva visto l’introduzione delle nuove norme, che hanno comportato un iniziale incremento massiccio della segregazione, per poi andare a regime e stabilizzarsi in assenza di un aumento di episodi cui reagire. È d’altra parte lo stesso governo, quando è costretto a fuoriuscire dai contesti sloganistici e giornalisticamente urlati, ad ammettere che le attenzioni mediatiche sul tema sono fuori mira.
Nella relazione presentata dal ministero della Giustizia in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario 2026 si legge: “Relativamente al fenomeno dei reati di gruppo, fortemente attenzionato a livello mediatico, le osservazioni degli operatori non rilevano, negli ultimi anni, consistenti differenze relative ai reati commessi in gruppo. Tali agiti, definiti ‘devianti’ e attribuiti alle cosiddette ‘baby gang’, assumono in realtà forme e modalità espressive molto differenti fra loro, inerenti piuttosto a nuove forme di disagio di aggregazioni giovanili ‘fluide’ che non a veri e propri gruppi strutturati”.
Eppure è proprio nel nome dell’allarme baby gang che è stato annunciato ai quattro venti il nuovo pacchetto sicurezza governativo. Se non c’è dubbio che i problemi dei nostri giovani, e alcuni eventi drammatici che si sono verificati, debbano interrogarci a tutto tondo come società e farci ragionare sugli strumenti di sostegno, aggregazione, prevenzione che dobbiamo mettere in campo, è però vero che sbandierando l’allarme criminalità minorile ci stanno prendendo in giro.
Decreto sicurezza, minori e "maranza" i nuovi nemici
La scelta di disinvestire in politiche sociali ed educative viene coperta con una valanga di nuovi reati, aumenti di pena, aggravanti. Se si avesse davvero a cuore la nostra sicurezza si punterebbe piuttosto su un serio aumento degli investimenti nella prevenzione – sicuramente più complesso da effettuare – e non invece sulla sola, facile, inutile, mera repressione.
Nel Rapporto si trovano analisi, elaborazioni, ragionamenti a partire da dati quantitativi e dalla nostra osservazione diretta delle carceri minorili e delle comunità. Non si tratta purtroppo solo di numeri – quelli degli Istituti penali per minorenni (Ipm) sono cresciuti molto negli ultimi anni, come conseguenza delle politiche carcerocentriche messe in atto dal governo – ma di un cambiamento culturale che ha investito il sistema, un tempo proteso a educare il giovane e reintegrarlo nel consesso sociale e oggi volto a punirlo, segregarlo, neutralizzarlo.
È da tempo che lanciamo l’allarme sul preoccupante utilizzo di due strumenti di neutralizzazione nelle carceri minorili: gli psicofarmaci e l’isolamento. Quest’ultimo, tra le altre cose, è proibito dal diritto internazionale in caso di minorenni. Gli standard delle Nazioni Unite sulla detenzione, le cosiddette Mandela Rules, lo vietano senza mezzi termini, mentre una democrazia avanzata quale l’Italia continua addirittura a prevederlo nella propria legge penitenziaria.
Minori in carcere. Il modello italiano si è rotto
La sola preoccupazione dell’attuale governo è quella degli spazi fisici di contenimento. Uno sguardo al capitolo sulla giustizia minorile della relazione sull’amministrazione della giustizia ci mostra come la parte di gran lunga principale sia dedicata all’edilizia penitenziaria. Non rilevano le attività organizzate, non rilevano i percorsi di vita costruiti, non rilevano le prese in carico dei ragazzi.
L’isolamento è proibito dal diritto internazionale, mentre una democrazia avanzata quale l’Italia continua addirittura a prevederlo nella propria legge penitenziaria
Rileva – e ci si vanta – la costruzione di nuovi spazi fisici dove collocare i corpi irrequieti dei ragazzini che arrestiamo. Spazi che da quest’anno vengono ulteriormente sottratti alla vista. Lo scorso aprile, infatti, una circolare emanata dal dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità ha previsto che i visitatori delle carceri minorili si limitino a frequentare gli spazi comuni dell’istituto, quali aule scolastiche, laboratori, mense, spazi ricreativi e sportivi.
L’accesso alle celle è proibito. Antigone, impegnata da sempre ad aprire le carceri agli sguardi esterni, è in profonda discordanza con tale divieto. La trasparenza della prigione è il primo elemento di garanzia della sua funzione democratica. Se non si ha nulla da nascondere, non si ha alcun motivo per limitarla.
La trasparenza della prigione è il primo elemento di garanzia della sua funzione democratica. Se non si ha nulla da nascondere, non si ha alcun motivo per limitarla
Nei mesi passati, come vi raccontiamo nel Rapporto, nelle celle abbiamo trovato ragazzini imbottiti di psicofarmaci e addormentati alle undici del mattino, ragazzini immersi nella spazzatura che dormivano in mezzo a cumuli di rifiuti in quanto non avevano neanche un secchio dove accatastarli, ragazzini chiusi dietro le sbarre in spazi angusti senza accesso ad alcuna attività significativa e a volte neanche all’ora d’aria imposta dalla legge.
Adolescenti drogati di psicofarmaci e indifferenza
Per loro lo sguardo esterno, lungi dal violarne la privacy, è stato essenziale per vedersi restituita un po’ di dignità. Come lo è stato per quel diciassettenne che viveva l’intera giornata con i piedi a mollo nell’acqua che sgorgava dalle tubature rotte. Le aule scolastiche sono importanti, così come lo sono il refettorio, i corridoi, l’aula colloqui, la cappella, il campo sportivo (quando ci sono).
Ma è negli spazi individuali che possono accadere le maggiori violazioni dei diritti della persona. E sono questi che, a tutela dei giovani ristretti, devono restare aperti al controllo della società esterna.
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