Sciopero per il clima, i giovani dei Fridays for future chiedono anche diritti su scuola e lavoro

Cortei dei Fridays for future si sono svolti in tutta Italia per chiedere alla politica misure serie per contrastare la crisi climatica. A due giorni dalle elezioni politiche, i giovani vogliono essere ascoltati. Il racconto dalla manifestazione di Torino

Natalie Sclippa

Natalie SclippaRedattrice lavialibera

23 settembre 2022

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Clima, lavoro, scuola: sui cartelloni preparati da ragazze e ragazzi si invocano diritti, si chiede di partecipare alla vita del Paese, si denuncia la precarietà su molti fronti. Chi è in strada chiede impegni concreti per contrastare la crisi climatica, coerenza e scelte politiche coraggiose. "Non abbiamo più tempo", si urla al microfono insieme agli slogan che accompagnano i cortei di tutte le principali città italiane. A due giorni dalle elezioni, a Torino (sede dell'ultimo meeting dei Friday for Future e del Climate social Camp) si sono riversati per le strade - secondo gli organizzatori - diecimila giovani.

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Crisi climatica

Il motivo principale dello sciopero è denunciare la gravità del cambiamento climatico, che in alcuni luoghi del mondo ha raggiunto il punto di non ritorno e che ha conseguenze devastanti sull'ambiente e le persone. Così, mentre il dibattito pubblico è focalizzato sulla crisi energetica, si cercano nuove fonti di approvvigionamento, in vista dell'inverno (e dei tagli chiesti dall'Unione Europea), i manifestanti chiedono che tragedie come quella avvenuta nelle Marche non diventino la normalità.Un monito anche per la politica che, in molti casi, confina il tema alle bollette o all'emergenza. "Stiamo andando verso un mondo più caldo di 2,7 gradi centigradi e questo significa solo una cosa: catastrofe", commenta Giulia, 22 anni, studentessa. Un altro tema sentito è garantire giustizia alle persone più colpite, che "vengono silenziate, ignorate e uccise". 

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Questione scuola

"Siamo qui per rivendicare il nostro diritto di fare qualcosa per l'Italia, soprattutto visto che tra due giorni si vota"Sara - studentessa 18enne

Non solo clima. Gli scioperi del venerdì, iniziati da Greta Thunberg nel 2018, hanno un legame forte con i giovanissimi e la scuola. A poche settimane dall'inizio delle lezioni, però, si sono riaccese le proteste contro l'alternanza scuola-lavoro, obbligatoria per tutte le studentesse e gli studenti degli ultimi tre anni delle scuole superiori. A far tornare il tema sotto i riflettori la morte del diciottenne Giuliano De Seta a Noventa di Piave (Ve) durante uno stage in azienda, che si aggiunge, solo nel 2022, a quelle di Giuseppe Lenoci e Lorenzo Parelli."A scuola si va per studiare – dice a lavialibera Sara, 18 anni –. Ci sono altri modi per prepararci al mondo del lavoro e di sicuro non possiamo morire mentre impariamo un mestiere. Siamo qui per rivendicare il nostro diritto di fare qualcosa per l'Italia, soprattutto visto che tra due giorni si vota". 

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Voto alle porte

"Paghiamo le conseguenze delle scelte fatte dalle generazioni precedenti – commenta Angela, 21 anni –. Non andrò a votare perché sono fuorisede e costa troppo. Faccio quello che posso da qui". Un problema che riguarda Angela e 4,9 milioni di italiani – studenti e lavoratori fuorisede – che non possono votare dove vivono, ma ritornare nel luogo di residenza. Le proposte di legge c'erano, ma sono rimaste bloccate anche a causa dei freni posti dal ministero dell’Interno, che per anni ha sollevato molti dubbi su come fare per votare a distanza, e con la caduta del governo l'iter legislativo si è fermato. "Non possiamo più aspettare – conclude Giuseppe, 24 anni –. O si cambia o si muore: votare può servire". Nonostante gli sconti proposti dai maggiori servizi di trasporto, per alcuni il costo è ancora troppo alto e si invoca al fatto che non si possa pagare per un diritto. Voti mancati che pesano sulle scelte politiche. Secondo il Libro bianco sull'astensionismo, voluto dal ministro dei rapporti con il parlamento Federico D'Inca, alle politiche il27 per cento degli elettori aventi diritto si era astenuto, quelli che non avevano votato per “non affrontare onerosi trasferimenti” valeva “in media per oltre quattro punti percentuali” ed era “potenzialmente recuperabile”. 

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Autunno caldo

Si prospetta un autunno caldo, non solo per le temperature sopra la media, ma anche perché le conseguenze della guerra in Ucraina si stanno facendo sentire su industrie e famiglie: rincari delle bollette, licenziamenti, crisi economica. Secondo la Fondazione Di Vittorio, sono 9,1 milioni le persone povere, disoccupate e precarie in Italia.In piazza, insieme ai Fridays for future, anche la Cgil. "La situazione sta diventando incandescente: se non si trovano soluzioni subito, si rischia lo scontro sociale. La politica deve ascoltare".

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