
Lo smartphone ci isola e ruba la capacità di stare soli



9 settembre 2026
Quattro uomini sono stati arrestati quali mandanti dell’omicidio di Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik, avvenuto il 7 agosto 2019 al parco degli Acquedotti, a Roma. A pochi mesi di distanza dalla sentenza con cui la Corte d’assise d’appello di Roma ha assolto Musumeci (conosciuto anche come Raul Esteban Calderon), presunto esecutore materiale dell’omicidio, il giudice per le indagini preliminare ha firmato ieri l’ordinanza di custodia cautelare in carcere di sette uomini, quattro dei quali ritenuti i mandanti dell’omicidio. Tra di loro ci sono Michele Senese, storico capo dell’omonimo clan di camorra nella Capitale, sotto le cui ali è cresciuto criminalmente l’ex leader degli ultras della Lazio, Leandro Bennato, Giuseppe Molisso e Alessandro Capriotti, tutti già detenuti. Altri tre uomini – Elvis Demce, Matteo Costacurta e Emanuele Vargiu, vicini a “Diabolik” – sono stati arrestati perché ritenuti i responsabili del tentato omicidio (sempre con l’aggravante mafiosa) di Molisso l’11 febbraio 2020, una vendetta evitata soltanto dall’intervento delle forze di polizia per sequestrare l’abitazione.
L’operazione è stata condotta all’alba di mercoledì 9 settembre dai carabinieri del Nucleo investigativo e dagli agenti della Squadra mobile della Questura di Roma, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia capitolina. Molti elementi erano già emersi nel corso del processo contro Calderon/Musumeci, ma finora non avevano portato agli arresti dei presunti mandanti.
"Diabolik": dopo sette anni, l'omicidio di Fabrizio Piscitelli resta un giallo
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Senese, Bennato, Molisso e Capriotti, “in concorso tra loro e con Musumeci”, hanno partecipato all’assassinio. L’accusa, per questo fatto, è di omicidio aggravato con metodo mafioso. Per i pm, Bennato aveva dato l’incarico a Musumeci, accompagnandolo sul luogo del delitto e favorendone poi la fuga. Capriotti, invece, era colui che aveva fatto da esca, dando appuntamento a Piscitelli al parco degli Acquedotti, nel quartiere Appio-Tuscolano "controllato" da Senese. Molisso “determinava o comunque rafforzava il proposito criminoso dei concorrenti, condividendo con gli altri la decisione di eliminare un concorrente scomodo nel mercato degli stupefacenti della Capitale e di punire un affiliato al clan Senese (anche se Piscitelli non è mai stato condannato per associazione mafiosa, ndr) che non stava corrispondendo quanto dovuto in proporzione alla entità degli introiti delle sue attività illecite”.
Come evidenziato da altre indagini emerse dopo l’omicidio di Diabolik, Piscitelli, in affari con Fabrizio Fabietti, si era reso autonomo nel traffico di cocaina e non voleva dare all’organizzazione di Senese una parte dei proventi. Per questo motivo il boss avrebbe dato il suo assenso all’agguato, ragione per la quale la Dda ritiene che l’omicidio sia stato commesso con l’aggravante mafiosa, finora mai riconosciuta dai giudici nel corso del processo a Musumeci.
"Diabolik": dopo l'omicidio, le inchieste rivelano i suoi affari sporchi
Il boss Michele Senese, uomo forte della camorra a Roma, ha una lunga storia alle spalle, capace ancora di controllare – nonostante la detenzione in carcere – il territorio e gli affari. Second un suo uomo, Cosimo Nicolì, il figlio del boss, Vincenzo, gli aveva rivelato che l’omicidio era stato “eseguito su ordine del padre, essendo suo debitore per una partita di droga non pagata”.
Leandro Bennato è ritenuto al vertice di un gruppo criminale che opera su tutta la città di Roma, dall’estrema periferia di Roma Sud/Est (Tor Bella Monaca) fino a quartieri a Nord-Ovest (zona Casalotti/Primavalle).
Capriotti, soprannominato “il fornaro” e anche “il miliardero”, è un broker di cocaina ed era entrato in conflitto diretto con i narcotrafficanti albanesi a cui era legato Piscitelli. Secondo quanto ricostruito dalle indagini di carabinieri e polizia, nel 2016 Capriotti aveva truffato i fornitori nell’acquisto di carichi di cocaina (14 kg per un valore di 420 mila euro) e nel 2018 (10 kg). Piscitelli si era inserito con violenza nella vicenda per esigere con la forza il pagamento del debito non onorato di 300 mila euro.
A Roma, dopo Mafia capitale "abbiamo ricostruito i meccanismi delle criminalità"
Questi sono gli episodi dietro l’escalation di violenza. Il picco di tale scontro si è registrato il 23 febbraio 2019 a Rocca di Papa (nella zona dei castelli, in provincia di Roma), quando due uomini Arindi Boci ed Enea Carka (il primo arrestato, il secondo irreperibile), su mandato dello stesso Piscitelli, avevano sparato quattro colpi di kalashnikov contro la porta d'ingresso della villa di Capriotti, mentre all’interno si trovava la figlia minore del broker. Questo grave atto di forza avrebbe spinto Capriotti a pretendere la protezione da parte di Giuseppe Molisso (consegnandogli in cambio orologi di lusso) e a deliberare l'uccisione del rivale.
La morte di Piscitelli non ha placato la spirale di sangue nella Capitale. Subito dopo l'omicidio, i fedelissimi del Diablo, riconducibili alla fazione albanese guidata da Elvis Demce, avrebbero avviato una fitta attività di ricerca e pedinamento per individuare e uccidere i mandanti, individuati fin da subito dagli ambienti criminali in Molisso e Bennato. In questo quadro si inseriscono diversi episodi come i tentati omicidi di Bennato, Fabietti, Costacurta e Molisso, ma anche l’aggressione commessa in carcere ai danni di Raul Esteban Calderon perpetrata da detenuti albanesi.
Crediamo in un giornalismo di servizio a cittadine e cittadini, in notizie che non scadono il giorno dopo. Aiutaci a offrire un'informazione di qualità, sostieni lavialibera
La tua donazione ci servirà a mantenere il sito accessibile a tutti
Mentre le società alzano muri, c'è chi trova nuovi modi per stare insieme
La tua donazione ci servirà a mantenere il sito accessibile a tutti