Luigi Ciotti alla Conferenza nazionale sulle dipendenze a Genova (Luca Zennaro/Ansa)
Luigi Ciotti alla Conferenza nazionale sulle dipendenze a Genova (Luca Zennaro/Ansa)

Finita la Conferenza sulle dipendenze, tocca alla politica recepire le proposte

Dalla due giorni di Genova emergono molti input a partire dalla riforma del testo unico sugli stupefacenti al miglioramento del sistema della cannabis medica. Governo diviso sulla legalizzazione a uso ricreativo: "Che il proibizionismo non abbia portato a soluzioni è davanti agli occhi di tutti", ricorda Luigi Ciotti

Andrea Giambartolomei

Andrea GiambartolomeiRedattore lavialibera

30 novembre 2021

“Oggi inizia un nuovo viaggio ambizioso e coraggioso, lungo e difficile”. Domenica pomeriggio la ministra per le politiche giovanili Fabiana Dadone, con le deleghe per le politiche antidroga, ha chiuso con queste parole la Conferenza nazionale sulle dipendenze, convocata dal governo a distanza di dodici anni dall’ultima. Molti sono gli spunti emersi che andranno al parlamento per riformare norme che riguardano le droghe. “Piaccia o non piaccia – ha detto – si è tornati a parlare di dipendenze in maniera aperta, non pregiudizievole, e partendo dai dati”. Nei due giorni di incontri sono stati rilanciati molti spunti emersi nei sette dibattiti tra esperti, esponenti del mondo sanitario e della ricerca, delle comunità di accoglienza, assistenza e recupero, ma anche delle associazioni del terzo settore, spunti che andranno al parlamento. Sarà poi anche compito di Dadone (ministro senza portafoglio) mettere a sedere intorno allo stesso tavolo i ministri della Giustizia, dell'Interno e altri come il ministro della Salute, Roberto Speranza, la cui assenza ha fatto scalpore.

Tra questi spunti, spiccano la riforma del testo unico sugli stupefacenti, in particolare le modifiche sul reato di spaccio e le politiche carcerarie; la cannabis a uso terapeutico e il sistema sanitario e di welfare da riordinare per quanto riguarda le dipendenze. Alcune di queste proposte confluiranno nel Nuovo piano d’azione 2022-25: “Le aspettative sono alte”, ha aggiunto Dadone, che vuole rafforzare il Dipartimento delle politiche antidroga, cambiandone il nome e non solo. "I documenti elaborati nei gruppi di lavoro – ha dichiarato Riccardo De Facci, presidente del Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca) – e i documenti finali della Conferenza rappresentano un avanzamento importante nel dibattito. Chiediamo che tali proposte vengano al più presto vagliate dal parlamento e dal governo affinché prendano i conseguenti provvedimenti".

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Le conclusioni della conferenza

È toccato a Sabrina Molinaro, responsabile della sezione Epidemiologia dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr, fare un riassunto delle proposte elaborate e degli “input alla ministra per impostare il lavoro dei prossimi mesi”.

Le persone che usano sostanze

Il primo input è il “superamento dello stigma”, a partire dalla modifica del linguaggio parlando di “persone che usano droghe” (spesso abbreviato in Pud), ma passando soprattutto dal loro coinvolgimento nella programmazione e nella valutazione dei percorsi di cura, o cercando un loro coinvolgimento con “percorsi professionalizzanti di persone che hanno esperienza” negli ambiti delle dipendenze.

Nell’ottica della riduzione del danno (Rdd, leggi qui di cosa si tratta) e della limitazione dei rischi (ldr), sono molte le proposte emerse dalla conferenza: aumentare i test e le vaccinazioni con le unità mobili; effettuare i drug checking (controlli sulla composizione delle sostanze) nei servizi pubblici; ridurre il prezzo e permettere l’acquisto senza ricetta del Naloxone spray nasale, farmaco utile nei casi di overdose, ma anche l’avvio della sperimentazione delle stanze del consumo, dove una persona può essere assistita nel caso di malore. Uno dei problemi più diffusi e denunciati, resta ancora la disparità tra le regioni italiane: soltanto un terzo ha inserito la riduzione del danno nei livelli essenziali di assistenza, quelle prestazioni minime obbligatori che un cittadino può esigere. Per questa ragione Dadone ritiene si debba “uscire dalle frammentazioni delle politiche adottate tra le varie regioni in termini di Ser.D e Rdd”.

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Le depenalizzazioni e il carcere

"Il 31% dei carcerati è detenuto per spaccio comune e il 26% soffre di disturbi da uso di sostanze"Leopoldo Grosso - Vicepresidente del Gruppo Abele

“Chiediamo la decriminalizzazione del consumo e depenalizzazione dei reati più lievi, ma chiediamo con insistenza che vengano potenziate le misure alternative alla detenzione, che si sono rivelate più efficaci”, diceva Luigi Ciotti, presidente del Gruppo Abele e di Libera, nel suo intervento di sabato. Questi aspetti sono emersi con chiarezza nelle conclusioni, dove è stata proposta la depenalizzazione intesa “come necessità di rivedere norme che prevedono sanzioni, sia penali, sia amministrative”, per “passare al governo e alla regolazione sociale”. Uno dei punti in quest’ambito è “sottrarre all’azione penale alcune condotte illecite dell’articolo 73 (in sintesi, lo spaccio, ndr) ed escludere l’obbligatorietà dell’arresto in flagranza”, come il tema molto dibattuto della modica quantità finalizzata al consumo di gruppo oppure la depenalizzazione dell’autocoltivazione di cannabis a uso personale, come già stabilito da alcune sentenze.

Tema importante sono anche le politiche carcerarie. “Il 31 per cento della popolazione carceraria è detenuta per spaccio comune – ha ricordato sabato mattina Leopoldo Grosso, psicologo e psicoterapeuta, è vice presidente del Gruppo Abele – e il 26 per cento soffre di disturbo d’uso di sostanze”. Tra le proposte emerse, c’è quella di dare più spazio all’utilizzo del comma 5-bis (dell’articolo 73 del testo unico sugli stupefacenti) in base al quale una persona con dipendenza, se condannata per spaccio di modiche quantità, può evitare il carcere per svolgere lavori di pubblica utilità e per “avviare percorsi di giustizia riparativa”. Attenzione è rivolta anche ai tossicodipendenti in carcere con l’ambiziosa e complessa proposta di portare nei penitenziari alcune pratiche di riduzione del danno come la fornitura di siringhe sterili. In generale, però, per migliorare le loro cure è stato proposto di potenziare gli istituti di custodia attenuta (Icat). Una proposta molto coraggiosa è quella di introdurre un permesso di soggiorno in prova per i detenuti stranieri con dipendenze da droga che, avendo avviato un trattamento in carcere, debbano continuarlo: in questo modo potrebbero uscire dalla “clandestinità” e iniziare percorsi di inserimento nella società.

Il documento di analisi e proposte del Gruppo Abele per la VI Conferenza nazionale sulle dipendenze

Cannabis a uso medico

Una delle proposte più forti è la creazione di un’agenzia che possa gestire le autorizzazioni ed essere un riferimento per i pazienti, ma sia anche in grado di avviare studi e ricerche, verificare la qualità della produzione di cannabis a uso medico nel Paese.

Altre proposte

I lavori hanno portato anche a proposte più “tecniche”, come i percorsi per migliorare i flussi di informazioni sulle persone in trattamento; la formazione e l’aggiornamento degli operatori o la creazione della specializzazione in medicina delle dipendenze nelle facoltà. Ci sono anche proposte definite “molte coraggiose” che riguardano l’ingresso nel modo del lavoro o l’autonomia abitativa delle persone tossicodipendenti.

La reazione della politica

“Che il proibizionismo non abbia portato a soluzioni è davanti agli occhi di tutti”Luigi Ciotti - Presidente Gruppo Abele e Libera

L’aspetto che più ha attirato l’attenzione della politica, però, è rimasto fuori dai tavoli di discussione e dalle proposte della Conferenza nazionale sulle dipendenze: la cannabis a uso ricreativo. Sabato la ministra ha detto che “l’Italia dovrebbe valutare” la liberalizzazione, come sta avvenendo in Germania. “Bisogna riuscire a raggiungere la maggioranza al parlamento. È questo il punto delicato – ha sottolineato Dadone a margine della conferenza, parlando coi cronisti –. Il potere su quel fronte spetta alla competenza parlamentare, il governo deve fare un lavoro istruttorio perché il parlamento possa prendere la decisione giusta”. “Credo che sia inevitabile che una qualche riflessione la si faccia anche nel nostro Paese”, ha aggiunto il ministro del Lavoro Andrea Orlando (Pd). Nello stesso giorno, il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho ha ricordato che a livello internazionale la situazione sta cambiando: “Nell’ultima riunione della commissione Onu c’è stato un orientamento forte sulle modifiche della politica del proibizionismo”. “Che il proibizionismo non abbia portato a soluzioni è davanti agli occhi di tutti”, ha detto Ciotti per il quale “il tema della legalizzazione della cannabis merita un tavolo serio lontano dalle ideologie e dai moralismi per chiedersi cosa è meglio fare, non dimenticandosi che abbiamo già il gioco d'azzardo e le sigarette: il nostro Paese è pieno di ambiguità”.

Eppure l'altra parte della maggioranza di governo, quella di centrodestra, ha subito respinto le ipotesi: “Ci sono su questo tema sensibilità diverse – ha risposto la ministra per le Autonomie, Maria Stella Gelmini (Forza Italia) – faccio parte di un pensiero, di una corrente culturale, che non solo è contraria a qualsiasi forma di legalizzazione di ogni tipo di sostanza stupefacente, ma sono anche convinta che non esista una libertà di drogarsi ma che l'azione dello Stato possa e debba concentrarsi soltanto sulla liberazione dalla droga”.

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