Un rider in Italia (Kai Pilger)
Un rider in Italia (Kai Pilger)

Vita da rider

Un estratto dal libro (In)subordinati, pubblicato il 15 giugno per Ega: l'inchiesta descrive tutto quello che succede prima che il sushi arrivi alla porta

Rosita Rijtano

Rosita RijtanoRedattrice lavialibera

13 luglio 2022

Tre anni da rider e un riassunto che sgrana come un rosario: mille giorni di lavoro, 46mila chilometri e sette incidenti. Senza quasi prender fiato, Enrico ne racconta due e a sentirlo parlare gira la testa. Una volta si è spaccato la faccia su uno dei tanti binari che frastagliano le strade di Torino. Era in piazza Derna, una rotonda che non finisce mai, col tram che passa proprio lì in mezzo, e diluviava: un’auto quasi gli va addosso, lui sterza di botto e scivola sulle rotaie. Un’altra volta è stato preso in pieno da un prete. Dell’impatto non ricorda niente, ma quando ha riaperto gli occhi e ha visto quell’uomo con il collarino bianco in piedi al suo fianco, ha pensato: sono in Paradiso. Non lo era. Il bip di una notifica che gli chiedeva conto dell’ordine in attesa al ristorante l’ha riportato all’infernale realtà: ha imprecato, aperto l’app, e scritto all’assistenza. Ha scritto solo che aveva male.

Aveva male dappertutto, ma non poteva né doveva dimenticarsi di fare foto e screenshot utili a documentare che non era uno scansafatiche e che no, proprio non ce la faceva a rimettersi in sella. Raccogliere le prove dell’incidente viene prima del dolore ed è qualcosa che si impara con l’esperienza perché, dopo le prime cadute e le prime contestazioni, capisci che senza quelle è la tua parola contro la loro. E la loro vince sempre.

Attenzione, caduta operai

Ti fai male, fatti tuoi

La rivista

2022 - numero 15

Povero lavoro

Lavorare non garantisce né sicurezza economica né qualità della vita. Più di una persona su 10 si trova in condizioni di povertà anche se ha un lavoro, mentre cresce il numero di chi non ce la fa più a sopportare il peso di competizione e performance sempre più alte

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