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13 ottobre 2026
Israele sta rilanciando la propria offensiva diplomatica e geopolitica in Africa, puntando a estendere la propria influenza attraverso alleanze strategiche, accordi militari e accesso alle risorse del continente. L’interesse in realtà non è mai venuto meno e già in passato gli israeliani hanno appoggiato movimenti secessionisti come quello del Biafra in Nigeria e hanno lavorando a stretto contatto con il Sud Africa dell’apartheid. Nel 2021 Tel Aviv era anche riuscita a farsi ammettere in qualità di osservatore nell’Unione Africana, ma le proteste di Sudafrica e Algeria ne avevano impedito la permanenza. Il governo di Benjamin Netanyahu è tornato alla carica e ha rilanciato il suo impegno con investimenti e accordi che stanno ridisegnando gli equilibri continentali.
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Il nuovo corso africano di Israele è cominciato nel dicembre del 2025, quando Tel Aviv ha deciso di riconoscere il Somaliland come stato indipendente. Dal 1992 l’ex Somalia Britannica è autonoma de facto dal resto della Somalia, ma de iure non ha ottenuto il riconoscimento internazionale. Una mossa che ha colto tutti di sorpresa e ha mandato su tutte le furie Mogadiscio, che considera il Somaliland parte integrante del suo territorio nazionale.
Il nuovo corso africano di Israele è cominciato nel dicembre del 2025, quando Tel Aviv ha deciso di riconoscere il Somaliland come stato indipendente
Con l’apertura di una rappresentanza diplomatica nella capitale Hargeysa, Israele ha messo un piede sulle coste del Mar Rosso proprio di fronte allo Yemen occupato dagli Houthi, e il presidente del Somaliland, Abdirahman Mohamed Abdullahi, si è detto pronto a firmare gli Accordi di Abramo nonché a inviare 2mila soldati per il Board of Peace da impiegare nella Striscia di Gaza. Grazie al riconoscimento, Israele avrà anche diritto a una base aerea sulle coste somale da cui colpire lo Yemen, come ha spiegato Kaysar Maxamed, diplomatico e stretto collaboratore del ministro degli Esteri Abdirahman Dahir Adam.
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Nel frattempo gli Emirati Arabi Uniti, alleati di Israele, stanno spendendo un miliardo di dollari per ammodernare il principale porto della nazione africana e procedere poi al suo riconoscimento. Tel Aviv investe in questa delicata area da tempo e ha già ottenuto una base, condivisa con gli Emirati Arabi Uniti, sull’isola di Socotra, dalla quale può agilmente controllare il flusso navale diretto al Golfo di Aden. Senza troppa pubblicità gli israeliani hanno anche concluso un accordo con l’Eritrea che ha concesso le isole Dahlak, un arcipelago disabitato nel cuore del Mar Rosso, e una postazione radio sulla più alta montagna del paese africano, dalla quale intercettare tutte le comunicazioni della regione.
Gli israeliani hanno concluso un accordo con l’Eritrea che ha concesso le isole Dahlak, nel cuore del Mar Rosso, e una postazione radio sulla più alta montagna del paese, dalla quale intercettare tutte le comunicazioni della regione
Ma la presa sull’Africa non si è certamente fermata qui e lo sguardo si è spostato sulla regione dei Grandi Laghi, area travagliata ma con infinite potenzialità economiche. La Repubblica democratica del Congo ha deciso di spostare la sua ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme, mentre il governo Netanyahu aprirà una sede di rappresentanza diplomatica a Kinshasa. La conferma è arrivata pochi giorni dopo per bocca del presidente congolese Felix Tshisekedi, mentre si trovava in visita ufficiale in Israele, ed è il coronamento del lavoro diplomatico portato avanti nei suoi tour africani dal presidente Isaac Herzog, che lo scorso anno ha visitato Repubblica democratica del Congo, Zambia ed Etiopia.
La Repubblica democratica del Congo ha deciso di spostare la sua ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme, mentre il governo Netanyahu aprirà una sede di rappresentanza diplomatica a Kinshasa
Tel Aviv punta anche allo sfruttamento delle enormi riserve minerariecongolesi controllate da aziende statunitensi, che dopo la rottura con la Cina imposta dal presidente degli Usa Donald Trump sono disposte ad aprire anche ad aziende israeliane, soprattutto nel settorediamantifero, dove eccellono.
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Nonostante la quasi totalità dei membri dell’Unione Africana riconosca formalmente la Palestina, a eccezione di Eritrea e Camerun, il corteggiamento delle nazioni africane continua alacremente. Anche il Kenya ha rafforzato dialoghi e scambi commerciali, acquistando i sistemi di difesa aerea Surface-to-air Python and Derby, che hanno un costo di 26 milioni di dollari, dicendosi pronto a collaborare a livello di intelligence. Questo moderno sistema è arrivato grazie a un prestito di Israele, come ha spiegato Soipan Tuya, ministro delle Difesa del Kenya.
Il Kenya ha rafforzato dialoghi e scambi commerciali con Israele, acquistando i sistemi di difesa aerea Surface-to-air Python and Derby
L’Uganda è la seconda nazione della regione dei Grandi Laghi ad aver deciso di lavorare con Israele e lo ha fatto inaugurando una statua in memoria di Yonatan Netanyahu, fratello maggiore del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, ucciso durante il famoso raid di Entebbe del 1976. Yonatan è morto durante una missione di liberazione degli ostaggi di un volo Air France partito da Tel Aviv il 27 giugno e dirottato da quattro terroristi. Il generale Muhoozi Kainerugaba, capo dell’esercito ugandese e viceministro della Difesa che ha presieduto l’evento, ha detto che il monumento che mostra Yonatan Netanyahu con una mitragliatrice in mano onora il suo coraggio e il suo servizio disinteressato.
L’Uganda ha inaugurato una statua in memoria di Yonatan Netanyahu, fratello maggiore del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, ucciso durante il raid di Entebbe del 1976
Contemporaneamente, Kampala ha sospeso ogni tipo di cooperazione militare e di difesa con la Turchia, adducendo come scusa la mancata estradizione nella nazione africana del leader dell’opposizione Fred Lumbuye. In realtà la mossa di escludere la Turchia rafforza la presa israeliana e aumenta il peso geopolitico di Tel Aviv in Africa proprio a discapito di Ankara.
Recep Erdogan da oltre vent’anni lavora in Africa applicando la politica del neo-ottomanesimo, che punta a recuperare il peso politico, l'influenza e il protagonismo storico della Turchia nei territori che un tempo appartenevano all'Impero Ottomano. Per questo motivo l’impegno turco si è concentrato nel Mediterraneo, soprattutto in Libia e nel Corno d’Africa, ma con slanci anche nei territori interni come il Sahel e i Grandi Laghi. Il piano israeliano punta a incrinare la presa di Ankara, rinnovando un confronto che si dipana dal Medioriente al Mediterraneo fino al Corno d’Africa.
Il piano israeliano punta a incrinare la presa di Ankara, rinnovando un confronto che si dipana dal Medioriente al Mediterraneo fino al Corno d’Africa
L’asse Tel Aviv-Washington sta premendo anche nella faticosa composizione del contingente militare che andrà a Gaza, dove gli uomini del Somaliland senza riconoscimento internazionale non potranno partecipare. L’Uganda ha già messo a disposizione 1.200 soldati, mentre altri 800 arriverebbero dal Burundi. Anche il Marocco sta formando un battaglione di 500 uomini da inviare, così come altre nazioni africane stanno valutando il numero di militari che possono partire per la Palestina.
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Significativo che il Board of Peace, fortemente voluto da Donald Trump, stia facendo proseliti soprattutto nel continente africano, mentre nel resto del mondo soltanto l’Indonesia sembra disposta a fornire un numero importante di forze. Kazakistan, Kosovo e Albania si sono limitati a poche decine di uomini, utilizzabili a livello logistico.
Il Board of Peace voluto da Donald Trump sta facendo proseliti soprattutto nel continente africano, mentre nel resto del mondo soltanto l’Indonesia sembra disposta a fornire un numero importante di forze
Israele è coinvolto anche nella guerra civile sudanese, una delle più feroci e sanguinarie degli ultimi anni. Da oltre due anni e mezzo i governativi del generale Abdel-Fattahal-Burhan e i paramilitari delle Forze di supporto rapido (Rsf) del generale Mohamed Hamdam Dagalo, detto Hemeti, combattono distruggendo la nazione africana.
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Tel Aviv ha instaurato un forte rapporto con le Rsf grazie ai viaggi in Israele di Abdel Rahim Hamdam Dagalo, fratello di Hemeti e numero due del gruppo paramilitare, compiuti tra il maggio 2025 e il febbraio 2026 e documentati dal quotidiano digitale investigativo Africa Intelligence. Qui Abdel Rahim Hamdam Dagalo, che è sotto sanzioni internazionali come tutti i membri della famiglia e del clan, avrebbe incontrato la divisione africana del ministero degli esteri di Tel Aviv e alcuni agenti dei servizi segreti.
Il rapporto fra Israele e Sudan è profondo e nel 2021 Khartoum aveva firmato gli Accordi di Abramo, che sancivano la normalizzazione tra le due nazioni, inaugurando relazioni militari e diplomatiche
Il rapporto fra Israele e Sudan è profondo e nel 2021 Khartoum aveva firmato gli Accordi di Abramo, che sancivano la normalizzazione tra le due nazioni, inaugurando relazioni militari e diplomatiche. All’inizio Netanyahu aveva tenuto aperti due diversi canali, facendo lavorare le sue forze armate con l’esercito regolare sudanese, mentre i servizi segreti avevano allacciato rapporti con i paramilitari delle Rsf. Stando ancora all’indagine di Africa Intelligence, è emerso che questa relazione prevedeva la fornitura di tecnologia militare come la BAR Solutions, un’azienda di aviazione di proprietà dell’uomo d’affari israeliano Barak Orland, che gestisce i movimenti cargo regionali nei paesi confinanti come Uganda e Sud Sudan, con la dipendenza delle Rsf dai rifornimenti esterni in continua crescita. Il vero mentore di questi assassini guidati da Hemeti, eredi dei genocidiari del Darfur, restano gli Emirati Arabi Uniti che attraverso un piccolo aeroporto appena oltre il confine ciadiano riforniscono di armi e soldi i miliziani.
Africa, questione di interessi
Anche l’Etiopia, in funzione anti-sudanese, appoggia i ribelli e ha concesso una base nel suo territorio, mentre i tigrini, combattenti della regione etiope del Tigray, combattono a fianco dei governativi. Il Sudan ripropone lo scontro sempre meno latente tra Israele e Turchia, con Ankara che insieme a Egitto e Arabia Saudita si è schierata dalla parte del generale al-Burhan e dell’esercito regolare.
Il conflitto sudanese – definito dal segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres come “la peggiore crisi umanitaria al mondo”, con 14 milioni di sfollati, 25 milioni di persone a rischio carestia – è diventato il nuovo palcoscenico geopolitico di Israele, che insieme agli Emirati Arabi Uniti spinge per una secessione nel martoriato Darfur, in modo tale da poter mettere le mani sulle enormi miniere d’oro ancora non sfruttate.
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