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20 luglio 2026
L’acqua potabile prelevata dai pozzi privati dai residenti di frazione Gelindo, a pochi chilometri da Spinetta Marengo – la frazione di Alessandria in cui si trova il polo chimico Syensqo Solvay – contiene una concentrazione di pfas oltre i limiti di legge, ma le istituzioni continuano a ignorare l’allarme e gli appelli dei cittadini, che da anni chiedono l’allacciamento all’acquedotto pubblico. L'operazione dal punto di vista tecnico è fattibile, ma il costo è completamente a carico dei residenti – servono daI 70 ai 130 mila euro – che alla fine sono costretti a rinunciare.
Pfas nei pozzi privati di Alessandria
Una situazione analoga si è verificata in Veneto, altro territorio contaminato da pfas, ma in quel caso la Regione si è attivata per tempo censenso 18mila persone non allacciate all’acquedotto. Con un’ordinanza ha quindi vietato l’utilizzo dei pozzi per fine potabile e nel frattempo, grazie a un contributo da circa 100 milioni di euro ottenuto dal ministero dell’Ambiente, ha finanziato l’allacciamento delle utenze e la ricerca di nuove fonti di erogazione di acqua pulita.
Il Veneto ha finanziato l’allacciamento delle utenze all'acquedotto pubblico grazie a un contributo da circa 100 milioni di euro ottenuto dal ministero dell’Ambiente
Sulla stessa linea si sta muovendo il Friuli Venezia Giulia, dove il 10 luglio scorso i sindaci di quattro comuni (Aviano, Fontanafredda, Porcia e Roveredo in Piano) hanno emesso un’ordinanza che vieta l’utilizzo dei pozzi per ricavare acqua potabile e per l'irrigazione, in quanto i valori misurati da Arpa sono risultati superiori ai nuovi limiti imposti dalla legge nazionale.

Nella nota pubblicata dai comuni, oltre al divieto di utilizzo e al consiglio di allacciarsi all’acquedotto si legge: “Per le zone del territorio comunale non ancora raggiunte dalla rete idrica pubblica, i soggetti competenti si sono già attivati per progettare e realizzare, ove possibile, le infrastrutture necessarie all'estensione del servizio”. L'obiettivo dichiarato è "garantire nel tempo a tutti i cittadini l'accesso all'acqua potabile di rete, sicura e controllata".
Pfas è un acronimo che indica le sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche, un insieme di composti chimici non presenti in natura particolarmente resistenti al calore e all’acqua, che fin dagli anni Cinquanta sono stati utilizzati, fra le altre cose, per realizzare tessuti impermeabili, rivestimenti, prodotti antincendio, cosmetici e detergenti per la casa. Oltre certi limiti queste sostanze, come accertato da numerosi studi internazionali, sono dannose per l’ambiente e per la salute umana. Non a caso il 12 luglio 2026 sono stati fissati nuovi valori massimi per la loro presenza nell'acqua potabile, che vanno da 20 a 100 nanogrammi per litro a seconda della tipologia.
Pfas Alessandria: cancerogeni, ma legge blocca bonifica
Tra aprile e maggio, poco prima dell’entrata in vigore dei nuovi limiti, lavialibera ha commissionato l’analisi di quattro pozzi privati in frazione Gelindo, tra Spinetta Marengo e frazione Castelceriolo, un’area circondata da terreni coltivati a pomodoro e grano e adibiti al pascolo delle vacche, dove molte cascine sono state convertite in case private, con l’obiettivo di misurare le concentrazioni di pfas nell’acqua.
Il campionamento ha mostrato valori massimi di pfas oltre i limiti, in particolare del pfoa, una sostanza che l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ritiene cancerogena
Il campionamento ha mostrato valori massimi di pfas oltre i limiti, in particolare del pfoa, una sostanza che dal 2023 l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) classifica come cancerogena, presente in una quantità dodici volte superiore rispetto ai parametri di legge. Ma non solo: in tutti i campioni sono state trovate tracce dei due composti fluorurati brevettati e prodotti esclusivamente da Syensqo, il C6O4 e la miscela ADV. L’acqua attorno allo stabilimento è quindi contaminata e pericolosa, nonostante il sistema di purificazione finanziato da Syensqo Solvay.
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Il proprietario del pozzo in cui sono stati misurati i valori più alti di pfas, già nel maggio 2025 aveva chiesto a un laboratorio accreditato di accertare la potabilità dell’acqua. I risultati avevano evidenziato uno sforamento dei valori limite, in particolare di pfoa e ADV, rispettivamente pari a 182 e 60nanogrammi. La soluzione prospettata per risolvere la situazione era l'allacciamento allì'acquedotto pubblico, ma il costo elevato ha scoraggiato il proprietario del pozzo, costretto a utilizzare l'acqua contaminata.
La presenza di sostanze pericolose prodotte da Syensqo Solvay nelle acque sotterranee non è una novità, ma di dominio pubblico da ormai da vent’anni. Già in passato i controlli effettuati dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale (Arpa) e dal gestore idrico Amag sulle acque sotterranee esterne al sito industriale, avevano rivelato valori di cromo esavalente e solventi clorurati così elevati da imporre la chiusura dei pozzi e l’emissione, nel luglio 2008, di un’ordinanza che vietava l’uso domestico, per l’alimentazione animale e irriguo dei pozzi nel sobborgo. I tecnici del Comune avevano, inoltre, indicato un confine per delimitare la zona, tra il fiume Bormida e la strada Statale 10.
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L’ordinanza era stata rinnovata l’anno successivo, con la rappresentazione grafica dell’area oggetto di divieto. In quell’occasione erano stati anche definiti i parametri analitici da ricercare in base all’utilizzo dell’acqua. Da allora il documento non è mai stata aggiornato, né per le sostanze da ricercare né soprattutto per la zona da delimitare. Eppure nel frattempo è emerso che l’area con acque sotterranee contaminate da sostanze riconducibili a quelle prodotte da Syensqo Solvay, in particolare pfas e solventialogenati, è ben più vasta di quella indicata nell’ordinanza del 2009 e include molti pozzi privati, compresi quelli utilizzati a uso potabile oggetto del campionamento commissionato da lavialibera.
Nel 2008 un'ordinanza del comune di Alessandria, mai aggiornata, aveva vietato l’uso domestico, per l’alimentazione animale e irriguo dei pozzi presenti nella zona tra il fiume Bormida e la strada Statale 10
L’Asl conosce bene questo tipo di inquinamento, tant’è che nel 2020 ha disposto la chiusura del pozzo potabile del comune di Montecastello, a nord del sito chimico, e di quattro pozzi campionati da lavialibera nel giugno 2020. Una chiusura definita “precauzionale”, eseguita su indicazione di Arpa Alessandria. Alla richiesta di chiarimenti sulla presa in carico di eventuali residenti nel comune di Alessandria privi di allacciamento, e quindi utilizzatori di propri pozzi privati per scopo potabile, l’Asl ha risposto: “Per quanto riguarda la tutela dei cittadini non allacciati alla rete idrica pubblica, restano in vigore le specifiche ordinanze cautelative volte a disciplinare l'uso dei pozzi privati nell'area di Spinetta Marengo, interessata dalla contaminazione storica della falda”.
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Lavialibera ha contattato il comune di Alessandria, firmatario dell’ordinanza del 2009, per capire se ci sono state delle modifiche. “Il documento dovrà essere rivisto – si legge nella risposta – ed è al vaglio degli enti preposti la modifica sempre sugli stessi fattori, ma dovrà tenere conto dell’esito dell’analisi di rischio delle aree esterne che deve essere presentata dai soggetti proponenti la bonifica (Edison e Syensqo)”.
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Ad oggi non c’è nessun tipo di mappatura dei pozzi privati utilizzati a scopo potabile nella zona di Alessandria, né a livello regionale né comunale. E preoccupa che le istituzioni non abbiano contezza di quanti cittadini alessandrini stiano utilizzando i pozzi per bere, cucinare e lavarsi.
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