Roma, 28 ottobre 2021. Riccardo Magi durante la consegna in Cassazione delle firme per il referendum per la Cannabis Legale (Fabio Frustaci/Ansa)
Roma, 28 ottobre 2021. Riccardo Magi durante la consegna in Cassazione delle firme per il referendum per la Cannabis Legale (Fabio Frustaci/Ansa)

Magi denuncia la politica ambigua: "Su droghe c'è continuità tra Lamorgese e Salvini"

Il deputato radicale di +Europa denuncia gli atteggiamenti incerti degli apparati statali, dei grandi partiti e dell'organizzazione della Conferenza nazionale sulle dipendenze: "C'è uno scollamento tra la realtà e le istituzioni"

Andrea Giambartolomei

Andrea GiambartolomeiRedattore lavialibera

28 novembre 2021

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Tra i parlamentari italiani è quello il cui impegno antiproibizionista è più evidente. Promotore di proposte di legge per depenalizzare i fatti di lieve entità e tra i promotori del referendum sulla cannabis, il radicale Riccardo Magi, deputato di +Europa, teme che la Conferenza nazionale sulle dipendenze possa non portare a modifiche delle leggi in vigore.

Onorevole Riccardo Magi, dal suo intervento di venerdì alla Fuoriconferenza emergono basse aspettative sulla conferenza nazionale. Perché?

Ci sono alcune ambiguità, a partire dal nome della Conferenza nazionale, “Oltre le fragilità”. Bisogna partire dalla consapevolezza che la principale fragilità sta nell’impianto normativo, che produce repressione, violenza, marginalità e disumanità. Al termine della conferenza potremo sciogliere la riserva sull’ambiguità e dare un giudizio più definitivo.

Droghe, la conferenza nazionale rischia di essere un'inutile vetrina

Cos’è stato fatto in questa legislatura?

Palazzo Ducale a Genova, sede della Conferenza nazionale sulle dipendenze
Palazzo Ducale a Genova, sede della Conferenza nazionale sulle dipendenze

All’inizio ho presentato un testo di legge che parte dall’esperienza delle associazioni che ieri si sono riunite a Genova. Era l’estate 2018, governo Conte I, maggioranza giallo-verde, e non c’erano spiragli. Arrivati al marzo 2019, nel periodo di massima potenza politica e mediatica, Matteo Salvini fa un salto di qualità: voleva inasprire le pene, eliminare il concetto di lieve entità. Diceva: “A me interessa togliere dalle strade chi spaccia, i venditori di morte devono sparire dalla faccia della terra”. Allora la Lega ha presentato la proposta “Droga zero” firmata dal capogruppo Riccardo Molinari.

Il suo testo contro quello dei leghisti, che va in senso opposto.

Non solo. Ha anche un paradosso: i fatti di lieve entità vengono puniti con una sanzione maggiore dei fatti non di lieve entità. Nelle audizioni gli esperti si sono trovati davanti qualcosa di talmente irragionevole da essere ridicolo.

La Lega vuole abolire la lieve entità, molte associazioni ed esperti si schierano contro

Con la crisi del Papeete e il governo Conte II è cambiato qualcosa?

Ho pensato fosse possibile proporre un testo che favorisse l’avvio di un dibattito e un confronto a partire dai dati e dalle evidenze e, con l’aiuto di molti, abbiamo presentato un testo che interviene solo sui fatti di lieve entità, il comma 5 dell’articolo 73, seguendo gli orientamenti giurisprudenziali intervenuti. Siccome il regolamento parlamentare prevede che quando due testi insistono sullo stesso perimetro normativo è obbligatorio procedere con un esame abbinato, considerando che la Lega – passata all’opposizione – voleva portare avanti il suo progetto, siamo riusciti ad agganciare i due testi in commissione giustizia. L’obiettivo politico era rianimare la nuova maggioranza giallo-rossa su questo tema.

Con quella maggioranza, perché non si è arrivati al dunque?

Per Lamorgese vuole l'arresto in carcere anche per i fatti di lieve entità perché i dati sarebbero allarmanti, ma per la Direzione antidroga finiscono in carcere sette volte su dieciRiccardo Magi - Deputato +Europa

Per l’intervento del ministro dell’Interno. Nel febbraio 2020 Luciana Lamorgese, ritenuta una che bada al sodo, alle questioni istituzionali e non fa sbrodolature populistiche, mediatiche e demagogiche come il predecessore, ha annunciato un provvedimento per l’obbligo di arrestare subito chi spaccia, a prescindere dalle quantità. Sosteneva che i dati fossero allarmanti, ma evidentemente non ha visto quelli forniti dalla Direzione centrale dei servizi antidroga al parlamento, secondo i quali si finisce in carcere per  fatti di lieve entità sette volte su dieci.

Quale effetto ha avuto l’intervento del ministro Lamorgese?

Era una posizione rivolta alla sua maggioranza, come dire ai parlamentari che la mia proposta non doveva andare avanti perché il ministero va in direzione opposta. Da questo si capisce perché certe proposte si arenano. L’ambiguità in cui si vive, che è anche quella di questa conferenza nazionale, nasce per l’impostazione di un ministro dell’Interno tecnico presentato come ‘salvifico’, che avrebbe dovuto farci girare pagina rispetto a Salvini e invece è in perfetta continuità.

A settembre è stato approvato un testo unico per depenalizzare l’autocoltivazione di cannabis in certi limiti. Della sua proposta originaria sulla lieve entità che ne è stato?

Ha prodotto una documentazione molto importante e completa dal punto di vista antimafia, medico, tossicologico etc, ma è finita su un binario morto nonostante sulla carta abbia una maggioranza perché è l’impostazione governativa e burocratica, degli apparati dello Stato, che frena. Poi ci sono le ambiguità dei grandi partiti che in campagna elettorale fanno capire che, pur non essendo antiproibizionisti, non vedono di cattivo occhio certe cose. Poi però, quando è il momento di andare avanti, non ne fanno una priorità.

Queste ambiguità che denuncia non sembrano segnali positivi in vista dei lavori della Conferenza nazionale.

Non lo dico per scoraggiarci, ma per dire che c’è uno scollamento tra la società e le associazioni che si occupa del tema e chi sta nelle istituzioni. Per questo il referendum, con questa distanza, non è uno strumento eccessivo, anzi è forse l’unico strumento che resta per intervenire sul problema della norma.

Referendum cannabis, la promotrice: "È ora di ascoltare i cittadini e ridiscutere le leggi"

Cosa può fare la ministra Dadone?

"La ministra Dadone è in grande difficoltà politica. Sul tema intervengono ministeri più importanti"

Si trova in una grande difficoltà politica considerando gli altri attori coinvolti, i ministeri di peso. Se si dovesse uscire da questa conferenza con proposte di modifica, massimo sostegno e appoggio. Se invece si deve uscire ancora con queste ambiguità, no. Mi riferisco a certi atteggiamenti, come offrirsi al test del capello proposto da Giorgia Meloni, espressione di un’attitudine stigmatizzante.

Per il ministro Dadone la Conferenza nazionale sulle droghe è una "occasione di riflessione indispensabile"

Sabato la ministra ha ribadito il suo favore alla legalizzazione. Anche se è un tema rimasto fuori dalla conferenza governativa, si può incidere in qualche modo?

Dal primo tavolo (su giustizia penale e realtà penitenziaria, ndr) della Conferenza sulle dipendenze è arrivata indicazione chiara e unanime per una modifica del testo unico delle droghe del 1990. Il procuratore Federico Cafiero De Raho ha indicato nella proposta di legge a mia prima firma e sottoscritta da molti deputati una modifica necessaria della legge italiana: depenalizzazione forte dei fatti di lieve entità e legalizzazione della coltivazione domestica di cannabis per l'uso personale. Su questo si sono detti d'accordo Luigi Ciotti al il garante dei detenuti Mauro Palma a Patrizio Gonnella dell’associazione Antigone. Questa per noi è un'indicazione chiara al parlamento. Mi aspetto che già dalle prossime settimane la proposta riprenda l'iter. In ogni caso abbiamo lo strumento del referendum che è pronto a essere utilizzato se dovesse rimanere ultimo strumento nelle mani degli italiani per cambiare una norma sbagliata.

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