Torino, 25 novembre 2022. Il personale di Zara in sciopero nel giorno del Black Friday con un presidio davanti al punto vendita di via Roma (Ansa)
Torino, 25 novembre 2022. Il personale di Zara in sciopero nel giorno del Black Friday con un presidio davanti al punto vendita di via Roma (Ansa)

Zara taglia i magazzinieri mai assunti

La multinazionale dell'abbigliamento ha deciso di fare a meno di molti addetti alla logistica, impiegati tramite appalti e subappalti, ma quel lavoro è indispensabile e ora tocca ai commessi occuparsene

Marco Panzarella

Marco PanzarellaRedattore lavialibera

Rosita Rijtano

Rosita RijtanoRedattrice lavialibera

23 dicembre 2022

Dopo dieci anni di sfruttamento, i magazzinieri che lavoravano a Roma per conto di Zara sono stati ridotti di quasi la metà. Lo stesso è successo a Milano e a Torino, dove negli ultimi anni il colosso spagnolo della moda ha riorganizzato i propri magazzini concentrandoli in pochi grandi poli, a discapito di due categorie di lavoratori: i facchini e i commessi dei negozi che adesso devono svolgere i compiti del personale mancante come "togliere i vestiti dagli scatoloni", raccontano la delegata Cgil di Milano Claudia Piva e la dirigente della Cisl di Torino Stefania Zullo.

La storia dei magazzinieri Zara fotografa un modus operandi perverso e legalizzato: affidare il lavoro a imprese esterne e, quando i costi aumentano, o cambiare appalto contrattando al ribasso, o rinunciare ai lavoratori che – per quanto esperti, efficienti e professionali – vengono sostituiti da altri che costano meno. La pratica permette anche di non avere a che fare in modo diretto con i sindacati.

Il brand, che in Italia fa parte del conglomerato Itx srl, ha iniziato a servirsi dei facchini oltre dieci anni fa. Gli sono essenziali per fare arrivare la merce sugli scaffali, eppure non li ha mai assunti: i magazzinieri sono sempre stati dipendenti di altre aziende che operano per conto di Zara tramite appalti e subappalti.

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