Roma, 17 luglio 2026. Matteo Piantedosi e Giorgia Meloni in visita agli agenti impegnati nei servizi straordinari di prevenzione e controllo. Foto: Governo italiano/Presidenza del consiglio dei ministri
Roma, 17 luglio 2026. Matteo Piantedosi e Giorgia Meloni in visita agli agenti impegnati nei servizi straordinari di prevenzione e controllo. Foto: Governo italiano/Presidenza del consiglio dei ministri

L'estate dell'Italia di Meloni, in cui vale la legge del più forte

In pochi giorni, la maggioranza ha promosso un nuovo disegno di legge sulla sicurezza, due proposte sulla legittima difesa e uno schema di disegno di legge sull'imputabilità dei minorenni. Proposte che vanno nella direzione di aumentare l'esclusione, la marginalità e la violenza

Andrea Oleandri

Andrea OleandriResponsabile comunicazione di Antigone

31 luglio 2026

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Ci sono estati che sembrano non finire mai. Non per il caldo, ma per la quantità di proposte di legge che, se approvate, sarebbero capaci di intaccare lo stato di diritto. Nell’arco di pochi giorni, infatti, il governo e le forze politiche di maggioranza hanno promosso un nuovo disegno di legge sulla sicurezza, una proposta di legge di Fratelli d’Italia sulla legittima difesa e una della Lega e, da ultimo, lo schema di disegno di legge che interviene sull’imputabilità dei minorenni

Quattro provvedimenti con un filo conduttore evidente: l’idea che a ogni problema sociale si debba rispondere attraverso il diritto penale e che questo spesso rappresenta l’unica cassa propagandistica sicura, soprattutto quando su altri campi le cose non vanno bene.

Il fulcro delle proposte è più reati, più pene, più possibilità di arresto, più poteri per le forze dell’ordine, più vendetta privata al posto della giustizia

Il fulcro delle proposte è il ricorso a più reati, più pene, più possibilità di arresto, più poteri per le forze dell’ordine, più vendetta privata al posto della giustizia. E, soprattutto, una progressiva erosione di quei principi che dovrebbero rappresentare i limiti all’esercizio del potere punitivo dello Stato. Il tutto in vista di un autunno che, come l’estate, si preannuncia caldissimo.

La sicurezza diventa la risposta a tutto

Partiamo dalla sicurezza, il perno su cui ilgoverno Meloni ha costruito una parte rilevante della propria identità politica. Il primo atto dell’esecutivo appena insediatofu il decreto anti-rave. Da allora si sono susseguiti nuovi reati, aumenti di pena, interventi sui poteri di polizia e provvedimenti emergenziali. Nell’ultimo anno sono arrivati due decreti sicurezza.

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Ora un nuovo disegno di legge. Il messaggio è sempre lo stesso: di fronte a un problema, vero o presunto che sia, lo Stato deve punire di più. Come i due precedenti decreti sicurezza, si scelgono i “nemici” del momento. Nel primo, approvato un anno fa, gli obiettivi da reprimere erano gli attivisti per il clima e le borseggiatrici. Nel secondo, divenuto legge nell’aprile scorso, erano i minorenni, già colpiti peraltro in maniera ampia dal decreto Caivano e al centro della proposta di riforma sull’imputabilità.

Come verrà effettuato un fermo preventivo in un luogo con centinaia o migliaia di giovani? quali parametri verranno utilizzati?

Ora sono i cosiddetti “maranza”. Tra le altre proposte contenute in questo nuovo decreto, a destare maggiore preoccupazione sono il fermo preventivo per i ragazzini minorenni nei luoghi della “movida”, operabile anche dagli agenti della polizia locale. Questo significa che qualsiasi giovane, sospettato di poter commettere un reato, può essere fermato e trattenuto per un massimo di 12 ore. Si tratta di una forma di privazione della libertà personale ingiustificata in assenza, com’è, di qualsiasi ipotesi di reato e senza alcuna preventiva autorizzazione giudiziaria.

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Viene da chiedersi peraltro, come verrà effettuato un fermo preventivo in un luogo con centinaia o migliaia di giovani? quali parametri verranno utilizzati? Una domanda tutt’altro che secondaria in un paese per cui anche la commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza, organo di monitoraggio del Consiglio d'Europa, aveva espresso preoccupazioni sulla pratica della profilazione razziale nei fermi e controlli operati dalle forze di polizia, chiedendo strumenti di monitoraggio del fenomeno. 

la commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza, organo di monitoraggio del Consiglio d'Europa, aveva espresso preoccupazioni sulla pratica della profilazione razziale nei fermi e controlli operati dalle forze di polizia, chiedendo strumenti di monitoraggio del fenomeno

Altro elemento che desta preoccupazione è la possibilità di procedere d'ufficio se viene commessa una lesione lieve o lievissima nei confronti di un esponente delle forze di polizia. In questo caso il rischio è di formalizzare un sistema di disuguaglianza davanti alla legge, laddove un cittadino ordinario che subisce una medesima lieve lesione non vedrebbe il reato perseguito d’ufficio.

Il terzo punto è quello dei favoritismi risarcitori, ossia un’esenzione dalla responsabilità civile in determinate situazioni collegate alla violazione di domicilio o all'esercizio di una causa di giustificazione, anche per chi nella reazione abbia ecceduto i limiti consentiti. Un provvedimento che, pur non riferendosi espressamente alla legittima difesa, guarda indubbiamente in quella direzione. 

La legittima difesa e la legge del più forte

Proprio la legittima difesa è al centro di altre due proposte, una presentata da Fratelli d’Italia e una dalla Lega. Il dibattito sul tema è tornato al centro della scena dopo la condanna definitiva di Mario Roggero, il gioielliere che nel 2021 uccise due rapinatori e ferì un terzo durante la fuga.

Il caso di Mario Roggero è stato trasformato in una battaglia politica per la grazia e, contemporaneamente, in un'occasione per proporre un ulteriore ampliamento della legittima difesa

Il caso è stato trasformato in una battaglia politica per la grazia e, contemporaneamente, in un'occasione per proporre un ulteriore ampliamento della legittima difesa. Le proposte, pur intervenendo su piani diversi, muovono nella stessa direzione. La prima, presentata da Fratelli d'Italia, interviene sulle conseguenze in sede civile dell'eccesso colposo di legittima difesa ed è in parte sovrapponibile alla norma contenuta nella proposta del nuovo disegno di legge sulla sicurezza.

L'obiettivo è limitare o escludere, in determinate circostanze, il risarcimento dovuto alla persona che abbia commesso l'aggressione, anche quando la reazione di chi si è difeso abbia oltrepassato i limiti stabiliti dalla legge. La seconda, una proposta della Lega a prima firma Claudio Borghi, interviene invece direttamente sulla disciplina penale.

Il testo punta a rendere non punibile “qualsiasi reazione” posta in essere nell'immediatezza di un'aggressione a mano armata all'interno della propria abitazione o del proprio esercizio commerciale, indipendentemente dalla proporzionalità dei mezzi utilizzati e dalla persistenza del pericolo. Nel 2019, con la riforma voluta dalla Lega, si era già intervenuti sull'articolo 52 del codice penale, quello che disciplina la legittima difesa. Una riforma che aveva incrinato il principio di proporzionalità e che Antigone aveva contestato con forza.

La legittima difesa, però, non può diventare legittima vendetta. E il diritto non può trasformarsi in una licenza di uccidere quando qualcuno ha commesso un reato

Oggi si propone di andare ancora oltre, intervenendo contemporaneamente sulla responsabilità penale e sulle conseguenze civili della condotta, trasformando ulteriormente una norma introdotta in Italia all’interno del codice penale varate durante il periodo di Mussolini.

La legittima difesa, però, non può diventare legittima vendetta. E il diritto non può trasformarsi in una licenza di uccidere quando qualcuno ha commesso un reato. Se lo Stato rinuncia a valutare la proporzione tra l'offesa e la reazione, o se esclude le conseguenze civilistiche di una condotta che abbia ecceduto i limiti della legittima difesa, rinuncia a uno dei fondamenti della giustizia: l'idea che la responsabilità debba essere individualizzata e che anche la reazione a un comportamento illecito debba rispettare dei limiti. I rischi di questo sono molteplici.

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Il primo è quello di equiparare categorie di beni che per loro natura non possono esserlo: cioè il beni patrimoniali e la vita di una persona. Il secondo è quello di costruire un sistema nel quale la vita e i diritti di una persona valgono meno perché quella persona ha commesso un reato. Ma i diritti fondamentali non sono un premio per chi si comporta bene. Sono, prima di tutto, il limite al potere degli altri, in un paese dove vige lo stato di diritto. Anche al potere dello Stato.

Dietro la retorica della “difesa sempre legittima” rischia così di affermarsi un principio molto diverso: quello secondo cui, di fronte a un'aggressione, chi ha più forza, più armi o maggiore capacità di reazione può finire per avere anche più diritti

Dietro la retorica della “difesa sempre legittima” rischia così di affermarsi un principio molto diverso: quello secondo cui, di fronte a un'aggressione, chi ha più forza, più armi o maggiore capacità di reazione può finire per avere anche più diritti. Ma la funzione del diritto è precisamente l'opposto: impedire che la legge del più forte diventi la legge dello Stato. 

La punizione come soluzione immediata ai problemi sociali

Lo stesso schema si ripete con la giustizia minorile. Il governo ha proposto di rendere l’imputabilità dei minorenni automatica tra i 14 e i 18 anni, senza che debba essere accertata caso per caso e presunta fino a prova contraria. Un’inversione dell’onere della prova che rappresenta al contempo una svolta radicale per un sistema che, dal 1988, ha costruito una disciplina specifica proprio sulla consapevolezza che gli adolescenti non siano adulti in miniatura.

Chi ha paura degli adolescenti? 

Il sistema della giustizia minorile italiano è stato a lungo considerato un modello avanzato perché ha cercato di tenere insieme responsabilizzazione, educazione e tutela del superiore interesse del minore. Il carcere doveva essere l’extrema ratio e per molti anni lo è stato.

La risposta al reato doveva tenere conto dell’età, della personalità, del percorso di crescita e della possibilità concreta di cambiamento. Oggi quel modello è sottoposto a una progressiva erosione. Dall’approvazione del decreto Caivano gli istituti penali per minorenni sono più affollati, gli eventi critici aumentano e l’area penale si espande. Di fronte a fenomeni raccontati attraverso il clamore mediatico dei “maranza” o delle”baby gang”, la risposta continua a essere quella di allargare il perimetro della punizione.
 

Di fronte a fenomeni raccontati attraverso il clamore mediatico dei “maranza” o delle”baby gang”, la risposta continua a essere quella di allargare il perimetro della punizione

Ma la domanda non dovrebbe essere come punire prima. Dovremmo chiederci come intervenire prima. Proprio nel giorno in cui il Consiglio dei Ministri approvava questo schema di decreto e la presidente Meloni usciva con un ridondante “chi sbaglia paga”, il commissario per i diritti umani del consiglio d’Europa ha pubblicato una serie di raccomandazioni inviate all’Italia sulla povertà minorile, ricordando come nel nostro Paese 1 bambino su 7 (il 13,8 pen cento) vive in condizioni di povertà assoluta. Ha chiesto un approccio nazionale, coordinato e fondato sui diritti, con risorse stabili per sostenere i minori e le famiglie più vulnerabili.

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Ricordando, indirettamente, quello che molti esperti chiedono da tempo e hanno chiesto in questi giorni, dopo il Consiglio dei Ministri, cioè che lo Stato non scelga la strada punitiva come soluzione ai problemi dell’adolescenza, ma si faccia carico di intervenire prima che un ragazzo venga abbandonato. Prima che la scuola lo perda. Prima che i servizi sociali non riescano a intercettare il disagio. Prima che una situazione di marginalità diventi una storia criminale. Non un’idea buonista della sicurezza, ma l’unica capace di guardare oltre il giorno del reato.

Mentre una parte della politica discute di come anticipare la punizione, i dati ci ricordano che migliaia di bambini e adolescenti avrebbero bisogno di interventi molto più precoci: sostegno economico, scuola, servizi sociali, salute mentale, opportunità. 

Verso l'autunno elettorale

Il punto, allora, non è soltanto il singolo provvedimento. È la direzione complessiva.

Stiamo entrando nell’anno che precederà le elezioni politiche e il populismo penale rischia di diventare uno dei principali terreni della propaganda. Quando è difficile mostrare risultati su altri fronti, la legge penale offre una risposta immediata e facilmente comunicabile. Un nuovo reato si annuncia in una conferenza stampa. Un aumento di pena si riassume in uno slogan. Una nuova restrizione delle garanzie può essere presentata come una protezione per i cittadini.

Il diritto penale non risolve automaticamente i problemi che pretende di affrontare

Il problema è che il diritto penale non risolve automaticamente i problemi che pretende di affrontare. E spesso, quando interviene su fenomeni complessi, rischia di aggravarli. La sicurezza non si costruisce soltanto aumentando il numero delle persone che possono essere arrestate o allargando il campo delle condotte punibili. Si costruisce anche riducendo le condizioni che rendono più probabile l’esclusione, la marginalità, la violenza.

Per questo il prossimo autunno potrebbe essere davvero caldo. Non solo perché il governo si prepara a portare in Parlamento nuove norme penali. Ma perché saremo chiamati a difendere l’idea che la sicurezza non può essere costruita contro i diritti. E che uno Stato forte non è quello che punisce di più. È quello che riesce a intervenire prima che sia troppo tardi.

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