Una veduta su Prosfygica, le case popolari realizzate negli anni '30 per i profughi greci in arrivo dall'Asia Minore. Le foto sono tratte dal progetto "Aesthetics of Crisis" con cui la ricercatrice Julia Tulke ha documentato dal 2013 in poi la street art e i graffiti a sfondo politico nella capitale greca, Atene (Julia Tulke/Flickr)
Una veduta su Prosfygica, le case popolari realizzate negli anni '30 per i profughi greci in arrivo dall'Asia Minore. Le foto sono tratte dal progetto "Aesthetics of Crisis" con cui la ricercatrice Julia Tulke ha documentato dal 2013 in poi la street art e i graffiti a sfondo politico nella capitale greca, Atene (Julia Tulke/Flickr)

Ad Atene, Prosfygika, la "casa dei rifugiati", prova a resistere alla riqualificazione urbana

Prosfygika è un complesso popolare costruito per i profughi all'inizio del XX secolo. Dal 2012 ospita una comunità di attivisti e migranti di quasi 400 persone. Adesso un progetto immobiliare mette a rischio l'esperienza e gli alloggi

Camilla Donzelli

Camilla DonzelliGiornalista freelance

1 giugno 2026

Atene, primo maggio 2026. La marcia per la Festa dei lavoratori riempie piazza Syntagma, nel cuore della città. Un gruppo di persone è fermo in cima alla scalinata davanti al parlamento. Un megafono viene passato di mano in mano fino a raggiungere una giovane donna sorridente, che solleva il pugno sopra la folla: "Mi chiamo Suzon Doppagne. Faccio parte della Comunità di Prosfygika occupata e oggi inizio uno sciopero della fame fino alla morte, in difesa della vita", dichiara la giovane belga, residente dell’occupazione da circa cinque anni, annunciando la propria adesione allo sciopero della fame intrapreso a febbraio da un altro membro della comunità, Aristotelis Chantzis. "Ho deciso di schierarmi a fianco del nostro compagno, che oggi raggiunge gli 86 giorni di sciopero della fame. Lo Stato greco e tutte le istituzioni non hanno risposto alle nostre richieste. Hanno scelto il silenzio e stanno lasciando che Aristotelis percorra il cammino verso la morte. Da questo momento, saranno responsabili anche della mia morte". La decisione di Doppagne di intraprendere uno sciopero della fame a oltranza è solo l’ultimo atto di una mobilitazione permanente che si protrae da mesi e che vede un’intera comunità opporsi a un piano regionale di “riqualificazione e sviluppo” approvato nel 2025.

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Da sempre “casa dei rifugiati”

La comunità opera secondo un modello organizzativo orizzontale per rispondere ai bisogni della comunità interna e dei quartieri circostanti: dal cibo al vestiario, dall’educazione alla salute, dalla manutenzione ad attività ricreative e di intrattenimento

In greco, prosfygika significa “casa dei rifugiati”. Ad Atene è il nome di un luogo fisico: otto file di palazzine basse sulle cui pareti scrostate color ocra sono visibili graffiti e slogan politici. Il complesso abitativo, costruito quasi un secolo fa lungo viale Alexandras, nel centro della capitale greca, custodisce un significato storico e politico preciso. I 228 appartamenti furono concepiti all’inizio degli anni Trenta come progetto di edilizia popolare per ospitare i rifugiati greci originari dell’Asia Minore, in fuga dalle violenze e dalle espulsioni di massa che fecero seguito alla guerra greco-turca del 1919-1922. Due decenni dopo, nel dicembre del 1944, Prosfygika giocò un ruolo fondamentale nella guerra civile greca, diventando un punto di appoggio strategico per le milizie di sinistra che si opponevano all’esercito nazionale e alle forze britanniche.

Prosfygika non è mai stata un luogo neutro. Su questa stratificazione di fughe, resistenze e riappropriazioni, all’inizio degli anni Duemila è sorto un progetto sociale unico. Nel 2010, in risposta alla crisi economica e sociale in corso in Grecia, un gruppo di occupanti ha deciso di avviare un processo di riorganizzazione interna volto a creare una struttura comunitaria. "Ci piace ricordare quel momento con un’immagine – racconta Doppagne nel corso di un’intervista –. Ciascuno mise le chiavi del proprio alloggio sul tavolo nel mezzo, a indicare la rinuncia alla gestione individuale e il riconoscimento del sistema comunitario che stava per nascere".

Disagio abitativo. Casa non c'è casa

Il processo di collettivizzazione ha raggiunto il suo apice nel 2012, con la nascita della Comunità di Prosfygika occupata. Qualche anno dopo, durante la cosiddetta crisi migratoria del 2015, l’occupazione è diventata un punto di riferimento per molti migranti di passaggio. Alcuni sono ripartiti, proseguendo verso l’Europa settentrionale; altri sono invece rimasti. Oggi, le otto palazzine sono la casa di oltre 400 persone provenienti da 27 paesi diversi. Passeggiando per le stradine e i piazzali che intervallano il complesso si intravedono le pareti interne degli appartamenti dipinte di colori vivaci, si sentono le grida dei bambini che giocano all’aperto, ci s’imbatte in gruppetti di residenti fermi in ogni angolo a chiacchierare.

La comunità opera secondo un modello organizzativo orizzontale che, nell’arco di sedici anni, si è dotato di ventidue strutture auto-organizzate pensate per rispondere ai bisogni della comunità interna e dei quartieri circostanti: dal cibo al vestiario, dall’educazione alla salute, dalla manutenzione ad attività ricreative e di intrattenimento. Sparsi nelle varie palazzine, gli spazi comuni che sono stati creati rispecchiano questa configurazione. Ci si riunisce nel centro sociale, affiancato da una libreria e sala studio; si mangia insieme nella sala pranzo comune; si organizzano attività culturali nel chiosco autogestito.

Come sottolinea Doppagne, l’essenza di Prosfygika può essere riassunta nella "scelta consapevole di costituirsi e funzionare come una comunità", sostenuta da pratiche quotidiane di mutuo aiuto che riscrivono le regole dell’abitare e le relazioni tra le persone e con l’ambiente circostante.

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Sotto minaccia da dieci anni

Atene (Grecia), 16 giugno 2020. "Solidarietà con gli spazi liberati. Giù le mani dai rifugiati". Un manifesto a sostegno dei progetti abitativi a Prosfygika (Julia Tulke/Flickr)
Atene (Grecia), 16 giugno 2020. "Solidarietà con gli spazi liberati. Giù le mani dai rifugiati". Un manifesto a sostegno dei progetti abitativi a Prosfygika (Julia Tulke/Flickr)

Prosfygika vuole essere la prova concreta che modelli alternativi e autogestiti possono esistere, funzionare ed essere di beneficio a tutti. Ed è proprio questo che la rende un bersaglio da smantellare. Le minacce di sgombero si susseguono da almeno tre decenni, a prescindere dal posizionamento politico dei vari governi. Ma come spiega Venetia, attivista e residente dell’occupazione da circa tre anni, il piano regionale recentemente approvato "è il più serio fino ad ora".

Il progetto, il cui costo stimato è di circa 15 milioni di euro, mira alla realizzazione di case popolari e di un ostello per accogliere gli accompagnatori dei pazienti dell’adiacente ospedale oncologico Agios Savvas. "Il cosiddetto piano di riqualificazione rappresenta in realtà un attacco deliberato alla comunità", spiega Venetia, sottolineandone il paradosso: Prosfygika funziona da anni come un modello informale di edilizia popolare, offrendo una soluzione a categorie marginalizzate che altrimenti rimarrebbero escluse dal mercato immobiliare e totalmente prive di supporto. Inoltre, attraverso una struttura dedicata, l’occupazione offre già accoglienza a chi accompagna i pazienti dell’ospedale oncologico.

Questo cortocircuito fa emergere le ragioni politiche che probabilmente si nascondono dietro la scusa della riqualificazione urbana: eliminare un esperimento sociale rilevante, incompatibile con le logiche del consumo e del profitto.

In tale contesto si inserisce la mobilitazione della comunità: diverse marce di protesta ed eventi pubblici che, nel corso dei mesi, hanno raccolto migliaia di persone. A inizio febbraio, Aristotelis Chantzis ha annunciato uno sciopero della fame a oltranza, da lui descritto come un atto di responsabilità collettivo il cui scopo non è solo difendere uno spazio fisico, ma ciò che quello spazio rappresenta: un modello sociale che si oppone "alla solitudine, all’individualismo e all’insicurezza" che caratterizzano il sistema capitalista.

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La resistenza contro la speculazione

Exarchia, storico quartiere anarchico, è stato stravolto dalla costruzione di una nuova fermata della metro: con gli affitti alle stelle, i vecchi abitanti sono stati sostituiti da turisti e nomadi digitali

In questo senso, la lotta di Prosfygika si inserisce in un panorama più ampio in cui la cosiddetta riqualificazione urbana non serve le comunità locali, ma agisce come efficace strumento politico di riconfigurazione del tessuto urbano. Ad Atene il caso più emblematico è Exarchia, storico quartiere anarchico a pochissima distanza da Prosfygika, dove le numerose occupazioni sorte durante la recessione economica del 2008 e la crisi migratoria del 2015 sono state sistematicamente sgomberate a partire dal 2019. La progressiva implementazione di grandi progetti infrastrutturali, fra cui la costruzione di una nuova fermata della metropolitana, ha stravolto il quartiere: la popolazione originaria è stata espulsa a causa di affitti alle stelle e rimpiazzata da turisti e nomadi digitali.

Non è quindi un caso se, nonostante lo stato di agitazione permanente e lo sciopero della fame, le autorità greche abbiano mantenuto il più assoluto silenzio sul futuro dei residenti di Prosfygika. Non c’è stata nessuna reazione dopo l’ospedalizzazione di Chantzis, divenuta necessaria a inizio marzo dopo uno svenimento. Così come non c’è stata nessuna reazione dopo il bollettino medico diffuso il 27 aprile, 82esimo giorno di sciopero della fame, in cui si chiarisce che Chantzis ha ormai perso un terzo del proprio peso corporeo ed è a imminente rischio di danni irreversibili.

Il viceministro dell’economia Nikos Papathanasis ha affermato che il progetto di riqualificazione di Prosfygika procederà secondo i piani

Al contrario, lo stesso 27 aprile, davanti al municipio di Haidari, nella periferia ovest di Atene, dove si stava svolgendo un incontro delle autorità regionali, la polizia ha accolto la protesta dei residenti di Prosfygika con cariche, gas lacrimogeni e l’arresto di un manifestante. Da qui la decisione di Doppagne di unirsi allo sciopero, per esercitare ulteriore pressione su istituzioni che stanno ignorando le richieste di 400 persone che verranno presto lasciate senza una casa e senza una rete di supporto.

Il 6 maggio, a pochi giorni di distanza dall’annuncio in piazza Syntagma, rispondendo a un’interrogazione parlamentare, il viceministro dell’economia Nikos Papathanasis ha affermato che il progetto di riqualificazione di Prosfygika procederà secondo i piani, senza accennare a un possibile dialogo con i residenti. Dal canto loro, Chantzis, Doppagne e la comunità tutta non intendono fermarsi fino a quando le loro richieste non verranno accettate senza condizioni: l’immediata cancellazione del piano regionale, la garanzia che tutti possano rimanere nelle proprie case e il riconoscimento del progetto di ristrutturazione proposto dalla stessa comunità

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