Lamezia Terme, 17 giugno 2026. Da sinistra, Judith Eisinger, Michael Braun, Anna Sergi e Ruggero Scaturro durante un incontro a Trame, il festival sui libri di mafia
Lamezia Terme, 17 giugno 2026. Da sinistra, Judith Eisinger, Michael Braun, Anna Sergi e Ruggero Scaturro durante un incontro a Trame, il festival sui libri di mafia

A Trame, un incontro sul crimine in Germania smonta i pregiudizi e rilancia la lotta antimafia

A Lamezia Terme, al festival dedicato ai libri sulle mafie, quattro esperti a confronti sul "lato oscuro della Germania". Un confronto approfondito sul radicamento delle organizzazioni criminali (non solo italiane) e sulle sfide: "L'antimafia esiste anche in Germania ed è stata portata da degli italiani"

Andrea Giambartolomei

Andrea GiambartolomeiRedattore lavialibera

19 giugno 2026

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La Germania, locomotiva d’Europa, e il suo “lato oscuro”: la presenza di criminalità organizzata, non soltanto italiana, su un territorio ricco e strategico, eppure non ancora pronto, a livello istituzionale, a combatterla a fondo. Sono questi alcuni dei temi trattati mercoledì sera alla 15a edizione di Trame, festival del libri sulle mafie, a Lamezia Terme, nel corso di un incontro Anna Sergi, professoressa all'Università di Bologna e opinionista de lavialibera (qui i suoi articoli), Judith Eisenger, del consiglio direttivo dell’associazione antimafia nata in Germania, mafianeindanke, e Ruggero Scaturro, senior analyst della Global initiative against transnational organized crime (Gitoc), introdotti e moderati da Michael Braun, corrispondente da Roma del quotidiano berlinese Die Tageszeitung.

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Il complicato contesto criminale tedesco

“Per affrontare da italiani il tema del crimine organizzato in Germania bisogna liberarsi dall'idea che la mafia sia un fenomeno italiano"Ruggero Scaturro - Global initiative against organized crime

“Per affrontare da italiani il tema del crimine organizzato in Germania bisogna liberarsi dall'idea che la mafia sia un fenomeno italiano, del Mezzogiorno, del Sud Italia. Il crimine organizzato esiste in tutto il mondo”, ha premesso Scaturro, ricordando che tra i casi eclatanti più recenti avvenuti in Germania c’è l’agguato a un boss della mafia russo-cecena, tra i principali gestori di prostituzione e narcotraffico ad Amburgo e dintorni, compiuto da un 15enne ad Amburgo il 12 gennaio 2025.

Si tratta di un tassello di un mosaico complesso, dove si trovano le mafie italiane, ma anche i clan turchi, libanesi, curdi, albanesi, serbi, montenegrini, kosovari e ancora dei fenomeni autoctoni, come le gang di motociclisti e i gruppi di ultras dediti al narcotraffico internazionale e locale. “È chiaro che esistono differenze enormi tra le forme che il crimine organizzato ha, ma è un problema comune a molti Stati. La convenzione di Palermo contro la criminalità organizzata transnazionale è quella sottoscritta dal maggior numero di nazioni”.

La Germania è un territorio che fa gola: "La criminalità organizzata si insedia dove ci sono opportunità. La Germania ha offerto tanta stabilità sociale, politica ed economica". Anche perché è strategica, ha spiegato poco dopo: “È vicina ai porti di Anversa e Rotterdam, ha i suoi grossi porti, importanti per la cocaina. È un paese di transito e consumo delle droghe sintetiche. Lì c’è il centro logistico Dhl a Lipsia, dove passa il 99,9 per cento delle droghe sintetiche”.

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La 'ndrangheta in Germania

"Esiste un riconoscimento della ‘ndrangheta come organizzazione criminale e alcune persone vengono riconosciute come appartenenti, ma non vengono condannate perché non commettono reati. La chiamo ‘ndrangheta social club. Sta diventando una cosa ripetuta”Anna Sergi - Professoressa di sociologia della devianza, Alma mater studiorium di Bologna

La ‘ndrangheta "non si sposta, esiste contemporaneamente in vari posti. Non si limita a migrare, ma vive contemporaneamente in più luoghi", ha ricordato Anna Sergi. Molto comportamenti hanno a che fare "più con le migrazioni calabresi che con la 'ndrangheta". L'organizzazione era presente in Germania “già da 20 anni prima della caduta del muro e ha sviluppato una sua versione tedesca”. “Il ristorante Da Bruno (dove è avvenuta la strage di Duisburg nel 2007, ndr) era aperta da mo'  – ha aggiunto Braun –. Dopo la caduta del muro c’è stata un’espansione della ‘ndrangheta verso i lander dell'Est dopo la caduta del muro. Prima erano presenti a ovest”.

Allo stesso tempo, non bisogna pensare alla Germania come un paese inerme e pigro di fronte alla criminalità organizzata calabrese: “È il paese europeo che porta a processo alla 'ndrangheta: Dusseldorf, Duisburg, Dortmund, Stoccarda, Costanza. La Germania ha avuto più di un problema, ma ha avuto anche una reazione civile e istituzionale”.

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Ci sono tuttavia delle incomprensioni e delle differenze che limitano l’azione giudiziaria: “In Italia parliamo di ‘ndrangheta come se fosse una cosa sola, come se avesse un cervello”, e invece ci sono delle differenze nel modo di manifestarsi di ogni gruppo. “Abbiamo gruppi che collaborano in Germania, dove c'è necessità di conoscersi e parlarsi, ma non in Italia. Questo crea un problema di interpretazione – ha precisato Sergi, che ha svolto incarichi di perito in alcuni processi in Germania –. Quando i pm tedeschi chiedono ai colleghi italiani quali siano i rapporti tra questi gruppi, dall'Italia rispondono che non ci sono relazioni”. È come se mancasse una comprensione reciproca del contesto. "Le autorità investigative tedesche, influenzate dalla informative italiane che danno per scontate molto cose del contesto culturale, producono un paradigma deterministico: sei calabrese, provieni da certi paesi, hai un certo cognome e tieni contatti con casa e persone del tuo paese, magari sei stato pregiudicato per fatti di venti anni fa, diventi sospettato. È un problema per quanti vogliono provare a essere onesti ed è un problema quando la solidarietà tra immigrati diventa prova di associazione mafiosa".

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Ci sono poi anche altri problemi di comprensione reciproca: “Più noi spieghiamo la 'ndrangheta secondo noi – e i magistrati non sono sociologi – affermando che i clan all’estero fanno riferimento alla Calabria e tutto si decide in Calabria, più si rende difficile la condanna. Esiste un riconoscimento della ‘ndrangheta come organizzazione criminale e alcune persone vengono riconosciute come appartenenti, ma non vengono condannate perché non commettono reati. La chiamo ‘ndrangheta social club. Sta diventando una cosa ripetuta”

La reazione della società civile e il caso di Mafianeindanke

“Sono molto felice di darvi la notizia che l'antimafia esiste anche in Germania ed è stata portata da degli italiani"Judith Eisinger - mafianeindanke

Ma come esistono gruppi di criminalità organizzata, ci sono anche gruppi che cercano di contrastarla: “Sono molto felice di darvi la notizia che l'antimafia esiste anche in Germania ed è stata portata da degli italiani – ha affermato Judith Eisinger, data journalist e attivista di mafianeindanke –. Nel 2007, dopo la strage di Duisburg, alcuni ristoratori italiani a Berlino si trovavano di fronte a degli stereotipi e hanno voluto reagire”. Anche per proteggersi da quella stessa criminalità: “Si sono messi in contatto con la polizia di Berlino, con una persona a cui rivolgersi in caso di minacce. Verso il Natale 2007 dei camorristi hanno chiesto il pizzo ad alcuni ristoratori, tra cui anche i fondatori di mafianeindanke”. E sono partite le denunce. All'inizio era un'associazione molto italiana, fondata da italiani e rivolta a italiani, ma poi ha voluto sensibilizzare un pubblico tedesco ed è diventata anche più politica: monitoriamo e commentiamo quanto avviene al parlamento tedesco". Ci sono alcune proposte portate avanti dall'organizzazione: "Bisogna riformare il codice penale: non abbiamo l'associazione mafiosa, ma l'associazione a delinquere che non viene applicata contro queste associazioni". Mancano poi strumenti efficaci di confisca preventiva e il riutilizzo sociale dei beni confiscati, come invece avviene in Italia: "Aiuterebbe i cittadini a vedere la presenza della criminalità organizzata, ma anche la forza dello Stato". 

All'estero l'antimafia c'è, pensare il contrario è dannoso

“Introduciamo il reato di associazione mafiosa in Germania o no?”, ha chiesto Braun alla connazionale di Mafia Nein Danke. “Non proponiamo di tradurre il 416-bis in tedesco", ha risposto lei. Non basta un cognome mafioso a spaventare, e manca quindi la "forza intimidatoria legata al vincolo mafioso" prevista nella legge italiana. C'è altro, però, che può essere fatto. Ad esempio, si può rimediare ad alcune falle nelle istituzioni: "Non c'è collegamento tra le procure per le indagini. È una perdita di tempo e di risorse", ha sottolineato Sergi. "Chiederei un osservatorio sulla criminalità organizzata perché col federalismo è tutto un po' complesso – ha aggiunto Eisinger –. Manca anche la ricerca accademica sul fenomeno. Serve un punto per scambiarsi le idee”. Intanto nel 2027, a venti anni dalla strage di Duisburg, ci sarà il primo festival antimafia nella cittadina tedesca. 

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