Incontro tra Cingolani e attivisti di Extinction rebellion. Foto: Ylenia Sina
Incontro tra Cingolani e attivisti di Extinction rebellion. Foto: Ylenia Sina

Cingolani a Xr: "Proponete referendum per il clima"

La guerra rallenterà ulteriormente la transizione ecologica. Nell'incontro tra il ministro Cingolani e gli attivisti di Xr, le posizioni restano lontane, ma una cosa è chiara: il conflitto rischia di riavvolgere indietro il nastro della decarbonizzazione

Ylenia Sina

Ylenia SinaGiornalista

4 marzo 2022

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Siamo l’ultima generazione che può agire per evitare il collasso climatico? È partito da questa domanda il confronto tra il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, e due rappresentanti di Extincion Rebellion, impegnati nella campagna Ultima Generazione, giovedì 3 marzo. Un incontro ‘strappato’ con la mobilitazione delle ultime settimane, partita con i blocchi del traffico e culminata con undici giorni di sciopero della fame da parte di tre attivisti, che hanno presidiato l’ingresso del ministero della Transizione Ecologica fino ottenere un dibattito pubblico e aperto alla stampa. 
L'incontro è stato relativamente disteso rispetto alle premesse, ma ha lasciato le parti ognuna sulla propria posizione. Cingolani ha dichiarato di essere al lavoro giorno e notte perché la guerra in Ucraina non riavvolga indietro il nastro delle decarbonizzazione, i rappresentanti di Extincion Rebellion si sono appellati agli studi per ricordare che qualunque mediazione al ribasso porterebbe a una catastrofe globale, peggiore persino della guerra.  

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L’appuntamento si è tenuto alle 18 nella sala per gli incontri dell’Hotel Caravel, a poche centinaia di metri dalla sede del ministero della Transizione ecologica, lungo la via Colombo a Roma. “Sono spaventata dai cambiamenti climatici”, ha detto Beatrice Costantino, tra gli scioperanti della fame di Ultima Generazione. “La situazione peggiora di anno in anno e tutto è confermato da report sempre più allarmanti. Non posso più vivere una vita normale, proseguire la carriera, pensare di avere dei figli”. Siamo l’ultima generazione che può fare qualcosa? La domanda ribadita dal facilitatore al ministro Cingolani: “Questa forse è la prima generazione a cui è stato dato un messaggio chiaro del pericolo imminente e del fatto che le soluzioni non sono più procrastinabili. Non siete l’ultima generazione ma la prima che deve intervenire”, ha risposto Cingolani.

"Non siete l’ultima generazione ma la prima che deve intervenire"Roberto Cingolani - ministro della Transizione ecologica

Alle sue spalle c'è il grafico dell’andamento storico delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera lungo un arco temporale di milioni di anni che, pur altalenante, si mantiene sotto la soglia delle 320 parti per milione fino agli anni Sessanta. Poi il picco, oltre le 400 parti per milione. “Sarò brutale. Se abbiamo vissuto per 24 ore senza fare un accidente e negli ultimi 30 secondi abbiamo messo in atto questa trasformazione, 30 secondi per recuperare il problema non bastano, è una questione termodinamica”. Per il ministro va trovato un compromesso tra sostenibilità sociale e ambientale: “Se spegniamo tutto non moriamo di ambiente ma di disordine sociale”. 

Il confronto

Il confronto prosegue ordinato, scandito dai tempi indicati dal facilitatore. La tensione che si era creata tra gli attivisti e il ministro nei primi giorni di febbraio, quando per protesta la facciata esterna e alcuni corridoi della sede del ministero erano stati imbrattati con vernice rossa e gialla, resta sullo sfondo. Cingolani aveva chiesto le scuse degli attivisti come condizione per fissare un incontro, ma loro avevano bollato come “paternalista” la richiesta. Attivisti e ministro condividono l’urgenza di dare una risposta ai cambiamenti climatici ma non le analisi e, soprattutto, quali e quante azioni mettere in campo. “Mi fa piacere che condivide il nostro senso di emergenza”, continua Aldo Riboni, agricoltore e attivista di Ultima Generazione, però “se pensiamo a salvare l’economia (procrastinando alcune scelte per mitigare i cambiementi climatici, ndr) perderemo l’economia. Gli agricoltori sono già in crisi”. Riboni lancia poi una proposta concreta al ministro: “Le chiediamo di usare il suo potere per informare i cittadini. È disposto a inviare una lettera a nome del ministero in cui li informa dei risultati scientifici contenuti negli ultimi rapporti?”. Il ministro non si sottrae ma trova una mediazione: “Mi impegnerò, ma va trovato il modo migliore. Il report dell’Ipcc può essere reso comprensibile da tutti con informazioni semplici e decodificate. Parteciperò”.

Un riscaldamento globale di 1,5 gradi nei prossimi decenni genererà gravi impatti climatici, alcuni dei quali saranno irreversibiliReport Ipcc

Il riferimento è al report dell’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc), l’organismo delle Nazioni Unite che si occupa cambiamenti climatici, pubblicato il 28 febbraio. Il documento ha ribadito l'allarme: un riscaldamento globale di 1,5 gradi nei prossimi decenni genererà gravi impatti climatici, alcuni dei quali saranno irreversibili. “È un atlante della sofferenza umana e un’accusa schiacciante nei confronti delle leadership sull’azione climatica”, ha detto il Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, commentando il documento. “Tutti gli accordi che hanno preso i governi (per restare sotto un aumento di temperatura di 1,5 gradi, ndr) hanno fallito”, incalzano gli attivisti. “Come mondo avremmo potuto fare di più, ma è sbagliato dire che l’Italia ha fallito i suoi obiettivi”, ribatte il ministro. “Stiamo facendo i conti senza l’oste. Ci sono paesi da miliardi di persone verso i quali possiamo solo operare una moral suasion (persuasione morale autorevole, ndr). L’instabilità è sotto gli occhi di tutti. Nell’ultima settimana avrò dormito dieci ore per elaborare un piano energetico di emergenza senza cambiare la rotta rispetto al programma di decarbonizzazione”, ha detto Cingolani riferendosi alla guerra in Ucraina e alla difficoltà di approvigionamento del gas che l’Italia compra dalla Russia.

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In merito, nei giorni scorsi, riferendo alla Camera, il presidente del Consiglio,Mario Draghi, aveva ipotizzato la possibilità di riaprire alcune centrali a carbone per rispondere alla crisi energetica. “C’è il timore che questa cosa possa degenerare, il che renderebbe ancora più difficile una cosa già difficilissima”, ha aggiunto Cingolani. Sul punto il ministro non ha convinto gli attivisti: “L’Italia ha firmato gli accordi di Parigi sette anni fa. Il piano non è sufficiente”. L’ultimo punto di confronto è anche l’obiettivo da cui è partita la campagna Ultima Generazione: l’istituzione di un’Assemblea cittadina con potere deliberativo e vincolante, composta da 150 persone estratte a sorte, coprendo un campione rappresentativo della società italiana. “Queste persone verrebbero formate da esperti e scienziati. Prenderebbero decisioni basate sul consenso e sullo scambio proficuo di informazioni e punti di vista e non su un voto di maggioranza”, ha spiegato Beatrice Costantino. “Questa proposta si scontra con il fatto che siamo una democrazia parlamentare ed è il Parlamento che legifera. Avete però degli strumenti dalla vostra parte: se raccogliete le firme potete avanzare una proposta di legge oppure indire un referendum”.

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L’incontro si chiude con alcune domande da parte di altri attivisti presenti in sala. Cappellino blu schiacciato in testa, il ministro è uscito senza rispondere alle domande dei giornalisti. “Provo un senso di frustrazione perché su molti punti non siamo d’accordo”, il commento a caldo di Beatrice Costantino, al termine dell’incontro. “Il principale, è che noi ci consideriamo l’ultima generazione. Non siamo soddisfatti delle risposte, ma continuiamo a credere nella capacità di cambiamento delle persone comuni tramite la disobbedienza politica. Continueremo a chiedere alle persone di unirsi a noi”. 

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