Foto di sfondo: Presidenza del Consiglio dei ministri
Foto di sfondo: Presidenza del Consiglio dei ministri

Prestiti Safe per il riarmo, le carte che raccontano ciò che il governo non dice

Mentre l'esecutivo di Giorgia Meloni si mostra titubante sui prestiti Ue per gli armamenti, documenti ottenuti da lavialibera mostrano che già mesi fa Roma aveva chiesto formalmente a Bruxelles di utilizzarli, elaborato un piano di spesa e nominato rappresentanti per coordinare l'implementazione. Molte delle informazioni, però, sono secretate

Paolo Valenti

Paolo ValentiRedattore lavialibera

1 agosto 2026

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Carta canta, dice il proverbio. Mentre la maggioranza mostra tentennamenti e divisioni sui prestiti europei “Safe” per le armi e i membri del governo di Giorgia Meloni assicurano che nessuna decisione è stata presa né sarà presa senza il parlamento, documenti ufficiali ottenuti da lavialibera mostrano che già mesi fa l’esecutivo aveva richiesto formalmente l’accesso a questo strumento, elaborato un piano di spesa e nominato rappresentanti per coordinarne l’implementazione con la Commissione europea e gli altri Stati membri. 

Cosa sono i prestiti Safe per le armi

Lo strumento Safe, acronimo di "Security action for Europe" (azione per la sicurezza dell'Europa), è uno dei due meccanismi messi in campo dall'Unione europea per incoraggiare gli Stati membri ad aumentare le spese militari. Proposto dalla Commissione di Ursula Von der Leyen lo scorso marzo e approvato dal Consiglio a maggio, mette a disposizione degli Stati membri prestiti "a prezzi competitivi e a lungo termine", per un totale di 150 miliardi di euro, per l'acquisto di "prodotti per la difesa". Tra questi, munizioni, missili, droni, sistemi di artiglieria, sistemi di difesa aerea e missilistica, sistemi antidrone, "capacità di combattimento terrestri e marittime", risorse spaziali, di "intelligenza artificiale e guerra elettronica". Nel documento è anche citata la "contromobilità", categoria in cui potrebbero rientrare le mine antiuomo che l'Unione afferma di voler eliminare ma che cinque Stati membri intendono acquisire, come abbiamo raccontato nell'inchiesta Riarmo, il grande inganno

A settembre 2025, la Commissione ha assegnato 14,9 miliardi all'Italia, somma concordata con il governo

Il 9 settembre 2025, Bruxelles ha comunicato la ripartizione provvisoria dei 150 miliardi, assegnandone 14,9 all'Italia. Come previsto dal regolamento e confermato dal commissario Ue per la Difesa Andrius Kubilius, le somme sono state concordate tra la Commissione e i governi degli Stati membri sulla base delle richieste di questi ultimi. 

Così l'Ue dirotta miliardi sul riarmo

Il piano di spesa c'è, ma non si può vedere

Il regolamento Safe fissava al 30 novembre 2025 la data entro la quale gli Stati membri interessati avrebbero dovuto inviare alla Commissione la richiesta formale di accesso ai prestiti, corredata di un "piano di investimenti debitamente motivato e giustificato", che descriva i "prodotti per la difesa" che si intende acquistare, le "attività programmate" e "le spese stimate". Scaduto il termine, lavialibera ha chiesto alla Commissione europea di consultare le richieste e i piani di investimento ricevuti dagli Stati membri. La risposta, datata 22 dicembre 2025, mostra che tra i 19 governi che hanno inviato i documenti a Bruxelles c'è anche quello italiano.

Ci è stata però negata la possibilità di consultare i documenti: secondo Bruxelles, questi "contengono informazioni considerate sensibili, relative alla sicurezza pubblica, alla difesa e a questioni militari, compresi dettagli sulle lacune in materia di investimenti, sulle capacità produttive e sulle priorità strategiche per la collaborazione europea in materia di difesa", per cui "esiste un rischio ragionevolmente prevedibile, e non puramente ipotetico, che la divulgazione di tali informazioni possa compromettere la tutela delle questioni relative alla difesa e alla sicurezza, nonché della sicurezza pubblica". 

Già lo scorso inverno, il governo aveva non solo comunicato l'intenzione di accedere ai prestiti, ma anche scritto nero su bianco come utilizzarli

Una risposta simile l'abbiamo ricevuta, il 23 gennaio 2026, dal ministero della Difesa guidato da Guido Crosetto, a cui avevamo chiesto gli stessi documenti: la richiesta di accesso ai fondi Safe e il relativo piano di investimenti. Ci sono stati negati per "evitare un pregiudizio concreto alla tutela degli interessi pubblici inerenti alla difesa e alle relazioni internazionali". È la conferma, però, che quei documenti ci sono. Già allora, quindi, il governo non solo aveva chiara l'intenzione di accedere ai prestiti, ma aveva studiato e scritto nero su bianco come utilizzarli.

Prestiti Safe, l'Italia siede al tavolo (ma vietato sapere chi)

Altri documenti mostrano poi che da un anno quattro rappresentanti del governo italiano siedono al tavolo dedicato all'implementazione dello strumento Safe, insieme ai delegati degli altri Stati membri e della Commissione europea. Si tratta del "Safe special group", che si è riunito la prima volta il 22 settembre 2025 ed ha come compito quello di "fornire consulenza esperta e coordinamento strategico affinché Safe sia un successo". 

Sui prestiti Safe nessuno deve sapere: Bruxelles nega la lista dei rappresentanti

Una mail ottenuta da lavialibera tramite una richiesta di accesso civico mostra che il 5 agosto 2025 Roma ha comunicato a Bruxelles i rappresentanti nominati. Sono quattro: uno del ministero dell'Economia e delle finanze, uno degli Esteri, uno dell'ufficio del consigliere militare della presidenza del Consiglio e uno del personale militare della rappresentanza permanente dell'Italia presso l'Unione europea. Altri quattro sono i sostituti.

L'Italia siede sin dall'inizio al tavolo sull'implementazione di Safe, ma la Commissione ha scelto di secretare i nomi dei membri

Alla Commissione europea abbiamo chiesto anche i nomi, che ci sono stati negati perché divulgarli "comprometterebbe la protezione della privacy e dell’integrità dell’individuo" e non ci sarebbe alcuna "specifica finalità di interesse pubblico".

Dopo il nostro ricorso di fronte al Mediatore europeo, l'ente incaricato di indagare sui casi di cattiva amministrazione e mancata trasparenza da parte delle istituzioni Ue, la Commissione ha confermato la scelta di secretare i nomi, aggiungendo che rivelarli "potrebbe potrebbe comportare problemi di sicurezza, in particolare minacce nei confronti di tali persone, dato il contesto geopolitico". Questo nonostante, come ha osservato il Mediatore, "nessuno dei documenti conteneva richieste da parte degli Stati membri di trattare in maniera riservata le informazioni". 

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