Bruxelles (Belgio), 2 marzo 2022. L'eurodeputato Franco Roberti (Pd), ex procuratore nazionale antimafia (Foto di Emilie Gomez/© European Union 2022)
Bruxelles (Belgio), 2 marzo 2022. L'eurodeputato Franco Roberti (Pd), ex procuratore nazionale antimafia (Foto di Emilie Gomez/© European Union 2022)

Europa, Franco Roberti: "Ora serve una legge contro la corruzione, strumento delle mafie"

SPECIALE ELEZIONI 2024. Ex procuratore antimafia e poi eurodeputato del Pd, Franco Roberti fa il punto su cinque anni di lavoro tra Bruxelles e Strasburgo: bene le norme su riciclaggio, ecoreati e tratta degli esseri umani, ma resta da fare qualcosa su collaboratori di giustizia e corruzione. Nei palazzi dell'Ue "le norme sulle lobby permettono scappatoie".

Andrea Giambartolomei

Andrea GiambartolomeiRedattore lavialibera

13 maggio 2024

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Una legge sui collaboratori di giustizia e un pacchetto di norme contro la corruzione. Di questi strumenti ha bisogno l'Europa per combattere meglio la criminalità organizzata. Nel complesso, tra norme contro il riciclaggio di denaro sporco, contro la tratta di esseri umani e contro i crimini ambientali, Franco Roberti si ritiene soddisfatto. Europarlamentare del Partito democratico dal 2019 e, prima ancora, magistrato che ha guidato anche la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo (Dnaa), Roberti fa il punto sul lavoro condotto in questi cinque anni tra Bruxelles e Strasburgo. “Sono soddisfatto, ma è stato molto faticoso intellettualmente e fisicamente, a volerlo fare con un po’ di dignità – spiega –. Bisogna stare là, sul pezzo tutte le settimane, seguire tutti dossier e studiare, non ci si può adagiare sul lavoro degli assistenti”, spiega in una lunga intervista a lavialibera.

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Cosa è stato fatto contro la criminalità organizzata?

Le cito le tre principali novità. La più importante è la nuova direttiva per il rintraccio, il sequestro e le confische dei beni della criminalità, approvata a marzo. Introduce due tipi di confisca nuovi a livello europeo: una senza condanna (per ragioni di morte o di prescrizione del reato) e l’altra è la confisca del patrimonio ingiustificato collegato ad attività criminali, simile alle misure di prevenzione italiane.

C’è poi il pacchetto antiriciclaggio approvato in extremis dall’ultima assemblea, con l’istituzione dell’agenzia europea (Anti money laundering agency, Amla, ndr), due regolamenti immediamente esecutivi nei paesi membri, e una direttiva che riguarda la lotta al riciclaggio compiuto attraverso le società di calcio o i passaporti d’oro, concessi sulla base di investimenti compiuti in alcuni Stati dell’Ue. Infine, cosa a me molto cara perché ne sono stato relatore, c’è la direttiva sui crimini ambientali.

Cosa prevede?

Introduce l’ecocidio, una devastazione talmente che non può essere recuperabile e che crea danno all'ambiente, agli animali e agli esseri umani. L’Italia è stato un paese guida anche in questo caso, perché l’ecocidio nasce dalla imputazione dal reato italiano di disastro ambientale, ma dovremo adattare qualcosa.

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Nel corso di questi anni è entrata in funzione anche la Procura europea (European public prosecutor's office, Eppo).

Che non ha competenze dirette in materia di criminalità organizzata, ma è competente per i reati che ledono agli strumenti finanziari dell'Unione europea, che anche la criminalità organizzata può commettere. Lavorando sulla direttiva sui crimini ambientali, abbiamo prospettato che in futuro si potrebbe dare all’Eppo anche il compito di occuparsi dei casi più gravi, talvolta commessi in maniera transnazionale.

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Nell’ultimo numero de lavialibera ci siamo occupati proprio delle frodi per ottenere i fondi europei legati per i pascoli.
Questa è la dimostrazione che ci sono forme di criminalità organizzata moderne contro le quali siamo ancora impreparati legislativamente, ma soprattutto organizzativamente, così come siamo impreparati rispetto al cybercrime e tutti i reati di natura digitale. Servono professionalità specifiche, investimenti particolari, scuole e preparazione specifiche.

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In Europa, però, alcuni Stati membri ancora faticano a percepire il rischio delle mafie e delle criminalità organizzata, non necessariamente mafiosa. Lei ha notato un'evoluzione oppure ha trovato conferme di questo?

"Molti paesi ancora faticano a individuare nella criminalità organizzata un rischio gravissimo per l'economia e per gli assetti democratici"

È un dato di fatto che ci siano paesi che ancora faticano a individuare nella criminalità organizzata un rischio gravissimo per l'economia e per gli assetti democratici. D'altra parte, una delle esperienze più interessanti che ho fatto in questi anni è stata occuparmi della valutazione del rispetto dello stato di diritto nei vari paesi dell'Unione europea. Nel dicembre del 2020, quando si decise di creare il Next Generation Eu con lo stanziamento di fondi per per far fronte alla crisi innescata dalla pandemia, il Parlamento stabilì che per poter ottenerli, un paese deve dimostrare il rispetto dello stato di diritto, cioè il rispetto della legge e la separazione dei poteri. L'Ungheria e la Polonia non lo rispettavano: i poteri non sono separati, la magistratura non è indipendente e così anche gli organi di informazione, c'è corruzione, c'è criminalità, mancano le tutele delle minoranze. Tuttavia la procedura di infrazione contro la Polonia si è fermata quando è iniziata l'aggressione russa all’Ucraina e Varsavia ha cominciato ad accogliere migliaia di profughi ucraini. Per l'Ungheria si è andati avanti fino al momento in cui – e qua si arriva a un grande limite dell'Unione Europe, il voto all'unanimità – si doveva votare la riforma del patto di stabilità finanziaria. Durante il consiglio dell’Unione europea, Viktor Orban ha mercanteggiato la sua astensione sulla questione in cambio dello sblocco dei fondi. Al momento del voto, uscito dall’aula, il Consiglio ha approvato la riforma del patto di stabilità e Budapest ha avuto un consistente pacchetto di miliardi.

Anche il patto sull’immigrazione dimostra i problemi di questa procedura.

È stato il fallimento dell’Unione europea. Noi abbiamo votato contro perché non cambia niente rispetto alla precedente sistema, fondato sul criterio del paese di prima accoglienza che deve accogliere e ridistribuire i migranti solo se trova uno Stato disposto a farsene carico. Si sperava di superare questa impasse. Si è arrivati a un compromesso per cui rimane il principio del paese di primo approdo, la ripartizione si fa su base volontaria e gli Stati che non vogliono accogliere possono pagare i rimpatri.

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Cosa resta da fare, secondo lei, per migliorare la lotta alla criminalità organizzata?

La commissione deve periodicamente verificare l'attuazione e la efficiente l'attuazione di queste regole all'interno di ciascuno stato ed eventualmente sanzionare la mancata attuazione, incompleta o inefficiente. Lo stesso va fatto sulla nuova direttiva contro la tratta di esseri umani, che impone la formazione di forze investigative specializzate e la creazione di strutture di orientamento per collocare le vittime, spesso donne destinate alla prostituzione o minori destinati all’accattonaggio, al traffico di organi, alle adozioni o ai matrimoni forzati. Se mancano strutture di accoglienza o integrazione, il problema rimane.

Un anno fa ha detto che se dovessero vincere i conservatori si rischia un blocco delle misure contro il riciclaggio. Vede ancora questo rischio?

Certo. La mia preoccupazione è il ritorno probabile dei sovranismi, dei nazionalismi, delle piccole patrie con la scarsa disponibilità a cedere un po’ di sovranità. Ci sono due anni di tempo per adeguarsi alla direttiva e il monitoraggio della commissione è fondamentale. Quello compiuto sull’Italia su alcune riforme solleva degli allarmi.

Su quali aspetti?

Le proposte di riforme che accentrano il potere nel governo e che bisogna valutare nel complesso: premierato, autonomia differenziata, separazione delle carriere dei magistrati e riforma del Csm tolgono potere alle istituzioni di garanzia come parlamento, presidenza della Repubblica e magistratura, spinge verso uno Stato autoritario. Io lo vedo in modo chiarissimo.

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All’inizio della legislatura lei aveva proposto di istituire una commissione antimafia europea e la sua proposta non è passata. C'è qualche prova rammarico per qualcosa che non è riuscito a fare?

Per la commissione antimafia, no, perché poi ho visto che gli obiettivi che mi prefissavo sono stati raggiunti. La Commissione Europea di Ursula Von der Leyen ha fatto una serie di proposte consequenziali alla strategia 2021-2025 contro la criminalità organizzata seguendo “risoluzione Falcone”, adottata dalle Nazioni unite nel 2020 nella revisione della convenzione di Palermo contro il crimine organizzato.

Cosa resta da fare all’Ue?

Serve una legge sui collaboratori di giustizia e una legge contro la corruzione, finora soltanto abbozzata. La corruzione è diventata lo strumento privilegiato in assoluto delle organizzazioni criminali di tipo mafioso.

A proposito di corruzione, il Parlamento Europeo è stato oggetto di un’inchiesta della procura di Bruxelles, il Qatargate. C'è un rischio di corruzione, scarsa trasparenza e strapotere delle lobby nelle istituzioni europee?

"Le norme sulle lobby sono rigorose, ma restano scappatoie"

Purtroppo c’è, anche se le norme per regolare il lavoro delle lobby nel parlamento europeo sono abbastanza rigorose. Ogni eurodeputato prima di ricevere un lobbista nel proprio ufficio deve comunicarlo preventivamente alla presidenza e poi deve anche fare una relazione su quello di cui si è parlato. Purtroppo ci sono le scappatoie. Se voglio incontrare un lobbista, lo incontro al bar anziché al parlamento, e ho risolto il problema.

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Sulla questione Qatargate, lei ha anche ricordato che – oltre appunto questioni etiche e di giustizia –, ci sono anche i diritti degli indagati.

E in questo caso i diritti sono stati un po' maltrattati per non dire calpestati.

Dipende dalle leggi del Belgio?

"Credo che ci sia stata corruzione, almeno per certi esponenti, ma c’è un clima di mancato rispetto delle garanzie fondamentali degli indagati che depone molto male"

Evidentemente sì. Ma non so se dipende dalle leggi del Belgio, che sono state violate, oppure se le leggi consentono certi deviazioni dai principi di garanzia. Io penso a come è stata trattata Eva Kaili (eurodeputata socialista greca, ndr). Non c'entra niente il giudizio sulla sua condotta, se ha commesso o no un reato. È stata calpestata la sua dignità umana. Lo stesso per Andrea Cozzolino (eurodeputato del Pd, anche lui indagato, ndr). Un insegnamento di Giovanni Falcone è che quanto più si è di fronte a fenomeni criminali gravi e pervasivi, tanto più alte debbono essere le garanzie perché non puoi assolutamente rischiare di fare di un indagato, che tu ritieni colpevole, un martire della giustizia. Nel Qatargate purtroppo le garanzie non sono state rispettate: hanno affidato le indagini ai servizi segreti senza nessun controllo di trasparenza, hanno estorto – a mio giudizio – delle dichiarazioni che magari saranno veridiche, ma sono state estorte, e hanno calpestato la dignità delle persone indagate. Io credo che ci sia stata corruzione, almeno per certi esponenti, ma c’è un clima di mancato rispetto delle garanzie fondamentali degli indagati che depone molto male.

Da ex procuratore capo della Dnaa, che idea si è fatto della recente inchiesta legata all’accesso abusivo alle banche dati investigative compiuto da un finanziere in forza alla procura nazionale?

Ho difficoltà a farmi un’idea. Dopo la clamorosa audizione dei due dirigenti della procura nazionale e della procura di Perugia davanti alla commissione antimafia (leggi il resoconto) in cui si è parlato in termini catastrofici, apocalittici, della situazione che avevano trovato, è come se fosse calato un velo di silenzio assoluto. Non si sa più niente. Io penso che il finanziere abbia avuto dei committenti, non soltato tra i giornalisti. Ma aspettiamo il termine delle indagini. Fino ad allora, ho sospeso il giudizio.  

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