Le torri del comparto M9 e il centro di settore, sede del Municipio Vi di Roma. Foto di Francesco Rossi
Le torri del comparto M9 e il centro di settore, sede del Municipio Vi di Roma. Foto di Francesco Rossi

A Tor Bella Monaca c'è una comunità capace di educare e battersi contro la dispersione scolastica

Nella periferia est di Roma, dove il tasso di abbandono scolastico è elevato, la collaborazione tra insegnanti, educatori e volontari dell'associazione Eutopia fornisce agli studenti in difficoltà un sostegno allo studio e pone un freno alla dispersione. Lo fa senza commissari straordinari o decreti speciali: "Bisogna curare l'ordinario", dicono, mentre aspettano l'apertura di un centro di istruzione per gli adulti

Andrea Giambartolomei

Andrea GiambartolomeiRedattore lavialibera

21 gennaio 2026

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 A Tor Bella Monaca, quartiere della periferia est di Roma che sale alla ribalta delle cronache per i suoi problemi di criminalità, insegnanti, educatori e volontari, scuole, associazioni e altre realtà collaborano da anni per limitare la dispersione scolastica e fornire così ai giovani prospettive diverse. “Le minime conquiste fatte per arginare la dispersione sono opera nostra e di educatrici come Tilde”, sintetizza Angelica De Arcangelis, che da dieci anni insegna a Tor Bella Monaca, prima in una scuola per l’infanzia e ora alla secondaria di primo grado dell'istituto comprensivo Melissa Bassi. Tilde è Tilde Silvestri e, insieme all’associazione Eutopia e ai suoi volontari, dai primi anni Novanta offre a studentesse e studenti un accompagnamento scolastico.

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Non un semplice doposcuola

“È un territorio ad altissimo tasso di abbandono scolastico e chi resta in classe non è necessariamente migliore”Matteo Balou - Insegnante di matematica

“È un territorio ad altissimo tasso di abbandono scolastico e chi resta in classe non è necessariamente migliore”, afferma Matteo Balou, 36 anni, insegnante di matematica alla scuola superiore di secondo grado all’istituto Di Vittorio-Lattanzio, che accoglie studenti dalle zone est della Capitale, e volontario di Eutopia.

L’associazione – che coinvolge una quarantina di persone tra genitori, volontari e scout – offre un salvagente a molti alunni in difficoltà, soprattutto ai giovani delle scuole medie, quelli più a rischio, a cui sono dedicati due pomeriggi a settimana, mentre a quelli più grandi è riservato un altro momento pomeridiano. Non è un semplice doposcuola nel quale gli allievi degli istituti vicini si fanno aiutare nei compiti. “Questo vorrebbe dire dare loro un contentino – afferma Silvestri –. Noi invece dobbiamo accompagnarli nel raggiungere le competenze di base”, che spesso mancano. Per questo viene offerto un “sostegno allo studio” per rafforzare le competenze logico-matematiche, oppure quelle linguistiche e letterarie.

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Un’esperienza di autorganizzazione

All’origine, c’è una vicenda di quasi 40 anni fa. “Quando sono arrivata a Tor Bella Monaca – ricorda Silvestri –, c’erano delle famiglie senza casa che avevano occupato abusivamente degli appartamenti e rischiavano lo sfratto. Alcuni bambini non erano stati accettati nelle scuole e allora una mamma, di nome Rita, ha usato una stanza del condominio per fare lezione”.

Questa esperienza di autorganizzazione ha ispirato la nascita di Eutopia, capace di creare nel corso degli anni una rete con le scuole del territorio e con alcuni insegnanti: “Noi proponiamo ai professori della scuola di individuare degli allievi che hanno bisogno, chiediamo ai genitori se acconsentono e li indirizziamo verso Eutopia. Abbiamo un ottimo riscontro”, racconta De Arcangelis.

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Educare a Tor Bella Monaca non è una missione

“L’impegno significa non guardare questi ragazzi come se fossero giovani di serie B”Donatella D'Acapito - Insegnante di lettere

C’è quindi un impegno che unisce dirigenti scolastici, insegnanti, educatori ed educatrici, volontari e volontarie. Operare in una realtà molto complessa come quella di Tor Bella Monaca non va visto come l’opera di missionari che si fanno carico di un peso con senso di sacrificio e abnegazione: “Ho combattuto per anni contro questa idea. Siamo professionisti, partecipiamo a formazioni, prendiamo certificazioni. Certo, mi rendo conto che è difficile staccare”, spiega De Arcangelis.

Per Balou quella della missione “è una retorica che svilisce ed è pericolosa”. “Si lavora con responsabilità, passione e spirito collaborativo”, dice Silvestri, secondo cui “servono alleanze vere, fraterne. In una scuola c’è bisogno di quattro, cinque docenti che pian piano costruiscono legami seri, capaci di trasformare”. “Impegno significa non guardare questi ragazzi come se fossero giovani di serie B”, aggiunge Donatella D’Acapito, che da quasi dieci anni insegna italiano nei centri di formazione professionale di Roma e provincia e da alcuni anni lavora al Cfp Sant’Antonio di Roma (zona Giardinetti), che accoglie iscritti da Tor Bella Monaca e da quartieri vicini come Torre Maura, Quarticciolo, Borghesiana.

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La lotta alla dispersione scolastica senza repressione

Se alcuni giovani avevano lasciato le aule e poi sono tornati tra i banchi, magari concludendo il ciclo di studi e la scuola dell’obbligo, molto dipende da questi legami con educatori ed educatrici. “La dispersione esplicita l’abbiamo recuperata negli anni e non per il decreto Caivano”, aggiunge De Arcangelis. Il decreto, voluto dal governo nell’autunno 2023, ha introdotto un nuovo reato, l'"inosservanza dell’obbligo scolastico", e chi non manda i figli a scuola rischia ammonizioni, denunce, processi, condanne e anche la perdita degli aiuti sociali.

“Ma veramente vogliamo mandare i genitori in galera se non mandano a scuola i figli?”, si chiede l’insegnante di Tor Bella Monaca. Silvestri sottolinea come “di tutte le mamme incontrate, nessuna era preoccupata per le conseguenze previste dal decreto Caivano”.

“Alcuni genitori si mettono in moto per evitare le segnalazioni – spiega D’Acapito –. Ad esempio le famiglie che già hanno difficoltà con la giustizia, o che sono attenzionate dai servizi sociali, mandano a scuola i loro figli, ma magari una volta ogni dieci-quindici giorni, così da non avere ulteriori problemi. Altri ragazzi, che alle spalle hanno situazioni economiche precarie o arrivati da poco in Italia, neanche si vedono”. In alcuni casi, sono invisibili anche agli assistenti sociali che ricevono le segnalazioni. E così, raccontano, c’è anche qualche insegnante che, vivendo nel quartiere, si impegna nel cercare personalmente gli alunni assenti.

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Non servono commissari o piani straordinari

Agli occhi di queste insegnanti, decreti speciali, commissari, piani straordinari non sono in grado di incidere positivamente. Anzi, secondo D'Acapito “un piano straordinario può anche isolare e stigmatizzare”, dice pensando a quanto avvenuto con Caivano.

“Bisogna mettere a posto l’ordinario”, afferma De Arcangelis. Anche qui, come in molte scuole, c’è stata la pioggia di fondi del Piano nazionale da ripresa e resilienza. “Il loro uso era vincolato, mentre ne servirebbero per le nostre attività, che funzionano, per i lavori di ristruttazione, per i docenti di L2”, cioè i corsi di italiano per stranieri.

I ragazzi “con la 104”, per disturbi dell’attenzione, dell’umore o disturbi oppositivi-provocatori, sono rimasti senza assistenti specialistici fino a dicembre. “Bisognerebbe dare continuità alle figure che seguono gli studenti in difficoltà, perché ad esempio gli assistenti specialistici cambiano dopo un anno – aggiunge Balou –. Qualsiasi intervento straordinario, invece, è destinato a finire”.

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Aspettando il Centro per gli adulti

Al quartiere farebbe bene l’apertura di un centro provinciale di istruzione per gli adulti (Cpia), aperto a chi non ha finito le scuole medie, ai disoccupati, alle giovani madre e gli stranieri che non sanno italiano. Nel 2025, da febbraio a maggio, la Rete contro la dispersione scolastica e la povertà educativa del Municipio VI di Roma ha raccolto quasi duemila firma di abitanti di Tor Bella Monaca e della vicina Torre Angela e alla fine c’è stata anche una cerimonia di consegna al consiglio municipale e la firma dei protocolli. Da allora, il silenzio: “Ad oggi non abbiamo avuto nessuna risposta”, concludono ribadendo l’urgenza e la necessità del Cpia nel quartiere.

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