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23 luglio 2026
È stata battezzata la “rivoluzione dei fenicotteri”: dallo scorso 23 maggio, migliaia di albanesi sono scesi in piazza per protestare contro il progetto del resort di lusso che Jared Kushner, genero di Donald Trump, intende costruire sull’isola di Sazan, in un’area protetta nota per la presenza di fenicotteri rosa, con il benestare del governo di Edi Rama. Tra i manifestanti c’è anche lo scrittore Fatos Lubonja, noto per aver trascorso 17 anni, dal 1974 al 1991, nelle prigioni del regime comunista come oppositore politico. Che precisa: “Il movimento non riguarda solo i fenicotteri, ma un intero sistema di potere”. E non è neanche rivoluzione, e forse non lo sarà mai: “Non sono ottimista – confessa a lavialibera –. La disobbedienza civile non basta, serve un intervento forte dall’estero”.
Fatos Lubonja, cosa sta succedendo in Albania?
"I fenicotteri siamo noi: siamo di fronte a uno Stato predatore, catturato dall’oligarchia e dalla criminalità organizzata, che ci sta buttando fuori dal nostro habitat"
Da più di 50 giorni migliaia di albanesi sono in piazza per denunciare tutta la classe politica. Le proteste non hanno a che fare solo con i fenicotteri, piuttosto i fenicotteri siamo noi: siamo di fronte a uno Stato predatore, catturato dall’oligarchia e dalla criminalità organizzata, che ci sta buttando fuori dal nostro habitat metaforicamente e materialmente. Ma quello che sta succedendo oggi è un caso emblematico di una storia lunga. Bisognerebbe chiedersi piuttosto cosa è successo negli ultimi 35 anni.
Ce lo dica lei.
La caduta del comunismo nel 1991 ha lasciato un paese molto povero e isolato. Così, quando il paese ha incontrato il capitalismo negli anni Novanta, molti albanesi hanno deciso di emigrare. Altri hanno trovato nei traffici, prima di esseri umani e poi di droga, il modo di competere sul mercato. Altri ancora si sono buttati sull’edilizia, sfruttando il bisogno delle persone di avere casa. Quando poi, agli inizi degli anni Duemila, la domanda è scesa, l’allora primo ministro Sali Berisha ha lanciato una campagna per permettere a privati di costruire centrali idroelettriche in tutto il Paese, spesso lasciando i villaggi vicini senz’acqua. Così si è creata una classe di pochi che si sono arricchiti individualmente senza responsabilità verso gli altri, spesso usando lo Stato come mezzo.
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In che senso si tratta di un’oligarchia? Che influenza esercitano questi imprenditori sulle decisioni politiche?
Hanno iniziato attraverso il denaro, finanziando partiti e candidati o corrompendo i politici. Molti hanno iniziato anche a fondare giornali e televisioni, creando il triangolo che ha fatto la fortuna anche di Berlusconi: potere politico, finanziario e mediatico. Alcuni, poi, sono entrati direttamente in politica. Ma a pesare oggi è anche, e sempre più, la criminalità organizzata: ci sono diversi casi di trafficanti diventati deputati o sindaci, anche grazie alla capacità di raccogliere voti nei territori che controllano.
Cosa c’entra la storia del resort di Kushner?
"Il resort di Kushner è stato la miccia, ma è un caso tra i tanti: pochi ricchi che si accaparrano i beni comuni a scapito dell'ambiente e di tutti gli altri, aiutati dal potere politico"
La logica è la stessa: pochi ricchi che si accaparrano i beni comuni a discapito dell’ambiente e di tutti gli altri, aiutati da chi ha il potere politico, in questo caso Edi Rama. Il progetto è stato reso possibile da un intervento legislativo del 2024 che consente di costruire resort di lusso anche nelle aree protette. Il messaggio che si vuole mandare è che l’Albania è un paese libero, dove si può fare quello che non è concesso nel resto dell’Europa. Il caso del resort di Kushner è stato la miccia, ma è uno dei tanti.
Chi si trova in piazza a protestare?
All’inizio si trattava soprattutto di abitanti delle zone interessate dal progetto e ambientalisti. Poi, a fine maggio, è diventato virale un video che mostra le guardie private poste a protezione del cantiere che trascinano per terra un manifestante, mentre la polizia restava a guardare immobile. Da allora, molta più gente è scesa in piazza, e in tutto il Paese. Ci sono tanti giovani, soprattutto universitari, espressione di quella nuova generazione che dice “i nostri genitori non ce l’hanno fatta a resistere, a cambiare, ma noi non permetteremo che questo continui”. E poi parecchi cittadini musulmani pro-palestina, già indignati per il sostegno che Rama continua a dare a Netanyahu. È stato molto strano vedere così tanta gente accorrere nel giro di pochi giorni. Me lo spiego con un senso di grande frustrazione e la consapevolezza che non c’è futuro, ci ruberanno tutto.
I centri per migranti voluti da Meloni sembrano frutto di una dinamica simile, solo che a prendersi pezzi di Albania non è un privato ma uno Stato.
Sì, la logica è la stessa. In quel caso non c’è stata una grande reazione perché non c’è l’elemento dell’antipatia che invece si è attivato nel caso di Kushner. E la gente ha accettato perché è manipolata dalla propaganda e dall’immagine dell’Italia “buona” anche se ci ha occupato. Ma purtroppo conviene a entrambi: i governi occidentali hanno bisogno di paesi disposti a fare il lavoro sporco. Di cosa succede dentro quelle strutture poi non se ne parla. Non sappiamo nulla delle carceri albanesi, figurati lì. Io ho visto il centro di Gjadër da fuori ed è terribile. Sono stato in carcere tanti anni, ma quello mi sembra più mostruoso dei nostri.
"Anche i centri per migranti voluti da Meloni seguono la stessa logica: i governi occidentali hanno bisogno di qualcuno che faccia per loro il lavoro sporco. Sono stato in carcere tanti anni, ma il centro di Gjadër è ancora più mostruoso"
Tornando alle proteste, cosa chiedete?
Come prima cosa le dimissioni del governo. Poi, la formazione di un governo tecnico per un anno che ci porti a elezioni veramente libere, l’introduzione del limite di due mandati (Rama è al quarto), la modifica della legge sul finanziamento dei partiti, il ripristino di quella a tutela delle aree protette e l’abolizione di quella sugli “investimenti strategici”, secondo cui lo Stato garantisce agevolazioni fiscali e fornisce infrastrutture, strade ed elettricità a privati che investono più di 10 milioni di euro sul territorio albanese (settimana scorsa, Rama ha dichiarato l’intenzione di rivedere le due leggi, ndr). Lo chiamano sviluppo, piuttosto è esproprio e distruzione dei beni comuni e naturali.
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Che futuro vede per questo movimento?
Purtroppo non sono ottimista. Se guardiamo la storia dell’Albania, cambiamenti importanti come quello che chiediamo adesso sono venuti solo come risultato di grandi cambiamenti a livello internazionale. Non possiamo sperare neanche in un aiuto dall’Italia, visto che Meloni, quando Report ha pubblicato un’inchiesta proprio sui legami tra politica, edilizia e criminalità, ha accusato la trasmissione di dipingere l’Albania come un narcostato e mandato solidarietà a Rama. Senza un intervento politico forte dall’estero, che dia appoggio alla protesta e alla magistratura che deve indagare, non vedo possibilità. E serve fare massa critica, coinvolgere sempre più gente. Invece le manifestazioni si stanno indebolendo, tra caldo, stanchezza e divisioni interne. La protesta può essere l’inizio della costruzione di un’alternativa, ma serve innanzitutto che si dimetta questo governo.
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