
Corruzione legalizzata: massimizzare i profitti, minimizzando il rischio penale



1 gennaio 2026
Non bastano il pugno duro e una mano di intonaco. Nelle periferie, la sicurezza e la riqualificazione delle strutture non sono sufficienti a risolvere problemi complessi. Lo ha ammesso anche il commissario straordinarioFabio Ciciliano, capo della Protezione civile, nell’audizione del 24 giugno scorso davanti alla commissione parlamentare di indagine sulle periferie, e lo ha ribadito in un colloquio con lavialibera. "Se si vuole incidere in maniera importante su realtà vulnerabili e far sì che possano ritornare nella 'normalità', non si può non tenere in considerazione la riqualificazione sociale", ha spiegato Ciciliano, scelto dal governo di Giorgia Meloni per coordinare gli interventi a Caivano e in altre otto aree del Paese ritenute “difficili” e dunque prioritarie. "La struttura del commissario scadrà il 31 dicembre 2027 e non è sufficiente – aggiunge Ciciliano –, i progetti devono durare anche otto-dieci anni ed è quello che stiamo cercando di fare".
Nelle periferie italiane i progetti durano pochi anni, le organizzazioni del terzo settore sono impegnate in una perenne corsa al bando, i finanziamenti arrivano in ritardo e c’è tanta precarietà. Su tutto questo i decreti del governo hanno inciso davvero poco.
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Partiamo da Caivano, comune in provincia di Napoli salito alla ribalta nell’estate 2023 dopo le violenze di alcuni minorenni ai danni di due cuginette. Dopo quei fatti, il governo ha reagito con un decreto che punta sulle misure repressive e poco su quelle preventive.
Qui, spiega ancora Ciciliano, "è stato adottato un approccio che stiamo riportando nelle altre realtà vulnerabili. Quando ci siamo insediati, il terzo settore era un po’ destrutturato perché quando un territorio vive male, anche questo ambito, nonostante gli sforzi, ne risente. Abbiamo messo intorno al tavolo tutti gli stakeholder, tra cui realtà medio-piccole che avevano grande difficoltà nel sostenersi e non avevano la forza per raggiungere un obiettivo importante. Abbiamo condiviso le visioni e le iniziative che potevano mettere in campo, ma a quel punto si sono sfilate quasi tutte e ne sono rimaste solo due, la Croce rossa italiana e Save the Children, che hanno proposto dei progetti pluriennali".
In sostanza, molte piccole e medie realtà locali, impegnate da anni sui territori, sono rimaste ai margini perché prive di strutture organizzative adeguate, lasciando campo libero alle grosse organizzazioni extraterritoriali. "Ho chiesto loro di fare da chioccia per le associazioni locali che non avevano la possibilità di esprimersi – prosegue Ciciliano –, altrimenti sarebbe stato un errore strategico e soprattutto non avremmo fatto un lavoro di riqualificazione".
Ben diverso è il sentimento di chi opera da tempo in situazioni di difficoltà: "Noi e altre associazioni di Caivano speravamo dessero voce agli invisibili, ma non siamo stati ascoltati ", dice Bruno Mazza, fondatore dell’associazione Un’infanzia da vivere, molto attiva nel quartiere. "Da due anni è stata militarizzata l’area e sono state smantellate le storiche piazze di spaccio del Parco Verde", ma nell’intervento "non è stata coinvolta la comunità".
Quella di Mazza è una storia di trasformazione, iniziata dopo un’infanzia complicata e proseguita con l’esperienza nel carcere a Poggioreale, dove ha scoperto i libri: "Lì dentro mi sentivo libero grazie allo studio". Passato ai domiciliari, si è ritrovato a trascorrere il tempo al balcone, a osservare i ragazzini fare quello che già aveva fatto lui: saltare la scuola e diventare manodopera criminale. Da lì è nato il suo impegno e la sua protesta contro il sistema introdotto dal decreto Caivano, che punisce pure i giovanissimi: "Se a dieci anni mi segnali al tribunale dei minorenni come giovane a rischio oppure mi espelli da scuola e mi lasci a vivere 'nella giungla', cosa ti aspetti?".
Oltre alle attività ludiche, l’associazione offre occasioni di formazione per giovani e donne: "Abbiamo formato 15 ragazze con la quinta elementare e senza patente, perché la violenza di genere si combatte anche così, offrendo indipendenza. Otto mamme si sono qualificate per la cura di spazi interni ed esterni, sei giovani hanno imparato a prendersi cura del verde pubblico". Il problema è il dopo: "Manca il lavoro, abbiamo chiesto ai commissari del Comune (a lungo sciolto per mafia, ndr) e alle istituzioni di darci opportunità, senza chiamare aziende da fuori". Purtroppo non è successo.
Oltre il decreto "Caivano": storie di minori che riparano il danno (fuori dal carcere)

Il primo decreto Caivano ha puntato anche sul contrasto alla dispersione scolastica in tutta Italia, sia attraverso fondi e personale in più per l’educazione, sia con sanzioni ai genitori. Dall’autunno 2023 "l’inosservanza dell’obbligo scolastico" è un reato e chi non manda i figli a scuola rischia ammonizioni, denunce, processi, condanne e anche la perdita degli aiuti sociali.
Due anni dopo "c’è maggiore consapevolezza della responsabilità genitoriale ", spiega Mazza, che poi aggiunge: "Qui ci sono genitori giovanissimi, di 18, 20 anni, magari distratti da tante cose, dai social... Ora accompagnano i figli a scuola perché sono intimoriti. Però i dirigenti scolastici che in decenni non hanno fatto nulla, adesso si fregiano dell’alto tasso di frequenza". C’è poi un altro aspetto: "Non possiamo limitarci ai numeri, esiste la dispersione bianca – aggiunge Antonietta Fazio, che presiede l’Associazione San Giovanni, attiva nel quartiere Cep a Palermo, dove educatrici e volontarie offrono supporto allo studio, attività ricreative per i giovani, sportelli di ascolto e altro –. Ci accorgiamo di come alcuni studenti arrivino alla licenza media con grandissime lacune. A certi genitori interessa poco, vogliono solo mantenere l’assegno di inclusione".
Da Ponticelli, nella periferia est di Napoli, Rosa Maglione, presidente dell’associazione di promozione sociale Terra di Confine, nota che il tasso di dispersione sembra essersi ridotto: "Se prima arrivavano quattro segnalazioni da uno stesso istituto scolastico, adesso ne arrivano meno. Le scuole fanno di tutto per tenere i ragazzi a scuola, anche se alcune non segnalano il calo di frequenze per evitare gli accorpamenti". Ci sono istituti che aprono i laboratori al sabato, altri non chiudono durante le vacanze estive o natalizie.
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Messe ai margini, le realtà di Caivano che si occupano di minori e di progetti sociali ed educativi vivono la stessa condizione di precarietà di molte altre organizzazioni simili nel resto d’Italia: competono per spartirsi le scarse risorse dei bandi, i progetti hanno durata breve, faticano ad avere una continuità e i pagamenti arrivano tardi. Una situazione cronica.
Così raccontano operatori e operatrici impegnati in altri quartieri del Sud. "Finito un progetto bisogna trovare altri modi per proseguire le attività – dice Maglione –. Gli stipendi arrivano in ritardo e alcune persone lasciano per cercare altrove una stabilità economica". "Non c’è modo di programmare nel medio o nel lungo termine – aggiunge Fazio –. Tra le persone che lavorano con noi ce ne sono alcune che usufruivano dei nostri servizi e, una volta cresciuti e formati, decidono di stare con noi. Hanno una forte dedizione, ma sono io la prima a dire loro che se trovano un lavoro più stabile possono accettarlo, non si può vivere nella precarietà. Tuttavia, se i migliori vanno via e c’è un continuo ricambio, i servizi perdono di sostanza".
Nei quartieri palermitani di Ballarò e Borgo Vecchio opera l’associazione Per Esempio: "Difendiamo il ruolo di educatori ed educatrici, assistenti sociali, psicologi affinché si riconosca il loro valore economico – dice il cofondatore Claudio Arestivo –. In alcuni contesti si pensa ancora che 'guadagniamo sulle disgrazie altrui', ma c’è una professionalità che va retribuita".
All’interno dell’associazione lavorano altre 42 persone. "Abbiamo incontrato una fondazione illuminata, la Bolton for education Foundation, che lavora con noi nella co-progettazione, valorizzazione e supporto e sul periodo di dieci anni, fuori dalle logiche comuni. Grazie a loro possiamo fare una pianificazione pluriennale e di ampio raggio. Ci permette di avere 28 educatori ed educatrici nelle scuole cosiddette ’difficili’, che affiancano gli insegnanti durante le lezioni e gestiscono alcune attività". A differenza del progetto a Ballarò, quello a Borgo Vecchio, incentrato sul contrasto all’abbandono scolastico e sull’empowerment femminile, "è un’attività frammentata a cui diamo continuità incastrando progetti e bandi vari per mantenere un presidio culturale".
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A livello statale molti dei finanziamenti provengono ancora oggi dal Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, voluto dal governo Renzi nel 2016 e istituito con le fondazioni di origine bancaria e con il Forum nazionale del terzo settore. Per erogare il denaro è stata costituita l’impresa sociale Con i bambini, presieduta da Marco Rossi Doria, a lungo insegnante nelle periferie e poi sottosegretario all’Istruzione nel governo di Mario Monti.
Negli anni l’impresa ha ricevuto 800 milioni di euro, allocati attraverso un sistema di bandi a 10mila organizzazioni partner in tutta Italia e raggiungendo circa 600mila minori in condizioni di povertà o esclusione sociale. "Le forme della povertà educativa sono molto varie – spiegava Rossi Doria alla commissione parlamentare di indagine sulle periferie –. È vero che c’è una concentrazione terribile e purtroppo crescente nel Mezzogiorno, ma è anche vero che il Mezzogiorno è molto diviso, che l’Italia è fatta a macchia di leopardo".
In 15 città sono state individuate delle aree socio-educative speciali (Ases): qui si cerca di mettere a sistema le realtà che operano per contrastare la povertà educativa, sostenere le comunità educanti e dare continuità alla loro azione. Lo scorso anno il governo stava per tagliare i fondi e soltanto dopo un’ampia mobilitazione, grazie a un emendamento della senatrice Pd Enza Rando al decreto Milleproroghe, il fondo è stato prorogato fino al 2027 con ulteriori tre milioni di euro l’anno.
"Attualmente insieme a Con i bambini gestiamo un progetto chiamato In testa, un intervento contro il disagio giovanile e per il benessere psicologico dei minori – racconta Arestivo –. L’impresa interpreta in modo coerente le richieste di modulazione, perché le realtà mutano e bisogna cambiare di passo nel corso dei progetti". "Se non ci sostenessero la Fondazione con il Sud e Con i bambini non riusciremmo ad andare avanti", dice Mazza, la cui associazione gestisce una ludoteca nel Parco Verde grazie al progetto Oceani in costruzione.
I cattivi pagatori sono altri, gli enti locali o – dicono alcuni – il dipartimento per la Coesione territoriale. "Hanno approvato un nostro progetto nel 2023 e l’abbiamo realizzato tra il 2024 e il 2025. Fatta la rendicontazione a maggio, il pagamento è arrivato dopo sei mesi – spiega Maglione –. L’agenzia ha un ufficio piccolo, personale sottodimensionato e carico di lavoro". Anche Mazza, a Caivano, spiega che i pagamenti tardivi spingono a chiedere prestiti: "Dovevo saldare un progetto e ho dovuto chiedere un anticipo alla banca, che ha chiesto garanzie e interessi: 1.700 euro in più, con un’assicurazione da 20 euro al mese, per 18 mesi". Alla fine, ci si rimette anche qualcosa.
Quarticciolo e Scampia rifiutano il modello Caivano
È di questa costellazione di piccole e medie realtà il merito se qualche minore è riuscito a dare un indirizzo diverso alla sua vita. "L’anno scorso abbiamo festeggiato il diploma di un ragazzino che seguiamo da anni – racconta Arestivo –, era il primo diplomato nella sua cerchia di parenti e amici. Sono piccole vittorie che ci danno testimonianza di un percorso lento ma efficace. A Ballarò, la presenza degli educatori per cinque giorni a settimana cambia la morfologia delle scuole".
Sempre da Palermo arrivano altri esempi. "C’è la storia di un ragazzo arrivato tanti anni fa, entrato nel circuito penale minorile per reati non gravi – ricorda Fazio –. Lo abbiamo agganciato grazie al pallone: veniva a vedere le partitelle e criticava sempre gli altri. Allora gli abbiamo detto di mostrarci quanto sapeva fare ed è entrato nella squadra. È diventato uno degli operatori sportivi e continua a essere uno dei nostri “ragazzi”, anche se è si è sposato e ha una bambina. Adesso lavora altrove, ma gioca ancora nella squadra dei grandi dell’associazione, mentre sua moglie è una nostra operatrice".
Di recente, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha nominato “alfiere” una loro giovane volontaria dell’associazione San Giovanni Apostolo, unica siciliana di quest’anno: "Veniva a studiare da noi, quindi ha cominciato ad aiutare i più giovani con i compiti. Ora si occupa di supporto alla didattica e segue un gruppo di bambine per la danza".
"Al netto delle difficoltà credo ne valga la pena – conclude Maglione –, anche perché i ragazzi che seguiamo poi si iscrivono a percorsi professionalizzanti e istituti scolastici superiori. Non sempre riusciamo a ottenere i risultati sperati, ma la gioia che percepiamo negli occhi al superamento dell’esame di terza media ripaga da ogni difficoltà". Ricorda in particolare quando, dopo la pandemia, una ragazzina non si era presentata all’esame per paura: "Siamo andati a prenderla fino a Caivano. Poi ha sostenuto un orale stupendo".
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