Emergenza crack
Emergenza crack

Crack, la droga ninja che "finché non ti ammazza non la vedi"

Il vicino, la collega, lo studente: le statistiche dicono che è una delle droghe più usate e, con la cocaina, la prima causa di segnalazioni e denunce. Eppure sappiamo veramente poco di questa sostanza e dei suoi consumatori

Nicholas Medone

Nicholas MedoneRicercatore e operatore Drop-In del Gruppo Abele

Valeria Paganoni

Valeria PaganoniRicercatrice e operatrice del Progetto Neutravel

25 novembre 2022

"Il crack è la droga del nostro tempo: distacca, anestetizza, aliena ma scalda e riempie, non ti serve nient’altro", parola di Z., operatore sociale che ne fa uso da una decina di anni. C., trentenne laureato, al momento senza impiego, non usa parole molto diverse: "Fa dimenticare tutti i problemi, è la mia maniera per evadere". Sarebbe troppo facile ricorrere allo stereotipo che collega con una linea retta una delle droghe più consumate dei nostri tempi all’inadeguatezza di persone giudicate problematiche, devianti o alla costante ricerca di una scappatoia dalla realtà. Di fronte alla complessità di un fenomeno vasto e sfaccettato, il dibattito e lo “scandalo” sul crack si concentrano esclusivamente sull’uso visibile e di strada della sostanza, ignorando una vastissima platea di utilizzatori che lo assumono in spazi privati, al di fuori dei radar dell’opinione pubblica. Si tratta spesso di persone senza alcun profilo particolare: il vicino di casa, l’amica, il collega, lo studente universitario, tutte persone più o meno lontane dal cliché del drogato.

È innegabile che ci sia una netta correlazione fra integrazione sociale ed etnica, condizioni socio-economiche difficili, vita di strada e uso di crack. Ma cercare di capire i meccanismi che spingono all’assunzione e i loro intrecci serve a non inciampare nel luogo comune che costringe l’utilizzatore nell’immagine di un individuo corrotto nello spirito, incapace di vivere le emozioni in modo “sano”, insomma solo un reietto da compatire.

Una cosa è certa: dal 2011 al 2021, è sensibilmente aumentata la percentuale di persone segnalate perché in possesso di cocaina e crack, salita dal 13 al 20 per cento del totale, mentre è diminuito il numero di segnalazioni per possesso a uso personale di eroina e altri oppiacei/oppioidi (il che non vuol dire che l'uso di questi sia realmente diminuito), passando dal 10 al 5 per cento circa. Non solo, perché sempre nel 2021, la maggior parte (44,5 per cento) delle denunce per reati droga-correlati ha riguardato la detenzione di cocaina/crack, il 41,1 per cento cannabis e derivati, il 7,9 per cento eroina/altri oppiacei e l'1,3 per cento le sostanze sintetiche; il restante 5,2 per cento altre droghe. Nello stesso anno, la stragrande maggioranza delle persone prese in carico dalle strutture per la riabilitazione e il trattamento è risultata essere un policonsumatore che usa cocaina o crack come sostanza primaria (seguono alcol, eroina e altri oppioidi).



Ma basta tutto questo per parlare di un'emergenza? Quanto sono affidabili questi dati? La cocaina può essere utilizzata in tre modi: per via intranasale, per via endovenosa e, tramite un semplice processo, consumata dopo essere stata trasformata in crack (cocaina base). Le informazioni relative alla cocaina in generale ci sono e sono facilmente rintracciabili, ma il più delle volte si tratta di dati che non differenziano tra cocaina cloridrato (la più nota) e crack, mettendo assieme metodi di utilizzo connotati dal punto di vista culturale in modo assai diverso. Il mondo di coloro che utilizzano cocaina cloridrato per via intranasale non sempre si intreccia con quello di chi usa cocaina base. In secondo luogo, è difficile ottenere dati affidabili sul fenomeno perché esiste una fetta consistente di utilizzatori che provvedono da sé alla trasformazione del cloridrato in base. A ciò si aggiunge una terza via di utilizzo, ovvero quella per via endovenosa. Tirando le somme, capire quanta della cocaina venga utilizzata come crack è un puzzle di difficilissima soluzione, ma resta un punto cruciale per comprendere fino in fondo la natura e la portata del fenomeno in questione


Lo fuma pure il vicino

La mancanza di informazione a proposito dell’uso di crack è paradossale, se messa in relazione con la grande diffusione della sostanza. Nel 2021, quasi la metà di denunce per reati droga-correlati ha riguardato la detenzione di cocaina/crack (44,5 per cento), così come cocaina o crack rappresentano il consumo primario per oltre la metà dei policonsumatori incarcerati e per la maggior parte delle persone che sono state accolte nelle strutture riabilitative per dipendenze. Ma questa è solo la parte visibile del fenomeno, perché problematica. L’utilizzo domestico della sostanza è il più diffuso, eppure è anche quello che resta imperscrutabile perché lontano dai riflettori.

Oggi la sostanza è diffusa all’interno di una popolazione sempre più trasversale per età, classe sociale, stile di vita, subcultura di appartenenza, etnia, genere. Usano crack persone legate al mondo della strada, ma anche chi frequenta bar e luoghi del divertimento notturno – dai club ai rave.

Oggi la sostanza è diffusa all’interno di una popolazione sempre più trasversale per età, classe sociale, stile di vita, subcultura di appartenenza, etnia, genere. Usano crack persone legate al mondo della strada, ma anche chi frequenta bar e luoghi del divertimento notturno – dai club ai rave. Non esistono connotazioni marmoree, solo un insieme fluido di stili di vita all’interno dei quali l’uso della molecola può avere un ruolo più o meno centrale. Ma perché proprio il crack? Soprattutto perché può rimanere una questione privata: sai di non violare il tuo corpo con aghi e, almeno inizialmente, senti di appartenere a un gruppo di persone che può smettere di usarlo quando vuole. Per di più il crack è comodo, si può consumare in qualunque momento e in qualsiasi posto.

Emergenza crack, analisi acque reflue 2021
Emergenza crack, analisi acque reflue 2021

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